Confine
Tassa sulla salute, i sindacati: «Sul contenzioso aperto torni il buon senso»
Red. Online
15.06.2026 13:16

Foto: ©Chiara Zocchetti
Le conclusioni di un parere commissionato a un docente dell'Università di Friburgo sono che tale tassa è assimilabile a un’imposta e, conseguentemente, viola il trattato internazionale del 2020 tra Italia e Svizzera
A due anni e mezzo
dall’entrata in vigore della cosiddetta «tassa sulla salute» introdotta dal governo
italiano con la legge di bilancio 2024, ma mai applicata, un altro importante
tassello si aggiunge a confutare la norma. Lo affermano in una nota congiunta i
sindacati, riferendo del parere commissionato dal Canton Ticino a un docente
dell’Università di Friburgo, le cui conclusioni sono che la tassa della salute,
lungi dall’essere un contributo, è assimilabile ad un’imposta e
conseguentemente viola il trattato internazionale del 2020 tra Italia e
Svizzera, introducendo la doppia imposizione.
La spiegazione
La tesi della legittimità,
oltreché dell’utilità in termini di deterrenza alla migrazione in Svizzera del
personale sanitario «subisce l’ennesimo colpo d’arresto tanto alla sua
credibilità quanto alla sua praticabilità», si legge nella nota stampa. Le
OO.SS., nel ribadire la propria determinazione nel ricorrere alla Corte
Costituzionale nel caso della sua effettiva applicazione per dimostrarne
l’effettiva illegittimità, «invitano nuovamente all’abbandono definitivo del
provvedimento e all’apertura di una discussione volta al superamento dei tanti
problemi che la fase ha aperto nel lavoro frontaliero».
I timori
Le OO.SS. sono tuttavia
preoccupate dalle conseguente determinate da due anni di scontro sulla tassa: «Non
solo questa ha prodotto caos interpretativo circa le obbligazioni dei
lavoratori frontalieri in termini di fisco, non solo ha determinato
irrigidimenti da parte elvetica rispetto all’interpretazione del cosiddetto “decreto
omnibus” per il lavoro trans-cantonale (lavoratori residenti in una provincia
differente da quella confinante con il Cantone dove prestano la propria
attività), ma oggi siamo di fronte al rischio, molto concreto, di far venir
meno il trasferimento dei ristorni come conseguenza della violazione
dell’accordo fiscale da parte dell’Italia». Una contromisura che, se attuata, «produrrebbe
un vero e proprio terremoto negli oltre 365 Comuni di confine per il venir meno
delle risorse che finanziano tanto la spesa corrente quanto gli investimenti
delle comunità di frontiera».
L’auspicio
Le
OO.SS. invitano ancora una volta a riprendere la strada del dialogo facendo
prevalere il buon senso: «Si ritiri l’inutile (ai fini della deterrenza a
migrare in Svizzera del personale sanitario) ed inapplicabile tassa per parte
italiana e si riconosca l’applicazione dell’opzione prevista dal decreto
omnibus per i frontalieri trans-cantonali per parte elvetica, garantendo il
trasferimento dei ristorni fino al 2033 come previsto dal trattato
internazionale del 2020 e dalle leggi applicative seguenti

