UBS-CS
Le dimissioni da Credit Suisse potrebbero alleggerire i licenziamenti, “ma solo in parte”
Redazione
17.07.2023 22:53

Secondo il presidente dell’Associazione bancaria ticinese Alberto Petruzzella, i consulenti dovrebbero essere più tranquilli per il proprio posto di lavoro, mentre il settore più critico è quello del back office.
Le indiscrezioni sui tagli
agli organici si susseguono da qualche tempo. Solo una ventina di giorni fa,
Bloomberg parlava di una riduzione del 30% dei 120mila dipendenti complessivi
risultati dalle nozze fra Credit Suisse e UBS, ovvero 35mila posti di lavoro in
meno. E i più recenti numeri stimati dalla SonntagsZeitung non si discostano
molto. Stando al domenicale, l’ondata di licenziamenti dovrebbe scatenarsi già
in settembre. Nel breve termine, dovrebbero essere soppressi 10mila impieghi in
tutto il mondo. Poi si procederebbe con il taglio di 20mila dipendenti, in
questo caso di entrambe le banche.
Nessuna reazione
Le informazioni emerse
sulla SonntagsZeitung non sono state commentate da UBS. E le bocche sono cucite
anche dall’Associazione svizzera degli impiegati di banca. Da noi contattata,
la co-direttrice Natalia Ferrara afferma che “siamo in stretto contatto con la banca,
in una fase delicata della negoziazione. In questo momento non comunichiamo
pubblicamente”.
Le categorie più a rischio
Nel frattempo, diversi
dipendenti di Credit Suisse hanno deciso di lasciare la banca volontariamente,
anche prima dell’acquisizione. Secondo quanto dichiarato qualche tempo fa dal Ceo
di Ubs Sergio Ermotti, uno su dieci. “Penso che ci siano due grandi famiglie:
una è quella dei consulenti, collaboratori che gestiscono un pacchetto di
clientela, e sono quelli che dovrebbero essere in teoria più tranquilli per il posto
di lavoro e anche più ricercati dalla concorrenza”, spiega Alberto Petruzzella,
presidente dell’Associazione bancaria ticinese. Dall’altra parte invece “vi
sono tutti quelli che lavorano al back office. Chiaramente qualche possibilità
ci può essere alla concorrenza e un certo numero di collaboratori saranno
necessari anche nella nuova banca, però è senz’altro il settore più critico”.
Bisognerà attendere
Le dimissioni da Credit
Suisse – ci dice infine Petruzzella – potrebbero alleggerire l’ondata di
licenziamenti, ma solo in parte. “Spesso a partire per primi sono quelli che
hanno un miglior mercato e frequentemente alla fine restano quelli che hanno
meno opportunità. Per fare i conti bisognerà aspettare la fine per capire
esattamente cosa succederà. Sarà comunque un processo che prenderà mesi, se non
anni, per cui ci vorrà il suo tempo per capire in che direzione si andrà e
quanti saranno effettivamente i posti di lavoro che andranno persi in Svizzera
e magari anche in Ticino”.

