Economia
Permangono incertezze su Credit Suisse
Redazione, Keystone-ATS
17.03.2023 13:22

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
Secondo gli operatori di mercato, l'attuale andamento dei corsi è un segnale del perdurante elevato livello di nervosismo da parte degli investitori. Nel frattempo, la decisione del Consiglio federale di non esprimersi sulla questione non è piaciuta al Parlamento. Storni (PS): "C'è molta irritazione". Regazzi (Il Centro): "Speriamo che in futuro venga fatta una comunicazione più trasparente”.
I nervi degli investitori restano tesi riguardo alle azioni di Credit Suisse. Dopo aver inizialmente dato l'impressione di continuare il recupero del giorno precedente, si delinea ora una lotta per la soglia dei 2 franchi. Poco prima delle 9.30 le azioni erano ancora in rialzo dello 0,4% a 2,03 franchi. All'apertura della borsa erano salite di quasi il 3%, per poi scendere in rosso. Il titolo è poi tornato al di sotto dei 2 franchi: alle 11.24 cedeva il 4,08% a 1,94. Dopo il crollo di mercoledì, a volte superiore al 30%, e la rapida ripresa di ieri, con guadagni che per breve tempo hanno raggiunto il 40%, sembra che ora si stia diffondendo una certa perplessità tra gli investitori. In definitiva, secondo gli operatori di mercato, l'attuale andamento dei corsi è un segnale del perdurante elevato livello di nervosismo da parte degli investitori. Gli altri titoli finanziari come UBS, Partners Group o Julius Bär, venduti a metà settimana a causa del panico, hanno continuato a recuperare alla fine della settimana. Ieri le azioni erano rimbalzate, chiudendo a +19% dopo il sostegno da 50 miliardi di franchi annunciato dalla Banca nazionale Svizzera (BNS).
I dubbi
"La banca svizzera ha ricevuto ieri mattina un'ancora di salvezza dalle autorità di regolamentazione svizzere, un tentativo di calmare gli investitori dopo giorni di turbolenze nel settore bancario che hanno alimentato i timori di una più ampia crisi finanziaria ed economica", ha dichiarato John Plassard di Mirabaud Banque. La banca ginevrina nota inoltre che Credit Suisse è ora confrontato negli Stati Uniti con una causa intentata da azionisti che lo accusano di averli truffati. Tra i punti di forza del numero due bancario elvetico, LBBW Research sottolinea la stabilità e la redditività della banca universale svizzera e la forte posizione di mercato nella gestione di patrimonio globale. D'altro canto, le incertezze restano elevate, soprattutto per quanto riguarda lo scorporo della banca d'investimento entro il 2024 e le possibili ripercussioni delle numerose controversie legali. La Royal Bank of Canada (RBC) ha accolto con favore il sostegno della BNS e della Finma.
Situazione incerta
Ma la chiave per il titolo Credit Suisse resta la riconquista della fiducia. Le misure adottate dovrebbero contribuire a contenere il contagio al settore bancario, "ma la situazione rimane incerta". In questo contesto, JP Morgan ha tracciato diversi scenari per il futuro dell'istituto di Paradeplatz, che potrebbero comportare l'ottava ristrutturazione del Credit Suisse dal 2011, mentre gli analisti ritengono "insufficiente il sostegno di liquidità della BNS". Gli analisti della banca statunitense giudicano un'acquisizione da parte della concorrente UBS come lo scenario più probabile, pur rilevando le difficoltà in termini di concorrenza. Né Credit Suisse né UBS hanno voluto esprimersi in proposito. Commentando la situazione da Parigi, il governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau ha spiegato questa mattina all'emittente BFM Business che il Credit Suisse è "un caso particolare, noto da diversi anni". "È una banca che ha sia difficoltà nel modello di business (...) sia carenze nel suo sistema di controllo interno", ha aggiunto, incoraggiando l'istituto ad andare fino in fondo sulla strada della ripresa. Ha assicurato che "le banche europee sono estremamente solide", sottolineando la normativa di Basilea III introdotta dopo la crisi finanziaria del 2008, "a volte criticata" ma che ha dimostrato "l'efficacia" delle regole "sulla loro liquidità e sul loro capitale".
Il silenzio del Consiglio federale
Venendo alle reazioni politiche, la decisione di ieri del Governo di non pronunciarsi sulla situazione di Credit Suisse sembra aver generato un certo malcontento. “C’è molta irritazione in Parlamento per il silenzio del Consiglio federale”, ha detto a Ticinonews il consigliere nazionale Bruno Storni. “Tra i corridoi e i banchi si dice che sia dovuto al fatto che continuare a parlarne potrebbe influenzare i mercati ed eventuali discussioni sulla solidità della banca". Probabilmente il Governo "ha preferito tacere, senza alimentare ulteriori discussioni”. In passato "abbiamo avuto il caso UBS nel 2008 e pochi mesi fa Axpo. Qui la Confederazione ha dovuto mettere miliardi di franchi per salvare una grossa impresa. Lo stesso è ora accaduto con Credit Suisse”. Se la BNS è intervenuta "significa che era necessario, altrimenti si rischiava un’ulteriore fuga di clienti e il sistema poteva collassare”. “È una situazione spiacevole che -bisogna essere onesti- è riconducibile a degli errori di gestione”, ha rincarato il parlamentare centrista Fabio Regazzi. “In una situazione normale una banca non dovrebbe far capo all’aiuto pubblico, ma sappiamo che Credit Suisse rientra negli istituti finanziari a rischio sistemico e quindi è inevitabile il sostegno della BNS”. In merito al silenzio del Governo "penso che il Consiglio federale dovrebbe dire qualcosa. Ci si aspetta una presa di posizione perché il problema tocca anche la politica e quindi il Governo dovrebbe parlare per rassicurare l’opinione pubblica. È difficile capire la vera portata della crisi, attendiamo gli sviluppi, ma speriamo che in futuro venga fatta una comunicazione più trasparente”.
Il parere dei media sul salvataggio
La notizia che già nella notte di ieri CS ha annunciato l'ottenimento del prestito dalla BNS fino a 50 miliardi di franchi ha suscitato diverse reazioni anche da parte dei media svizzeri. Secondo il gruppo Tamedia, il salvataggio di Credit Suisseda parte della BNS è uno "scandalo senza pari", nonostante la manovra sia necessaria per permettere a CS di liberarsi dalla spirale negativa in cui è avvolta. L'esistenza dell'istituto sarebbe infatti minacciata da una crisi di fiducia fomentata dalla comunicazione inattendibile della stessa banca. Sempre a detta di Tamedia, la politica dovrà ora assumere un ruolo attivo nella questione, ad esempio esaminando l'idoneità dei fondi propri e stabilendo requisiti più severi per gli stipendi e i bonus dei top manager. "L'operazione è riuscita: il paziente è debole ma stabile per il momento", ha dichiarato la Neue Zürcher Zeitung (NZZ).
"Clienti da rassicurare"
La fiducia dei clienti è ora decisiva per la sopravvivenza di CS. "A Credit Suisse manca una figura in grado di riportare la fiducia in una svolta, sia all'interno sia all'esterno della banca", aggiunge la NZZ. I 50 miliardi della BNS potrebbero forse offrire la possibilità di completare autonomamente il cambiamento di strategia avviato in autunno, comunica la NZZ con una nota di scetticismo. Tuttavia, aggiunge, forse arriverà presto il momento di cercare una fusione con una banca partner più solida. Secondo il Blick, "il minimo che ci si aspetta ora da Körner e Lehmann è che assumano una posizione chiara, mostrino leadership, e accettino la responsabilità". Dopo l'iniezione di capitali "tranquillizzante" - azione già abbastanza deplorevole - spettava alla dirigenza del CS il compito di dimostrare che il sostegno era meritato. Il giornale dubita che i due dirigenti abbiano gli strumenti necessari: "non hanno una visione o piani concreti su come i fondi perduti possano tornare a Credit Suisse in un secondo momento". "La fiducia non può essere comprata come un titolo in borsa", ha dichiarato Pierre-André Sieber, vice caporedattore de La Liberté, in un editoriale odierno. "La banca numero due in Svizzera deve imparare la lezione del vero disastro che l'ha quasi demolita", aggiunge, dato che non potrà né "reggersi sulle spalle della BNS a vita né diventare statale.

