Decoder
Quali saranno i prossimi passi di Credit Suisse?
Redazione
17.03.2023 19:29

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
Il salvagente della Banca Nazionale non ha interrotto l’ondata di preoccupazione sulle sorti di Credit Suisse. Sulla borsa nuova giornata al ribasso per le azioni della banca. Ed ora la domanda è: “cosa farà la direzione per tamponare la fuga di clienti e investitori”? Sul tavolo ci sono delle ipotesi, riassunte nel decoder di Ticinonews.
Il deciso intervento da parte della FINMA e
della Banca nazionale, con un salvagente da 50 miliardi accolto a braccia
aperte da Credit Suisse, non sta dissipando la sfiducia dei clienti e degli
investitori del secondo gruppo bancario elvetico. Dopo il rimbalzo di ieri, il
valore delle azioni è tornato a scendere fin sotto la soglia dei 2 franchi. E pensare
che 15 anni fa il valore era superiore a 84 franchi. Un ulteriore indicatore
del clima di sfiducia attorno all’istituto di credito sono i credit default
swap, sorta di assicurazione contro il fallimento, calati solo leggermente
rispetto all’impennata di mercoledì.
Il problema della fiducia
Pur ottenendo in prestito liquidità a 10 zeri,
quello che continua a mancare a Credit Suisse è la fiducia. Oggi non si può escludere
una lenta agonia, dovuta alla fuga di clienti, che potrebbe portare fino al
definitivo intervento della BNS che prendendo il controllo della banca, oltre a
garantire i depositi, la smembrerebbe vendendo parti dell’attività e ne
liquiderebbe il resto. Un po’ come fatto dalla Federal Reserve e dal
Dipartimento del Tesoro americani con Silicon Valley Bank. Un modo articolato
per dire fallimento e la fine di una storia iniziata nel 1856. Ma questo è il
peggiore dei peggiori scenari. Prima che si possa avverare ci sono diverse
opzioni sul tavolo evocate dal quotidiano romando Le Temps e dal Financial
Times.
Opzione numero 1: proseguire secondo il piano
Si tratta sostanzialmente di percorrere la
strada tracciata lo scorso autunno, scorporando l’investment banking e tornando
a concentrarsi su attività meno rischiose. Già operato un aumento di capitale
che ha reso la Saudi National Bank il principale azionista, il piano presentato
il 27 ottobre contempla una riduzione dei costi di 2 miliardi entro il 2025. Ed
è questo orizzonte di tempo che solleva dubbi, perché se nel frattempo
l’emorragia di clienti dovesse proseguire, Credit Suisse potrebbe trovarsi a
corto di liquidità o vulnerabile a qualche nuovo scossone.
Opzione numero due: un nuovo aumento di capitale
Emettere nuove azioni potrebbe attirare nuove
figure in grado di sostenere la banca nella sua transizione. Un’opzione che
dovrebbe però passare dall’approvazione degli azionisti disposti ad accogliere
la perdita di valore del proprio investimento.
Opzione numero tre: Suisse Credit Suisse
Si tratterebbe di un ritorno alle origini, con
la separazione delle attività e il salvataggio del nocciolo svizzero della
banca. Uno scenario che presuppone l’intervento di investitori elvetici per
svincolare il gruppo da capitali internazionali.
Opzione numero 4: il tormentone UBS
Ad ogni crisi che dal 2008 si è abbattuta sul
gruppo bancario è stata evocata la possibilità di una fusione con UBS. I
vertici della banca però hanno affermato di concentrarsi sui loro affari. Probabilmente
perché l’operazione è più facile da dire che da realizzare. Fondere due
istituti di credito di queste dimensioni darebbe vita ad un colosso che
annichilirebbe la concorrenza interna, senza contare i massicci tagli al
personale che costituirebbero un danno d’immagine ancora prima di partire.

