Italia
900 milioni di euro per ridurre le perdite di acqua potabile
Flavio Rossi
25.08.2022 14:22

Foto: Acquedotto sul Ponte Sifone sul Geirato. © Shutterstock
Sono 21 i progetti per combattere lo spreco idrico, che negli ultimi anni in Italia ha costituito un enorme problema.
607 milioni di euro ora, più altri 293 milioni ad ottobre, destinati a 21 progetti per garantire un approvvigionamento sicuro d'acqua potabile. Sono le cifre assegnate dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per ridurre le perdite di acqua potabile nella rete degli acquedotti in tutta Italia.
Un progetto da quasi un miliardo di euro
Si calcola che saranno almeno 27'500 i chilometri di condotte rinforzati e modernizzati entro il 31 dicembre 2022; il numero dovrebbe aumentare fino a 41'700 chilometri entro il 31 marzo 2024. Undici interventi ammessi al finanziamento interessano le regioni del Nord e Centro (per complessivi 342 milioni di euro) e dieci quelle del Sud (per 265 milioni). In un secondo tempo saranno stanziati anche 293 milioni di euro per consentire la partecipazione anche agli ambiti territoriali che hanno nel frattempo individuato il gestore del Servizio Idrico Integrato (ad esempio, il Molise, la Calabria, parte della Campania e della Sicilia). Questa enorme somma si aggiunge ai precedenti 480 milioni già stanziati dal progetto React-Eu (sempre gestito dal MIMS) per diciassette interventi nelle regioni di Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia.
Fortificare le strutture già esistenti
Nel progetto non si parla di costruire nuovi acquedotti, ma di migliorare quelli esistenti: “Il potenziamento e il miglioramento della sicurezza nelle infrastrutture idriche, anche alla luce della crisi climatica, sono una priorità per il nostro Paese", ha commentato il Ministro Enrico Giovannini. Le tubazioni saranno quindi attrezzate di strumenti moderni e innovativi per monitorare le perdite d'acqua e localizzarle il più velocemente possibile; questo favorirebbe anche un miglioramento della qualità del servizio erogato ai cittadini. "Fin dall’anno scorso il Ministero ha messo in campo ingenti investimenti per complessivi 4,3 miliardi di euro, allo scopo di colmare il gap infrastrutturale rispetto alle esigenze del Paese e tra Nord e Sud” continua Giovannini, per questo “abbiamo concentrato le risorse su due filoni: la riduzione delle perdite di acqua potabile, indispensabile per assicurare un servizio essenziale per i cittadini, e il miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento idrico, per aumentare la resilienza delle grandi dighe esistenti e la loro funzionalità". Tutti gli interventi erano stati accompagnati da una riforma prevista dal PNRR per facilitare gli interventi da parte dei concessionari che gestiscono le grandi dighe, oltre che a favorire una pianificazione più accurata degli stessi.
La situazione degli acquedotti italiani negli ultimi 10 anni
In un report del 2008 dell'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), viene scritto che "l’acqua potabile è un bene comune di massima importanza per il benessere e per la stessa vitalità della popolazione presente e futura, occorrerebbe ridurre al minimo le dispersioni". Ciononostante, la dispersione a quel tempo era estremamente difficile da contenere: in alcune regioni la quantità di acqua prelevata era oltre il doppio di quella erogata. Ancora oggi molte regioni presentavano perdite ingenti. Già numerosi articoli usciti in quel periodo denunciavano una carenza di trattamento enorme da parte delle autorità, implicando anche che mancassero gli strumenti di misura adatti a confermare questi dati. L'entità delle perdite sembrava essere quindi un mistero vero e proprio.

Nell'ultimo report stilato dall'ISTAT nel 2018, si attesta una perdita di volume totale di 3,4 miliardi di metri cubi; questo solo durante la fase di distribuzione e calcolato in base alla differenza fra volumi immessi e volumi erogati. La situazione sembra essere comunque migliorata, poiché la perdita in tutta Italia è del 42% (quindi 42 litri su 142), che si discosta parzialmente dal 65% calcolato nel 2008.

La situazione - peraltro già grave - è accompagnata dal fatto che il popolo italiano ha un maggiore consumo di acqua in bottiglia, poiché nonostante sia potabile l'acqua del rubinetto è spesso reputata impura e vettore di malattie. Da anni organizzazione ed enti si battono per assicurare un approvvigionamento sicuro in modo da ridurre gli sprechi e anche l'utilizzo della plastica - infatti molti italiani preferiscono bere dalle bottigliette. Un articolo del portale Etica SGR nel 2021 citava così: "Abbiamo infrastrutture idriche obsolete: circa il 60% della rete idrica nazionale ha più di 30 anni e il 25% ha più di 50 anni. Le infrastrutture sono anche inefficienti: quasi la metà (47,6%) dell’acqua potabile viene dispersa (...). Siamo il settimo Paese in Europa per qualità dell’acqua potabile, eppure beviamo quasi il doppio di acqua in bottiglia rispetto agli altri europei: 200 litri pro capite all’anno contro una media europea di 118 litri".
Maggiore interesse
Solo recentemente questa sfida sembra essere stata accettata dalle autorità italiane: negli ultimi due anni i finanziamenti a progetti di varia natura sono aumentati sensibilmente, anche raggiungendo la quota di 1,4 miliardi nel 2022. Il nuovo progetto si immette quindi nel grande schema avviato quest'anno, per garantire uno spreco minore delle acque italiane.

