Italia
Accordo frontalieri: l'analisi
Redazione
19.01.2023 20:00

Foto: © Chiara Zocchetti
La commissione finanze ed esteri del senato italiano ha approvato l’accordo sulla tassazione dei frontalieri. Con la nuova legge i lavoratori saranno tassati sia in svizzera che in Italia. "Meglio che la situazione attuale, ma è comunque un accordo vantaggioso per l’Italia", commenta il presidente del governo Claudio Zali.
La Commissione congiunta esteri e finanze del Senato
italiano ha approvato questa mattina il nuovo accordo sulla tassazione dei
frontalieri tra Svizzera e Italia. A Berna il via libera delle camere era già
arrivato il 18 marzo 2022. Ad annunciare
su Facebook il passo avanti a Roma è stato il senatore del Partito democratico Alessandro
Alfieri che, da noi raggiunto, ha commentato “finalmente la prima approvazione dell’accordo
fiscale fra Italia e Svizzera: tuteliamo i Comuni di frontiera, garantiamo i
vecchi lavoratori frontalieri e aiutiamo con benefici fiscali i nuovi. Questo è
il primo passaggio”. A breve, spiega Alfieri, si voterà in aula; “abbiamo
onorato gli impegni che anche il presidente della Repubblica Mattarella si era
preso nella recente visita in Svizzera”.
Cosa prevede l’accordo
Ora il nuovo accordo dovrà essere votato dal Senato, poi passerà
alla Camera dei deputati. Il suo percorso non dovrebbe però incontrare
particolari ostacoli. Il testo prevede che ai frontalieri venga prelevata
l’imposta alla fonte ordinaria in Svizzera, con la possibilità per la Confederazione
di trattenerne l’80%. Poi i lavoratori saranno tassati anche in Italia dove,
per evitare la doppia imposizione, sarà dedotto quanto già trattenuto in
Svizzera. Questo varrà solo per i frontalieri che iniziano a lavorare nel nostro
Paese dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Per quelli assunti dopo il 31
dicembre 2018 ma prima dell’entrata in vigore dell’accordo, invece, vi sarà un
regime transitorio che prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con
riversamento dei ristorni. Ci vorrà quindi del tempo prima che l’accordo
riguardi la maggioranza dei lavoratori transfrontalieri. Questo è uno dei
motivi per cui la notizia è accolta tiepidamente dal presidente del Consiglio
di Stato Claudio Zali.
Zali: “È presto per cantare vittoria”
“Un sì commissionale è meglio che niente”, sostiene Zali,
aggiungendo però che “dalla parte italiana finché la partita non è terminata meglio
non fare troppo affidamento sul risultato. Cantare vittoria mi sembra prematuro,
e poi non sarebbe una grande vittoria ma questo è un altro discorso”. Dell’accordo,
dice sempre Zali, se n’era parlato a suo tempo quando fu sottoscritto dalla parte
svizzera; “Certo è meglio – ma neanche troppo- della situazione attuale, quindi
il mio entusiasmo già all’epoca era abbastanza contenuto per questo accordo”.
Per Zali non bisogna inoltre dimenticare che una situazione giuridicamente corretta
“prevederebbe che l’intero importo guadagnato in Svizzera sia qui imponibile, per
cui una situazione a norma di diritto internazionale sarebbe differente. Questo
accordo rimane quindi una concessione dal profilo finanziario alla parte
italiana sui proventi di quello che viene lavorato in Ticino”.
Vorpe: “Nel breve termine il Ticino ci perde”
Un entusiasmo contenuto, quindi, quello del presidente del
Governo ticinese, che non ha nascosto che il nostro Cantone in fin dei conti non
ci guadagna molto da questo accordo. “Direi che nel breve e medio termine ci
perde”, sostiene Samuele Vorpe, responsabile Centro competenze tributarie della
SUPSI, il quale spiega però che “fra una decina di anni potrebbe guadagnarci,
ma sono solo ipotesi perché è un lasso di tempo molto lungo”. Dal 2034 il Ticino
tratterrà infatti tutte le imposte senza i ristorni, “ma bisognerà capire come
evolverà il mercato del lavoro, calcolando che ultimamente ha preso piede il
telelavoro che sta modificando sia il comportamento dei lavoratori sia il tipo
di tassazione”. Per Vorpe, guardando la situazione attuale c’è la sicurezza che
“per il Ticino vi saranno maggiori uscite e minori entrate perché i ristorni
versati non saranno più del 38,8% ma del 40% e il moltiplicatore comunale sull’imposta
alla fonte non sarà più del 100% ma quello medio. Tutto questo a fronte, dal 2034,
di maggiori entrate”.
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