Confine
“Baby–gang” di Cantù: daspati dieci giovanissimi
Redazione
15.09.2022 18:02

Foto: Immagine Polizia di Stato, Questura di Como
Per decisione del Questore di Como, 10 ragazzi sospettati di far parte di una gang non potranno accedere ai locali del centro di Cantù.
Più volte negli ultimi tempi la città di Cantù è stata al
centro dell’attenzione mediatica per il ripetersi di episodi di criminalità,
riconducibili alla problematica delle cosiddette “baby-gang”. Le indagini delle
forze dell’ordine hanno permesso di risalire a un gruppo di giovani residenti a
Cantù e in gran parte di origini straniere che nel corso dei mesi hanno
commesso una serie di reati a danno di loro coetanei tra cui rapine, minacce,
lesioni e percosse, utilizzando talvolta coltelli e altri oggetti contundenti.
Paura e silenzio
Le indagini sono state complicate dall’omertà delle vittime che, intimorite e minacciate dalla banda, non hanno quasi mai presentato denuncia agli uffici di polizia. “Spesso si è avuta notizia dei reati commessi con molto ritardo e solamente attraverso il monitoraggio dei social network, o grazie alle segnalazione di cittadini e gestori di esercizi commerciali”, si legge in un comunicato della Questura di Como. Già nei mesi scorsi gran parte dei componenti della “gang” erano stati identificati e denunciati all’Autorità Giudiziaria e per alcuni di loro erano stati emessi provvedimenti.
Una piaga non ancora arginata
Il fenomeno della delinquenza giovanile “non può comunque considerarsi
debellato del tutto”. Seppur con minore frequenza, si continuano infatti a
registrare “reati dello stesso tipo, non ultimo la rissa scoppiata il 24 agosto
in piazza Garibaldi”. Per assestare un ulteriore colpo al fenomeno, il Questore
di Como ha adottato il provvedimento del Daspo Urbano a carico di dieci
ragazzi, sei dei quali minorenni, individuati quali possibili partecipi alla
gang. Questi per un intero anno non potranno accedere e stazionare nei pressi
di locali pubblici, di intrattenimento o di somministrazione di alimenti e
bevande situati nell’area del centro cittadino di Cantù, ovvero la zona “più
sensibile e già teatro di atteggiamenti criminosi”.

