Iran
Bambine avvelenate "per chiudere scuole femminili"
Keystone-ats
26.02.2023 15:59

Foto: © Shutterstock
Le scolare hanno circa 10 anni. Oggi il viceministro della Salute Youness Panahi ha implicitamente confermato che "l'avvelenamento è stato intenzionale".
Negli ultimi mesi a Qom, una delle principali città religiose dell'Iran, centro per eccellenza di studi sciiti, si è consumato un dramma che ha coinvolto centinaia di bambine, avvelenate nelle loro scuole in "modo intenzionale", come ammette il viceministro della Salute. L'obiettivo era quello di chiudere le scuole femminili. Fonti sanitarie e del governo ma anche media locali e internazionali hanno rivelato i contorni, che restano al momento poco chiari, di questa raccapricciante vicenda, che però mette in luce ancora una volta la brutalità delle autorità, intente a reprimere nel sangue il dissenso e a porre un bavaglio alle donne.
Scuole e università
Guarda caso sono proprio le scuole e le università i
luoghi dove si forma l'opposizione politica al regime, che le autorità
conservatrici temono di più e che puntano a chiudere, quasi a replicare
l'esempio del vicino Afghanistan che - sotto il giogo talebano - ha
vietato l'istruzione femminile. Dalla fine di novembre, i media locali hanno
riportato casi di avvelenamento respiratorio di centinaia di bambine di
circa 10 anni nelle scuole della città. Secondo l'agenzia Irna, il 14
febbraio scorso i genitori delle alunne si sono riuniti davanti al
governatorato della città per "chiedere spiegazioni", mentre oggi il
viceministro della Salute Youness Panahi ha rivelato che "è emerso che
alcuni individui volevano che tutte le scuole, soprattutto quelle
femminili, fossero chiuse". L'avvelenamento - ha poi spiegato - è stato causato da "composti chimici disponibili non per uso militare, e non è né contagioso né trasmissibile". Da parte loro i ministeri dell'intelligence e dell'istruzione si sono limitati a dire che stanno collaborando per trovare la fonte dell'avvelenamento. Al momento, scrive la France Presse, non sono stati annunciati arresti.
Qom e Borujerd
Oltre a Qom, anche la città di Borujerd, nel centro
del paese, è stata teatro di episodi simili. Nelle ultime 48 ore,
riporta Bbc Persian, oltre 90 studentesse delle scuole superiori si sono
recate in ospedale con sintomi di avvelenamento. Non è la prima volta che in Iran si parla di casi
simili. Alla fine di ottobre fece scalpore il caso di una studentessa
universitaria di 21 anni, Negin Abdolmaleki, morta per avere bevuto
alcol avvelenato. Sconcertanti anche le rivelazioni sugli attivisti
drogati o avvelenati in carcere, puniti per avere partecipato alle
proteste. Intanto nelle ultime ore è stata rilasciata una
cittadina spagnola, Ana Baneira, 24 anni, detenuta dallo scorso
novembre. Le circostanze dell'arresto non sono mai state precisate, ma
il periodo della detenzione coincide con il picco delle proteste in
Iran, seguite alla morte a settembre di Mahsa Amini.

