Donald Trump ha giurato: «Sono stato salvato da Dio per rendere grande l'America»
Giacomo Butti, Red. Online, Ats
20.01.2025 15:07

Foto: ©KENNY HOLSTON / POOL
Il tycoon è ufficialmente il 47. presidente degli Stati Uniti: «L'età dell'oro comincia adesso» – Già pronta una serie di misure: dall'immigrazione a TikTok – Come ultimo atto della sua presidenza, Biden grazia i suoi famigliari: «Devo difenderli da attacchi incessanti» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Da Rubio a Hegseth passando per RFK: la squadra del presidente
Donald Trump entra alla Casa Bianca senza che nessuno della sua squadra di governo sia stato, per il momento, confermato
Il senatore della Florida Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, guiderà - se confermato - la diplomazia americana. Falco anti-Cina sanzionato da Pechino, ha giocato un ruolo decisivo in campagna elettorale con l'elettorato ispanico.
Trump ha scelto il 44enne Pete Hegseth, veterano ex carismatico conduttore dell'emittente televisiva Fox, accusato di aggressione sessuale. Ha studiato a Princeton prima e Harvard poi, ed è stato in missione in Afghanistan, Iraq e a Guantanamo.
Il presidente ha scelto la fedelissima Pam Bondi. L'ex procuratrice della Florida è apprezzata da Trump per la sua battaglia contro il traffico di droga e per ridurre il numero delle vittime causate dalle overdosi di analgesico fentanyl.
Avvocato attivista oppositore alle vaccinazioni Robert F. Kennedy Jr. (Rfk Jr) è stato scelto come segretario del dipartimento. Nipote dell'ex presidente John Fitzgerald Kennedy, Rfk Jr è stato travolto da varie polemiche, tra le quali l'aver tagliato in passato con una motosega la testa di una balena morta.
La scelta è ricaduta sull'ex regina del wrestling Linda McMahon. Artefice insieme al marito del successo della World Wrestling Entertainment (azienda statunitense di intrattenimento che si occupa principalmente di wrestling, oltre a film, musica e videogiochi), McMahon è accusata di aver chiuso un occhio di fronte agli abusi sessuali sugli atleti.
Scott Bessent, il manager di hedge fund 62enne della South Carolina, è stato il direttore degli investimenti presso il Soros Fund Management, una società privata di gestione degli investimenti. È un fan dei dazi e ha di recente bocciato la tesi di un gruppo di premi Nobel, secondo i quali l'agenda economica di Trump avrebbe danneggiato l'economia.
Howard Lutnick, direttore generale della società di servizi finanziari Cantor Fitzgerald, è un falco dei dazi. A lui spetterà l'attuazione delle tariffe chieste a gran voce dal presidente.
Chris Wright, direttore generale della società di fracking Liberty Energy e scettico sui mutamenti climatici, è stato nominato con il compito di realizzare il «drill baby drill», l'espansione delle trivellazioni promesse dal presidente.
Kristi Noem, la governatrice del South Dakota «killer» di cani, è un'altra fedelissima di Trump. Voleva far scolpire il volto del neopresidente tra quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln nel celebre monumento di Mont Rushmore.
Tulsi Gabbard, ex candidata presidenziale democratica convertitasi al trumpismo, dovrà supervisionare tutte le 18 agenzie di servizi segreti, ma in passato ha fatto da cassa di risonanza alla propaganda russa sull'Ucraina e ha incontrato segretamente l'ex leader siriano Bashar al-Assad.
John Ratcliffe, già direttore della National Intelligence, è un ex deputato del Texas accusato di aver politicizzato lo spionaggio contro i democratici.
Il fedelissimo Kash Patel, un ex funzionario del ministero della giustizia, si presenta come «vendicatore» di Trump contro l'odiato stato profondo, del quale il l'FBI è considerato il covo. Per stato profondo (deep state) si intende l'insieme di quegli organismi, legali o no, che grazie ai loro poteri economici o militari o strategici condizionano l'agenda degli obiettivi pubblici, di nascosto e a prescindere dalle strategie politiche del governo.
Il presidente ha chiamato il fedelissimo imprenditore multimiliardario Elon Musk e l'ex candidato repubblicano alla presidenza Vivek Ramaswamy alla guida del Department of government efficiency (DOGE), il Dipartimento dell'efficienza governativa che non farà parte dell'amministrazione ma sarà un organismo esterno di consulenza con ampia influenza ed il compito di ridurre le spese e gli sprechi dell'esecutivo.
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«Il presidente Trump è sempre risoluto e la politica di pace attraverso la forza da lui annunciata offre l'opportunità di rafforzare la leadership americana e raggiungere una pace giusta e duratura, che è la massima priorità», ha scritto il presidente ucraino su X
In agenda anche il cambio nomi del Denali e del Golfo del Messico
Trump vuole rinominare la montagna più alta degli Stati Uniti «McKinley» – nome assegnatole dal 1917 al 2015 – e ribattezzare «d'America» il golfo più famoso al mondo
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«Oggi dichiarerò l'emergenza al confine con il Messico»
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Il segretario generale della NATO si è espresso su X
Von der Leyen a Trump: «Ansiosa di lavorare insieme»
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«L'età dell'oro comincia adesso per gli Stati Uniti»
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Trump ha giurato, è il 47. presidente degli Stati Uniti
Il tycoon è il presidente più vecchio ad aver prestato giuramento
JD Vance ha giurato come vicepresidente
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Jean-Patrick Villeneuve: «Dalla seconda presidenza Trump mi aspetto di tutto»
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Come ultimo atto della sua presidenza, l'82.enne ha concesso la grazia ai parenti, sostenendo di volerli difendere da attacchi da parte del tycoon
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Fischi per gli avversari
In particolare su Barack Obama, i Clinton e Mike Pence, l'ex braccio destro di Trump
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Lo anticipa un dirigente dell'amministrazione entrante
Il protocollo della cerimonia
Ecco alcune delle curiosità e dei principali simboli della tradizione che accompagneranno il rientro di Donald Trump nella Stanza ovale della Casa bianca
Issate sul colonnato d'ingresso di Capitol Hill sono realizzate a mano da Lucille Rodriguez, a capo di un team di sarte del Dixie Flag and Banner di San Antonio (Texas). Sono grandi 7,5 metri ognuna: due bandiere ai lati sono le Besty Ross, i vessilli a tredici stelle che rappresentano le tredici colonie che si ribellarono alla corona britannica e diedero vita ai primi stati dell'unione nel 1776. A fianco altre due bandiere, questa volta a 27 stelle, a ricordare quando nel 1845 fu aggiunto il 27esimo stato, la Florida, che è anche quello dove risiede il presidente entrante. Al centro, infine, la bandiera a 50 stelle, quella attuale a rappresentare dal 1959, con l'entrata delle Hawaii, gli attuali 50 Stati.
Il menù del pranzo ufficiale che segue il giuramento, alla Statuary Hall del Campidoglio, è rimasto "top secret" fino all'ultimo momento. Ma è scontato che rappresenti le tradizioni della tavola americana, forse con un accenno ai piatti tipici della Florida e dell'Ohio, gli Stati di Trump. Nel 2017, per il suo primo insediamento, furono scelti piatti a base di aragosta del Maine e gamberi del Golfo con crumble di arachidi e salsa allo zafferano oltre a un piatto di manzo Seven Hills Angus alla griglia con cioccolato fondente, gratin di patate e sugo di ginepro. Dall'insalata di Ronald Reagan ispirata alla California all'aragosta del New England di John F. Kennedy, il background dei presidenti si è sempre riflesso sui pranzi inaugurali anche se alcuni furono di bassissimo profilo, come il menù per Franklin D. Roosevelt che nel 1945, con il paese ancora in guerra, prevedeva una normalissima e semplice insalata di pollo.
Trump giurerà su due volumi. Quello usato da Abraham Lincoln nel 1861 e uno che gli è stato regalato dalla madre nel 1955, subito dopo la fine delle scuole elementari in occasione del giorno dei bambini. Sono le stesse bibbie su cui giurò nel 2017. La bibbia di Lincoln è stata usata anche da Barack Obama per l'insediamento nei suoi due mandati. Storicamente ogni presidente ha la bibbia di famiglia: due sono rimaste famose, quella con cui Lincoln giurò il 4 marzo 1861 (gli era stata regalata poco prima perché la sua non arrivò in tempo) e quella di George Washington, utilizzata per la prima volta dal presidente degli Stati Uniti d'America il 30 aprile 1789. Quest'ultima è stata successivamente utilizzata da diversi presidenti fra i quali Dwight D. Eisenhower (20 gennaio 1953), Jimmy Carter (20 gennaio 1977) e George H. W. Bush (20 gennaio 1989). Anche George W. Bush avrebbe dovuto giurare sulla bibbia di Washington, ma il mal tempo non lo consentì. Il vicepresidente James David Vance (conosciuto come J.D. Vance), il cui giuramento avviene storicamente poco prima delle 12.00 (l'ora in cui scocca quello del presidente eletto) userà invece una bibbia regalatagli dalla madre nel 2003 quando lasciò casa per unirsi ai Marine Corp.
Nella tradizionale accoglienza alla Casa Bianca da parte della coppia presidenziale uscente a quella entrante, è stato consumato il tè a quattro, dopo la messa nella cosiddetta chiesa dei presidenti - la St John's Church di Washington - che ha aperto la giornata dell'Inauguration day. Nella teiera l'American Classic Tea, il tè ufficiale della Casa Bianca dal 1987 ufficialmente designato come bevanda alberghiera della Carolina del Sud, in riconoscimento dell'impegno unico e storico dei suoi proprietari. La tradizione del tè ebbe inizio nel 1837 con i presidenti Martin Van Buren e Andrew Jackson. Nel 2021, tuttavia, Trump non ha invitato Biden per il tè, rompendo la tradizione sulla scia delle roventi polemiche sul risultato elettorale del 2020.
Mentre nella capitale si susseguivano gli appuntamenti e le cerimonie, alla Casa Bianca iniziava il lavoro di una vera e propria task force che ha avuto poco più di cinque ore per traslocare le valigie e le cose della coppia presidenziale uscente e sistemare i bagagli di quella entrante in quello che gli addetti ai lavori definiscono tradizionalmente "il caos organizzato".
2017-2025: le differenze fra primo e secondo insediamento
In questi otto anni, dal primo al secondo insediamento, non è cambiata solo l'esperienza del tycoon: anche le basi politiche sulle quali poggia la nuova presidenza Trump sono senz'altro più solide
Fra gli analisti, qualcuno ha provato a comparare la foto-ritratto inaugurale del 2017 a quella del 2025. Un Trump accigliato ha sostituito quello sorridente. Un segnale? La volontà di mostrare un lato più duro? Secondo il New York Times, persone che hanno studiato le espressioni di Trump nel corso degli anni «affermano che ha assunto una versione di questa posa (il ritratto 2025, ndr) per molto tempo e che lo sguardo intenso si è evoluto dai giorni di "The Apprentice" alla foto segnaletica e poi al pugno alzato dopo l'attentato a Butler».


Un tragitto breve, ma lungo
La limousine presidenziale, con a bordo Trump e Biden, lo ha percorso lentamente

