USA
Kamala Harris, l'entusiasmo saprà trasformarsi in voti?
Redazione
24.08.2024 07:59

Foto: © Shutterstock
Democratici con il vento in poppa al termine della convention di Chicago: la kermesse ha presentato all’elettorato i candidati alla Casa Bianca e ufficializzato le loro nomination, che hanno ridato linfa ad un partito in crisi d'identità e risollevato le sorti di un'elezione data per persa. A Ticinonews abbiamo approfondito il tema con Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e del Ticino.
Una settimana probabilmente cruciale per la corsa alla
presidenza dei democratici, che dopo la rinuncia di Joe Biden hanno trovato la
scintilla in Kamala Harris e il suo candidato vice Tim Walz. In questi giorni
(la convention è iniziata lunedì ed è terminata ieri) sul palco dell’arena che
solitamente ospita le partite dei Bulls si sono presentate diverse figure di
spicco della politica a stelle e strisce, tra cui gli Obama - che hanno
infiammato il pubblico e dato il loro pieno sostegno a Kamala Harris - i
Clinton e tanti altri. Joe Biden, applaudito e ringraziato per il lavoro svolto
durante il suo mandato – anche da chi non lo voleva più in corsa -, ha passato
il testimone alla sua attuale vicepresidente, che ha ora ufficialmente accettato
di correre per la presidenza degli Stati Uniti a novembre. “Non torneremo
indietro”, ha precisato ai presenti durante l’ultimo atto della convention e
nel discorso più importante della sua carriera. “Questa non è solo l'elezione
più importante della nostra vita, ma di una generazione”. Si attendono le
contromosse dei Repubblicani, passati un po’ in sordina recentemente: la
vetrina giusta può essere il 10 settembre, quando l’ex presidente Trump sfiderà
Harris nell’attesissimo duello televisivo. E questa volta sono attese vere
bordate da entrambi i candidati. Ospite a Ticinonews nell’edizione di ieri c’è
stato Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e del Ticino,
con il quale abbiamo approfondito il tema attraverso una serie di domande
puntuali.
L’attuale entusiasmo per la nomina di Kamala Harris saprà
trasformarsi in voti concreti oppure l'influenza di Trump nella società
americana è ancora così forte?
“La società americana è divisa, ovvero che una parte non legittima l'altra. E questa è la novità di questi ultimi anni, nonché un segnale di malattia della democrazia rappresentativa americana. Poi però ci sono state due convention particolari, che hanno bilanciato un forte entusiasmo, così come una partecipazione molto forte e durante le quali sono state sollevate molte questioni. È ovvio che è una America divisa in due, però il dato di fondo – che traspare soprattutto dalla convention democratica – è il ritorno di una certa passione politica. Quindi questo porterà probabilmente a un maggiore coinvolgimento, e non soltanto in quei sette Stati in bilico, cioè quelli decisivi. Conterà infatti anche l'ultimo voto, non dimentichiamoci che Al Gore perse in Florida per soli 500 voti o poco più. Quindi sarà una cosa porta a porta e forse, sperando che ci sia un confronto, anche più civile. Cosa a cui non si è assistita negli ultimi tempi, e quindi si spera che tutto questo porti anche a un rilancio di passione politica nelle democrazie rappresentative, non solo negli Stati Uniti”.
“La società americana è divisa, ovvero che una parte non legittima l'altra. E questa è la novità di questi ultimi anni, nonché un segnale di malattia della democrazia rappresentativa americana. Poi però ci sono state due convention particolari, che hanno bilanciato un forte entusiasmo, così come una partecipazione molto forte e durante le quali sono state sollevate molte questioni. È ovvio che è una America divisa in due, però il dato di fondo – che traspare soprattutto dalla convention democratica – è il ritorno di una certa passione politica. Quindi questo porterà probabilmente a un maggiore coinvolgimento, e non soltanto in quei sette Stati in bilico, cioè quelli decisivi. Conterà infatti anche l'ultimo voto, non dimentichiamoci che Al Gore perse in Florida per soli 500 voti o poco più. Quindi sarà una cosa porta a porta e forse, sperando che ci sia un confronto, anche più civile. Cosa a cui non si è assistita negli ultimi tempi, e quindi si spera che tutto questo porti anche a un rilancio di passione politica nelle democrazie rappresentative, non solo negli Stati Uniti”.
Questione degli indecisi: un 15 % circa dell'elettorato sembrerebbe
orientarsi – stando al Times – verso Kamala Harris, che tra l’altro riesce ad
attrarre i giovani, persone non bianche e donne. Gruppi, questi, forse meno
decisi rispetto a Joe Biden.
“Questi sono gruppi che sono stati decisivi per l'elezione di Biden quattro anni fa. Oggi, c’è però in gioco un aspetto critico: la questione tra Israele e Gaza, ma anche tutte le manifestazioni pro Palestina che ci sono state anche durante alla convention di Chicago. A giocare un ruolo decisivo nell’orientare i consensi dele minoranze etniche sarà dunque il come verrà risolta la questione all’interno dell’Amministrazione, con la speranza di arrivare ad un cessate il fuoco. Ed è decisivo per tutti, non solo per le persone arabe, comunque decisive nel voto”.
“Questi sono gruppi che sono stati decisivi per l'elezione di Biden quattro anni fa. Oggi, c’è però in gioco un aspetto critico: la questione tra Israele e Gaza, ma anche tutte le manifestazioni pro Palestina che ci sono state anche durante alla convention di Chicago. A giocare un ruolo decisivo nell’orientare i consensi dele minoranze etniche sarà dunque il come verrà risolta la questione all’interno dell’Amministrazione, con la speranza di arrivare ad un cessate il fuoco. Ed è decisivo per tutti, non solo per le persone arabe, comunque decisive nel voto”.
Questo forte sostegno rispetto a Harris non era così
scontato fino a qualche mese fa. Quando Biden era indeciso se fare un passo
indietro o meno, molti analisti dicevano di fare attenzione in quanto Harris potrebbe essere più debole di
Biden. Ma ora sembra tutta un'altra candidata, cosa è successo?
“Era una candidata perdente, anche alle primarie del partito democratico. Tra l'altro venne scelta tra quelle più sconfitte. Poi si è occupata, con scarsissimi risultati, del tema più importante e decisivo della campagna elettorale americana, che è quello sull'immigrazione. Ma non possiamo dire che abbia ottenuto dei grandi risultati. Poi, improvvisamente, anche coloro che erano contrari a questa candidatura si sono invece convinti che Kamala forse era la carta da giocare in quel momento. Delle svolte improvvise succedono anche nella politica d’altronde. Tuttavia, adesso secondo me c'è un po' di eccesso di entusiasmo sulle possibilità che Harris possa vincere. Vedremo quale sarà la risposta di Trump, che sembra essere improvvisamente invecchiato ulteriormente. Infatti, era molto più attivo nel prendere in giro ‘sleepy Joe’, come chiamava lui Biden. Ma adesso con Harris – che è procuratrice – sembra avere qualche problema in più, magari si sente sotto interrogatorio durante il dibattito”.
“Era una candidata perdente, anche alle primarie del partito democratico. Tra l'altro venne scelta tra quelle più sconfitte. Poi si è occupata, con scarsissimi risultati, del tema più importante e decisivo della campagna elettorale americana, che è quello sull'immigrazione. Ma non possiamo dire che abbia ottenuto dei grandi risultati. Poi, improvvisamente, anche coloro che erano contrari a questa candidatura si sono invece convinti che Kamala forse era la carta da giocare in quel momento. Delle svolte improvvise succedono anche nella politica d’altronde. Tuttavia, adesso secondo me c'è un po' di eccesso di entusiasmo sulle possibilità che Harris possa vincere. Vedremo quale sarà la risposta di Trump, che sembra essere improvvisamente invecchiato ulteriormente. Infatti, era molto più attivo nel prendere in giro ‘sleepy Joe’, come chiamava lui Biden. Ma adesso con Harris – che è procuratrice – sembra avere qualche problema in più, magari si sente sotto interrogatorio durante il dibattito”.
Tra i due, nei rapporti con l'Europa e anche con la
Svizzera, chi sarebbe meglio? Sappiamo che le idee in materia in particolare di
sicurezza e di politiche economiche divergono molto.
“Quello che colpisce nelle convention dei due partiti è che la politica estera conta davvero molto poco. C'è anche una tendenza isolazionista che non è solo quella repubblicana, ma anche quella democratica. L'Europa non esiste per Trump, esiste in termini formali per Biden e vedremo quali saranno le idee della Harris. Però credo che l'Europa si debba svegliare, qualunque sia il risultato, perché a un certo momento dovrà pensare alla propria sicurezza e dovrà forse cambiare il rapporto storico con l'alleato americano”.
“Quello che colpisce nelle convention dei due partiti è che la politica estera conta davvero molto poco. C'è anche una tendenza isolazionista che non è solo quella repubblicana, ma anche quella democratica. L'Europa non esiste per Trump, esiste in termini formali per Biden e vedremo quali saranno le idee della Harris. Però credo che l'Europa si debba svegliare, qualunque sia il risultato, perché a un certo momento dovrà pensare alla propria sicurezza e dovrà forse cambiare il rapporto storico con l'alleato americano”.
Che campagna attenderci per i prossimi mesi, dato che
prima o poi ci si dovrebbe attendere anche una risposta di Trump, anche se –
come detto – sembra un po' inibito da questa nuova candidata. Il 10 settembre è
infatti atteso il faccia a faccia. Cosa attendersi dal suo punto di vista?
“Sarà sicuramente una sfida all'ultimo voto, fatta anche di sorprese e di accuse. Speriamo che non si ecceda, perché abbiamo sempre guardato alla politica americana anche ammirando un certo fair play, che per altro negli ultimi tempi è venuto meno. Addirittura, questo rivaluta alcuni aspetti peculiari della politica italiana o francese. C'è un senso di comunità molto forte che è emerso dalla convention democratica, cioè l'idea che ci sia un'America forte, che sta insieme e che gioca il proprio ruolo e che forse trova anche al di là degli insulti - che probabilmente si scambieranno i due candidati - una idea di nazione diversa e più forte. Forse possiamo pensare che ci possano essere più punti in comune che magari noi in questo momento non riusciamo a vedere. Anche perché questo spirito nazionale l'abbiamo visto, in particolare alla convention democratica: l'America pensa soprattutto a se stessa. Siamo noi europei che spesso trasferiamo sulla scena politica americana i nostri schemi e ci facciamo tutta una serie di illusioni. L’America viene per prima”.
“Sarà sicuramente una sfida all'ultimo voto, fatta anche di sorprese e di accuse. Speriamo che non si ecceda, perché abbiamo sempre guardato alla politica americana anche ammirando un certo fair play, che per altro negli ultimi tempi è venuto meno. Addirittura, questo rivaluta alcuni aspetti peculiari della politica italiana o francese. C'è un senso di comunità molto forte che è emerso dalla convention democratica, cioè l'idea che ci sia un'America forte, che sta insieme e che gioca il proprio ruolo e che forse trova anche al di là degli insulti - che probabilmente si scambieranno i due candidati - una idea di nazione diversa e più forte. Forse possiamo pensare che ci possano essere più punti in comune che magari noi in questo momento non riusciamo a vedere. Anche perché questo spirito nazionale l'abbiamo visto, in particolare alla convention democratica: l'America pensa soprattutto a se stessa. Siamo noi europei che spesso trasferiamo sulla scena politica americana i nostri schemi e ci facciamo tutta una serie di illusioni. L’America viene per prima”.
Fino ad ora i colpi di scena non sono mancati, come l’attentato
a Trump. Questo sembra però un episodio molto lontano, perché pare sia stato
offuscato da tutto quello che è successo in casa democratica.
“Sì, la candidatura di Harris e il ritiro di Biden hanno depotenziato, dal punto di vista mediatico, l'attentato a Trump che lo ha subìto e scampato per un pelo. Questa è anche una lezione che ci insegna come i fatti nella politica contemporanea appassiscano velocemente. Come se non esistesse più il passato, e tutto venisse schiacciato in un passato remoto”.
“Sì, la candidatura di Harris e il ritiro di Biden hanno depotenziato, dal punto di vista mediatico, l'attentato a Trump che lo ha subìto e scampato per un pelo. Questa è anche una lezione che ci insegna come i fatti nella politica contemporanea appassiscano velocemente. Come se non esistesse più il passato, e tutto venisse schiacciato in un passato remoto”.

