L'America ha scelto Trump, Harris chiama il tycoon per congratularsi
Ats, Red. Online, Giacomo Butti, Dario Campione, Federica Serrao
06.11.2024 11:43

Foto: © KEYSTONE (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
«The Donald» è ufficialmente il 47. presidente degli Stati Uniti – Le congratulazioni di Viola Amherd e, in serata, quelle dell'attuale vicepresidente: «L'amministrazione Biden si impegnerà in una transizione pacifica» – Matteo Salvini: «Non saranno necessarie nuove armi a Kiev» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
Elezione di Trump, le reazioni dei quotidiani ticinesi
Corriere del Ticino e Regione si soffermano sulla netta vittoria del tycoon. Pelli: "Trump ha sfruttato gli errori e le incertezze della Harris". Ritzer: "Gli statunitensi hanno votato con la mano nel portafoglio".
Perché questo risultato
Gli Stati Uniti di (Latino)America
Trump vince in Alaska
Lo afferma l'Associated Press
Zelensky ha avuto uno scambio telefonico con Trump
«Abbiamo concordato di mantenere uno stretto dialogo e di far progredire la nostra cooperazione», ha dichiarato il presidente ucraino su X
Biden sarà al giuramento di Trump in gennaio
Lo riporta Nbc citando alcune fonti
Gli Obama si congratulano con Trump
«Questo non è ovviamente il risultato in cui speravamo» si legge in una nota
Mike Pence si congratula con Trump e Vance
Lo stesso ha fatto con i nuovi membri repubblicani eletti in Congresso
Meloni sente Trump
Ne dà notizia Palazzo Chigi in una nota
Il discorso di Kamala Harris: «La luce della promessa dell'America brucerà sempre luminosa»
Le parole della vicepresidente degli Stati Uniti
Trump verso 312 grandi elettori, è al 51% nel voto popolare
Manca la «chiamata» di soli tre Stati
Maduro a Trump: «Pronti a stabilire buone relazioni»
Il Venezuela aveva rotto le relazioni con Washington nel 2019
Biden invita Trump alla Casa Bianca
Lo riferisce un funzionario dell'amministrazione citato dall'agenzia Bloomberg
Trump torna alla Casa Bianca: la reazione dei politici ticinesi
Fra delusione e soddisfazione, insegnamenti da cogliere e auspici in vista dal futuro, anche la politica ticinese reagisce all'elezione di Donald Trump
«È un peccato, un'occasione persa. Le politiche della presidenza Biden-Harris avevano portato delle misure concrete per raggiungere gli obbiettivi della politica climatica. Io penso soprattutto in questi termini. Il ritorno di Trump significherà non solo dei passi indietro in termini di politica climatica - lo ha già annunciato - ma anche delle misure che aveva già messo in atto nel suo primo termine che riguardavano portare indietro le politiche della tutela dell'ambiente del suolo, dell'acqua e dell'aria. Vedremo un'evoluzione molto preoccupante dal punto di vista della protezione dell'ambiente.
Più moderato, restando a sinistra, il giudizio del socialista Mario Branda, anche perché non sorpreso dall'esito delle urne. «Un risultato tutto sommato immaginabile, forse non in queste proporzioni e con questa nettezza con cui si è poi rivelata. Devo dire che i fattori possono essere molteplici - e lo sono -, però in politica il tema dell'immigrazione, della sicurezza e dei confini rimane sempre un combustibile fenomenale dal punto di vista di una campagna elettorale. Specialmente quando si è confrontati, come capita anche in America, con una popolazione anche in difficoltà o che sta subendo degli importanti processi di trasformazione.
Ad essere invece sorpreso è il democentrista Sergio Morisoli, secondo cui un ritorno di questo genere, quindi di un ex presidente, «non sia mai successo prima nella storia, o perlomeno non nei recenti secoli. Per cui è una sorta di rivincita, ma si tratta soprattutto di un popolo che non ha mollato durante un quadriennio disastroso: quello condotto dai democratici. Quindi penso che chi ha condotto questo quadriennio deve rimpiangere se stesso per come lo ha condotto, perché il risultato lo abbiamo visto». E questo nonostante una politica meno protezionistica rispetto a Trump. Non si tratta dunque di una contraddizione per un liberale convinto? «Dal mio punto di vista il protezionismo – anche se non mi piace - è uno strumento di ritorno da sfoggiare, perché il mondo non sta andando verso un mondo liberale o liberista o di liberi mercati. Ognuno fa i propri interessi e quando quelli commerciali non bastano, ecco che arrivano anche quelli militari come stiamo vedendo. Io penso che questo protezionismo (che può essere di breve o media durata) sia una soluzione per un continente grande come l'America, che è chiamato a giocare un ruolo di primo ordine a livello mondiale, quindi è una formula economica che sul momento può pagare».
Un'elezione, quella di Trump, che soddisfa anche il leghista Norman Gobbi. «Sicuramente potrà dare degli spunti positivi, penso in particolare anche a una risoluzione del conflitto in Ucraina dato che il Cremlino si è detto disposto a sedersi a un tavolo di pace. Quindi credo che sia davvero una delle prospettive principali, perché se l'Europa è destabilizzata dai conflitti ecco che ne patiscono soprattutto gli europei e di conseguenza anche la Svizzera. Perciò credo che questa presidenza sia positiva, da un lato per l'economia americana, ma poi di riflesso anche per la realtà socio-economica europea, spero». Ma se avesse potuto, avrebbe votato Trump o Harris? «Avrei votato per Trump, perché incarna molto di più i miei valori e talvolta ha dei atteggiamenti sopra le righe, ma questo fa parte del personaggio».
Un personaggio che Alessandro Speziali del PLR e Maurizio Agustoni del Centro valutano esattamente allo stesso modo. Per Speziali è chiaro «che nella nostra percezione è un personaggio estremamente controverso. Ha un linguaggio e un atteggiamento che alle nostre latitudini sarebbero inaccettabili. Certo, rappresenta l'anima di una larga parte dell'elettorato americano, ma ci si può aspettare l'elezione di un personaggio simile magari nel Parlamento. Il presidente deve essere anche una persona che unisce e riunisce attorno alle istituzioni. Abbiamo invece visto negli ultimi anni che le istituzioni le ha sfidate. Quindi, da questo punto di vista, è innegabilmente problematica la scelta. Però stiamo a vedere, non facciamo il processo alle intenzioni, vedremo soprattutto nella concretezza cosa avrà da dimostrare». Speziali ha poi voluto aggiungere che «il partito democratico deve interrogarsi parecchio perché sia sulla persona che i temi è stato sbagliato parecchio. Ogni tanto il centro sinistra si perde in battaglie di società che interessano poco e l'elettorato decide altrove».
Agustoni dal canto suo ritiene che lo scrutinio «insegna anche che chi si candida solo per fare opposizione a qualcun altro (o come alternativa a qualcuno) senza proporre un suo progetto, difficilmente riesce a suscitare l'entusiasmo dell'elettorato e forse questo è la motivazione principale per cui Harris non è stata eletta quale presidente degli USA».
Harris chiama Trump per congratularsi della vittoria
Lo riferisce la campagna della democratica
«Donald Trump ha vinto anche in Michigan»
È quanto afferma la Nbc
Politica economica di Trump: «La Svizzera rischia di subire un impatto indiretto»
L'analista Elena Guglielmin commenta le implicazioni che le strategie del tycoon potrebbero avere per la Confederazione
Le piattaforme di scommesse avevano azzeccato la vittoria di Trump
In media cinque di queste piattaforme - oltre a Polymarket, anche Betfair, Kalshi, PredictIt e Smarkets - hanno mostrato Donald Trump in vantaggio in vista dell'Election Day
Nuovo aggiornamento: i repubblicani prendono il Senato, avanti alla Camera
Anche la cupola ottocentesca di Capitol Hill si tinge di rosso
Telefonata tra Netanyahu e Trump, e arrivano i complimenti di Bezos
La conversazione è stata calda e cordiale, si legge in una nota
Elon Musk è stato citato in giudizio in una class action per la sua lotteria
Come riferisce il Guardian, nella denuncia, presentata dalla residente dell'Arizona Jacqueline McAferty presso la corte federale, si afferma che Musk e il suo America Pac hanno falsamente indotto gli elettori a firmare una petizione affermando che avrebbero scelto i vincitori a caso
Ecoattivisti anti-Trump a Londra, vernice contro ambasciata Usa
In un comunicato l'organizzazione ha affermato che «il mondo è scivolato ulteriormente verso il fascismo e la crisi climatica»
Tuor: «L'onda lunga di Trump non si è mai fermata»
La parola al giornalista ed economista, intervenuto nella puntata odierna di Enigma
Le prossime tappe fino all'Inauguration Day
Ecco i momenti principali
Nel primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre, quest'anno il 17 dicembre, gli elettori del collegio elettorale votano per il presidente e il vicepresidente in relazione all'esito del voto nei loro singoli Stati, incontrandosi nelle rispettive capitali. Sebbene i membri del collegio elettorale possano votare per chiunque secondo la costituzione Usa, 32 stati più il Distretto di Columbia hanno leggi contro i cosiddetti elettori infedeli, ossia quegli elettori che non esprimono il loro voto elettorale per la persona per la quale hanno promesso di votare. La Corte Suprema ha stabilito all'unanimità nel 2020 che la Costituzione non impedisce agli Stati di penalizzare o sostituire gli elettori infedeli. I certificati sigillati dei voti vengono inviati al presidente del Senato e all'archivio statale e devono essere ricevuti prima del quarto mercoledì di dicembre. Poi, il 3 gennaio o prima, l'archivista trasferisce i set di certificati al Congresso.
Il 6 gennaio il Congresso si riunisce in una sessione congiunta per contare e certificare i voti elettorali. Il conteggio viene fatto a voce alta dal vicepresidente in carica, che agisce nella sua veste di presidente del Senato. I membri del Congresso sono liberi di opporsi a uno o tutti i conteggi dei voti elettorali di uno Stato, a condizione che l'obiezione sia presentata per iscritto e firmata da almeno un membro di ciascuna Camera del Congresso. Se viene presentata tale obiezione, entrambe le Camere si aggiornano per discutere e votare sull'obiezione. È richiesta l'approvazione di entrambe le camere del Congresso per invalidare i voti elettorali in questione.
Il 20 gennaio, il presidente e il vicepresidente si insediano prestando giuramento al Capitol, in una cerimonia solenne seguita da decine di migliaia di persone assiepate lungo il National Mall.
Per la terza volta i sondaggisti hanno fatto flop
Dopo aver sbagliato a prendere la temperatura dell'America nel 2016 senza vedere che si stava preparando la vittoria di Donald Trump e aver fallito di nuovo nel 2020, quando ha vinto Joe Biden, anche stavolta i guru dell'opinione pubblica sono rimasti ciechi davanti alla valanga rossa del voto del 5 novembre
Salvini: «Con Trump non saranno necessarie nuove armi a Kiev»
«Se riuscirà, lui dice in qualche giorno, io mi accontenterei in qualche mese, a riportare ordine, serenità e tranquillità fra Russia e Ucraina e fra Israele, Palestina e Iran, meriterà il Nobel per la pace» ha aggiunto il vicepremier
La mappa degli Stati Uniti si tinge di rosso, ecco tutti i numeri
Donald Trump torna alla Casa Bianca con una vittoria che si profila a valanga
Trump è il primo repubblicano a vincere il voto popolare negli ultimi vent'anni. Non accadeva dal 2004, quando George W. Bush ottenne 62'040'610 voti contro i 59'028'444 del candidato democratico John Kerry. Secondo le proiezioni a spoglio ancora in corso, l'ex presidente americano è al 51% del voto popolare con 71'342'200 voti, contro il 47,4% e i 66'249'505 di Kamala Harris. Nel 2020, i voti totali furono oltre 155 milioni, di cui 81'283'501 per Joe Biden e 74'223'975 per Trump.
Quando sono ancora da assegnare ufficialmente gli Stati in bilico di Arizona, Michigan e Nevada, il tycoon ha conquistato già 276 grandi elettori, contro i 223 di Kamala Harris.
L'ex presidente Usa ha incassato sinora 27 Stati, contro i 18 della candidata democratica. Restano ancora da assegnare cinque Stati.
Dei 100 senatori, ad ora i repubblicani ne hanno 52, contro 42 dei democratici. Mentre alla Camera i repubblicani sono avanti con 204 deputati contro i 182 democratici (la maggioranza è di 218 su un totale di 435).
Delle 11 gare per eleggere i nuovi governatori di altrettanti Stati Usa i repubblicani ne hanno vinte 8, i democratici 3. Il Grand Old Party si conferma in Montana con Greg Gianforte, in Utah con Spencer Cox, in Vermont con Phil Scott. E ancora la repubblicana Kelly Armstrong vince in North Dakota, Mike Kehoe in Missouri, Mike Braun in Indiana, Patrick Morrisey in West Virginia, in New Hampshire con Kelly Ayotte. I democratici invece conquistano lo Stato di Washington con Bob Ferguson, il Delaware con Matt Meyer, e il North Carolina, dove Josh Stein sconfigge il controverso attuale governatore Mark Robinson.
La questione dell'aborto era sulle schede elettorali in 10 Stati. Gli elettori di sei Stati americani hanno approvato misure per proteggere o espandere i diritti all'interruzione di gravidanza, mentre in Florida c'è stato un flop del referendum per il mancato quorum e resta in vigore il divieto di aborto dopo le sei settimane. L'emendamento volto a revocare il divieto quasi totale di aborto nel Missouri, dove la maggioranza degli elettori ha sostenuto Donald Trump, sembra destinato alla vittoria.
Donald Trump è tornato: che cosa dobbiamo aspettarci?
Ne abbiamo parlato durante una video-diretta con Elisa Volpi della Franklin University
Harris parlerà ai suoi supporter nel pomeriggio
Lo riferiscono tre persone dello staff della vice presidente a Nbc news senza precisare un orario
Truth, il social di Trump, vola a Wall Street, +25%
È quanto emerge dalle contrattazioni
Addor: «Uno scrutinio sorprendentemente tranquillo»
Così descrive quanto vissuto tra ieri e oggi durante le elezioni presidenziali statunitensi il consigliere nazionale vallesano dell'UDC
Guterres si congratula con Trump
«Mi congratulo con il popolo degli Stati Uniti per la sua partecipazione attiva al processo democratico e con il presidente eletto Donald Trump, e ribadisco la mia convinzione che la cooperazione tra Usa e Onu sia un pilastro essenziale delle relazioni internazionali»

