Lo scoop
Le telefonate shock che raccontano la guerra in Ucraina
Keystone-ats
29.09.2022 10:32

Foto: © Shutterstock
I fatti di Bucha, le razzie, le vittime e i sentimenti contro Putin. Il New York Times ha pubblicato alcune telefonate che i militari russi al fronte hanno fatto con famigliari, mogli e amici.
"Dannazione. Ci
sono cadaveri che giacciono lungo la strada. Ci sono solo civili per terra
intorno. È un disastro". E ancora "tutto è stato razziato. Tutto
l'alcol è stato bevuto, e tutto il denaro è stato preso... Tutti lo stanno
facendo". Sono soltanto due delle migliaia di telefonate scioccanti di
soldati russi a famigliari, mogli, fidanzate e amici intercettate lo scorso
marzo dalle forze ucraine e pubblicate in esclusiva dal New York Times dopo
almeno due mesi di traduzioni, verifiche e revisione, proteggendo l'identità
degli interlocutori per evitare loro ripercussioni in patria.
Lo scoop
Conversazioni
sconvolgenti, testimonianze involontarie che confermano gli orrori di Bucha, il
risentimento contro Vladimir Putin (definito "uno stupido"), i
comandanti brutali e inetti, un esercito mal equipaggiato (anche per cibo e
medicine), una propaganda mediatica che nasconde la verità e uno stato che li
ha reclutati col falso pretesto di un'esercitazione. Senza nascondere il morale
delle truppe a terra e l'ecatombe nelle fila russe. Molti confessano di aver
catturato e ucciso civili in Ucraina, ammettono apertamente di aver razziato
case e negozi, promettono di voler cessare i loro contratti militari.
“È una vera e dannata guerra”
"Mamma, questa è
la più stupida decisione che il nostro governo abbia mai preso", Putin
"ha sbagliato gravemente", confida Serghiei alla madre.
"Vogliono solo ingannare la gente in tv, dicendo 'tutto va bene, non c'è
alcuna guerra, solo un'operazione speciale' ma in realtà e' una vera dannata
guerra", dice un altro soldato alla fidanzata.
Le vittime civili
"Ci sono membra
umane disseminate intorno, già maledettamente gonfie. Nessuno le raccoglie, non
sono i nostri, sono dannati civili", racconta con orrore Aleksandr ad un
parente. Alcuni riferiscono le uccisioni dei civili, spogliati, derubati dei
loro abiti e trucidati nelle foreste.
“Non voglio più essere un killer”
"C'è una foresta
dove c'è il nostro quartiere generale. Ci sono entrato e ho visto un mare di
cadaveri in abiti civili. Un mare. Non ho mai visto così tanti corpi nella mia
fottuta vita", confida un militare alla madre, dicendo che non vuole più
essere un killer.
“È una guerra basata su un falso pretesto, nessuno ne aveva bisogno”
Il morale è
bassissimo: "Lo stato d'animo è negativo. Un tizio piange, un altro si
vuole suicidare. Mi sono stufato di loro", dice Andrei ad un amico.
Qualcuno demolisce anche la retorica dell'Ucraina nazista: "Mamma, qui non
abbiamo visto un solo fascista. Questa guerra è basata su un falso pretesto.
Nessuno ne aveva bisogno. Noi andiamo lì e vediamo che la gente vive vite
normali. Molto bene, come in Russia. Ed ora devono vivere in cantina", si
lamenta un soldato.

