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L'Iran boccia il piano e mette 5 paletti, Trump minaccia l'inferno
Ats, Red. Online
25.03.2026 06:57

Foto: © Shutterstock
Ipotesi di colloqui in Pakistan, mentre gli USA rafforzano la presenza militare e Israele accelera le operazioni prima del possibile negoziato — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
22:05
Trump ha respinto Netanyahu, voleva far manifestare iraniani
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu voleva chiedere la settimana scorsa agli iraniani di scendere in piazza e manifestare contro il loro governo, ma il presidente americano Donald Trump ha respinto l'idea perché sarebbe stato troppo pericoloso.
«Perché dovremmo dire alla gente di scendere in strada quando verrebbe semplicemente falciata?», ha detto il presidente respingendo la proposta di Netanyahu. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Trump temeva un massacro.
22:04
Mark Rutte irrita l'Europa sostenendo la guerra di Trump
Secondo il «Financial Times» il segretario generale della NATO Mark Rutte «ha irritato» le capitali europee con il suo sostegno senza ambiguità alla guerra di Donald Trump contro l'Iran, mentre il continente è alle prese con uno shock energetico provocato dal conflitto, che mette ulteriormente sotto pressione l'alleanza transatlantica.
Il suggerimento di Rutte secondo cui gli alleati europei finirebbero per «unirsi» all'appello del presidente statunitense a schierare assetti navali nello Stretto di Hormuz ha irritato funzionari in diverse capitali europee, hanno riferito diplomatici dell'Alleanza al giornale, aggravando le tensioni interne alla NATO su quanto spingersi nel sostenere il suo membro più grande.
«Ci mette in una posizione davvero scomoda e difficile», ha detto un diplomatico dell'UE. «Vogliamo mostrare disponibilità, ma è anche vero che non siamo nella posizione di essere coinvolti» in alcun modo.
Domenica, ricorda il «Financial Times», Rutte ha affermato che Trump ha deciso di bombardare l'Iran «per rendere il mondo più sicuro», aggiungendo come sia «logico che i paesi europei impieghino un paio di settimane per coordinarsi».
Trump da parte sua ha rimproverato gli alleati NATO per non aver risposto immediatamente al suo appello, definendoli «codardi» e avvertendo che senza gli USA l'Alleanza atlantica sarebbe «una tigre di carta».
Tre diplomatici europei di paesi membri della NATO hanno espresso al quotidiano britannico preoccupazione per la divergenza tra le dichiarazioni di Rutte e la posizione della maggioranza delle capitali europee. Pur non vedendo motivo di criticare direttamente Trump, non concordano neppure nel sostenere la sua decisione di entrare in guerra.
Un funzionario della NATO ha dichiarato al «Financial Times» che l'Alleanza «non è coinvolta nella guerra in Iran, ma monitora attentamente la situazione per garantire la sicurezza degli alleati. Il segretario generale è in costante contatto con i leader alleati».
21:18
Iran: il nostro obiettivo non è negoziare, ma resistere
"Il nostro obiettivo non è negoziare" con gli USA, ma "continuare a resistere". Lo afferma il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha anche ribadito che lo stretto di Hormuz è "chiuso solo ai nemici".
"Al momento la nostra politica è di continuare a resistere", ha detto Araghchi alla tv di Stato, aggiungendo: "non intendiamo negoziare, finora non ci sono stati negoziati e credo che la nostra posizione sia assolutamente di principio". "Parlare di negoziati ora equivale ad ammettere la sconfitta", ha aggiunto.
"Lo stretto di Hormuz, dal nostro punto di vista, non è completamente chiuso, è chiuso solo per i nemici", ha detto ancora il ministro degli esteri, il quale ha aggiunto che "non c'è motivo per permettere alle navi dei nemici e dei loro alleati di passare". Araghchi ha affermato che le forze armate iraniane hanno già "consentito il passaggio sicuro" per le navi di nazioni amiche.
Intanto il "Wall Street Journal", citando alcune fonti, scrive che gli Stati Uniti e Israele hanno temporaneamente rimosso Araghchi e il presidente del parlamento Mohammed-Bagher Ghalibaf dalla lista degli obiettivi da eliminare, considerando che gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di colloqui.
21:01
L'Iran boccia il piano e mette 5 paletti, Trump minaccia l'inferno
I messaggi contrastanti che arrivano da Washington e Teheran alimentano l'incertezza sui prossimi sviluppi della guerra del Golfo.
La trattativa è iniziata, con un piano americano in quindici punti che prevede lo smantellamento del nucleare iraniano, lo sblocco di Hormuz e come contropartita la revoca delle sanzioni. La proposta però è stata giudicata «eccessiva» dal regime, che a sua volta ha messo sul piatto le sue cinque condizioni, tenendo il punto sul controllo dello Stretto.
Nel frattempo i mediatori regionali stanno lavorando per organizzare un incontro ad alto livello già nel fine settimana, con il Pakistan come sede privilegiata. «Il negoziato continua», ha assicurato la Casa Bianca, lanciando allo stesso tempo un nuovo avvertimento agli ayatollah: il presidente Donald Trump «non sta bluffando ed è pronto a scatenare l'inferno» se non si farà un accordo.
Stati Uniti e Iran nella dialettica pubblica continuano a sfidarsi. Da una parte il commander-in-chief che insiste sulla retorica della vittoria ormai a un passo, e dall'altra le forze armate dei mullah, che considerano gli americani «così nei guai che negoziano con loro stessi».
Nella sostanza invece qualcosa si sta muovendo, perché Washington ha fatto filtrare sui media quella che ritiene una proposta di compromesso. Nel dettaglio, Teheran deve impegnarsi a rinunciare all'arricchimento dell'uranio, affidando le sue scorte all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), e consentire il traffico marittimo internazionale attraverso Hormuz.
In cambio otterrebbe, oltre all'eliminazione di sanzioni, di non dover rinunciare ai progetti missilistici, salvo limitarne la quantità e la gittata. In ogni caso, questo dossier sarebbe affrontato in seguito.
La Repubblica islamica, nonostante l'apertura sui missili, ha bocciato lo schema americano. Fonti interne hanno fatto trapelare una controproposta che prevede «la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento dell'autorità iraniana sullo Stretto di Hormuz».
Al netto della distanze sui temi del confronto, il primo obiettivo della diplomazia è che le parti inizino a parlarsi in via ufficiale, anche in modo indiretto. Fonti americane hanno dato conto di un lavoro della Casa Bianca per organizzare colloqui nel fine settimana in Pakistan o, in alternativa, in Turchia. A Islamabad si respira fiducia e si ipotizza una «svolta» a breve.
Da definire anche i team negoziali. La teocrazia, che dovrebbe schierare il potente speaker del parlamento Mohammad Ghalibaf, ha fatto capire di non volersi sedere al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, colpevoli di «tradimento» a causa degli attacchi militari scattati poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. Ai due emissari di Trump viene «preferito» il vicepresidente JD Vance, rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto perché fedele all'isolazionismo MAGA («Make America Great Again»; lo slogan del presidente) che non gradisce guerre in giro per il mondo.
Il timore degli iraniani che Trump stia fingendo di negoziare è motivato dalle notizie di un crescente dispiegamento americano nella regione. I media statunitensi hanno parlato di circa 7'000 unità di rinforzo, inclusi i 1'000-2'000 paracadutisti che opererebbero in sinergia con i marines per due possibili obiettivi di ampio respiro: prendere il controllo dell'isola di Kharg, centro nevralgico del petrolio iraniano, o bonificare Hormuz eliminando le postazioni missilistiche nemiche lungo la costa.
«Monitoriamo i movimenti delle truppe, non metteteci alla prova», le parole di Ghalibaf, secondo cui gli USA si preparano ad «occupare una delle nostre isole con il supporto di un paese della regione». E così l'esercito di Teheran ha minacciato di aprire un nuovo fronte nello stretto di Bab el-Mandab, che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden.
Agli sviluppi diplomatici guarda anche Israele. Secondo il «New York Times», le Forze di difesa (IDF) dello Stato ebraico hanno ricevuto ordini di compiere ogni sforzo nelle prossime 48 ore per distruggere il più possibile dell'industria bellica iraniana, prima dell'eventuale apertura di un tavolo di pace. Il premier Benyamin Netanyahu considera la guerra «non ancora finita».
20:50
La guerra minaccia il petrodollaro, Stati Uniti a rischio recessione
La guerra in Iran mette ancora alla prova il ruolo del dollaro come valuta di riferimento per il commercio globale di petrolio, con la possibile conseguenza a lungo termine: un maggiore uso dello yuan cinese a danno del biglietto verde.
«Il conflitto potrebbe essere il catalizzatore per l'erosione del dominio del petrodollaro e l'inizio della nascita del petroyuan», ha rimarcato Mallika Sachdeva, strategist di Deutsche Bank, in una nota diffusa martedì.
Un segnale di allerta quando salgono le chance di recessione negli Usa, tra conflitto e alti prezzi del greggio: Moody's Analytics le stima al 48,6% nei prossimi 12 mesi mentre Goldman Sachs al 30%.
Per decenni, a partire dagli anni '70, le relazioni di Washington con gli Stati del Golfo hanno poggiato sull'intesa implicita di protezione Usa per l'accesso alle fonti di energia dell'area, di quotazione del petrolio in dollari e di reinvestimento di centinaia di miliardi di proventi nell'acquisto di armi, tecnologie, azioni e bond americani.
Assetti che hanno spinto il biglietto verde a valuta di riserva mondiale. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Bahrein hanno le loro valute ancorate al dollaro, con riserve di sostegno in 800 miliardi. Una cifra che va oltre i 6.000 miliardi nei fondi sovrani del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Nella sua nota, Sachdeva sostiene che il regime del petrodollaro fosse già sotto pressione prima della guerra, con la gran parte del greggio mediorientale diretto in Asia: l'oro nero russo e iraniano, soggetto a sanzioni, è già scambiato in valute diverse dal dollaro. E l'Arabia Saudita ha localizzato la sua industria della difesa e sperimentato pagamenti del petrolio in valute diverse dal dollaro.
Adesso, l'Iran, starebbe consentendo il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz a condizione che i pagamenti per il petrolio siano in yuan. La Cina, oltre a essere partner storico, è soprattutto il principale cliente petrolifero dell'Iran, importando a sconto il 90% della produzione di Teheran.
Sulla tenuta economica Usa, intanto, aumentano i timori. Secondo Wilmington Trust, le chance di recessione sono al 45%, e possono salire «rapidamente nel caso di un severo e prolungato conflitto in Medio Oriente». In tempi normali, i rischi di recessione in 12 mesi sono del 20%. Allo stato «sono elevati e in aumento. La minaccia è reale», ha notato Mark Zandi, capo economista di Moody's Analytics.
Anche perché è «improbabile che i produttori statunitensi di petrolio e gas aumentino a breve la propria produzione, nonostante l'impennata dei prezzi», ha chiarito Mike Sommers, il numero uno dell'American Petroleum Institute (Api), la più grande associazione a stelle e strisce del settore.
Rispetto alle precedenti crisi petrolifere, i produttori americani non hanno incrementato la produzione, in parte perché molti temono che gli attuali prezzi siano troppo volatili, ha aggiunto Sommers. Che ha sollecitato Washington ad assicurare l'apertura di Hormuz, da cui transita circa il 20% della produzione mondiale di greggio, non essendo più ipotizzabile di lasciare Teheran «in una posizione tale da consentirgli di controllare lo Stretto con un qualsiasi drone lanciato nel canale in un giorno qualunque».
20:20
Petrolio del Golfo, Oman-Dubai giù di 45 dollari a 110
Scendono le quotazioni del petrolio del Golfo sulle speranze dei negoziati di pace Iran-Usa. Il greggio Oman-Dubai è sceso in una sola seduta di 45 dollari al barile tornando a quota 110 dollari mentre il Murban di Abu-Dhabi è calato a 119 dollari. Il petrolio chiude in calo a New York, dove le quotazioni perdono il 2,20% a 90,32 dollari al barile.
20:10
Iran pronto ad estendere attacchi a stretto di Bab el-Mandab
Se gli USA dovessero attaccare il territorio iraniano o le sue isole, l'Iran potrebbe aprire un nuovo fronte nello stretto di Bab el-Mandab, che congiunge il mar Rosso con il golfo di Aden. Lo afferma una fonte militare iraniana anonima all'agenzia Tasnim, ritenuta vicina alle Guardie rivoluzionarie.
«Se il nemico volesse intraprendere azioni terrestri nelle isole iraniane o in qualsiasi altro luogo del nostro territorio, o infliggere danni all'Iran con movimenti navali nel Golfo Persico e nel Mar d'Oman, apriremo altri fronti a sorpresa, in modo che la loro azione non solo non gli porti alcun beneficio, ma raddoppi anche i costi», afferma la fonte militare iraniana.
«Lo Stretto di Bab el-Mandab è considerato uno degli stretti strategici del mondo e l'Iran ha sia la volontà che la capacità di creare una minaccia del tutto credibile nei suoi confronti. Pertanto, se gli americani intendono risolvere la questione dello Stretto di Hormuz con misure avventate, farebbero bene a non aggiungere un altro stretto ai loro problemi e alle loro difficoltà», ha aggiunto la fonte, affermando che l'Iran è pienamente preparato ad inasprire la situazione.
19:11
Israele accelera attacchi per timore accordo
Israele sta colpendo il maggior numero possibile di obiettivi chiave in Iran nel timore che la guerra possa fermarsi presto. Lo riporta il "New York Times" citando alcune fonti, secondo le quali il premier Benyamin Netanyahu ha ordinato ieri di compiere ogni sforzo nelle prossime 48 ore per distruggere il più possibile dell'industria bellica iraniana.
Israele teme che si possa giungere a un accordo fra Stati Uniti e Iran prima del raggiungimento dei suoi risultati.
17:25
Russia: sospese le operazioni nei porti del Baltico dopo l'attacco con droni ucraini
I porti russi sul Baltico di Primorsk e Ust-Luga, importanti terminali di esportazione, hanno sospeso oggi il carico di petrolio greggio e prodotti petroliferi dopo che massicci attacchi di droni ucraini hanno innescato un incendio visibile dalla Finlandia: lo scrive Reuters sul suo sito.
Gli attacchi con droni contro i porti baltici rappresentano uno dei più grandi attacchi finora perpetrati contro le infrastrutture russe per l'esportazione di petrolio nei quattro anni di guerra, e probabilmente aumenteranno l'incertezza sui mercati petroliferi globali causata dal conflitto in Medio Oriente.
16:55
La Russia evacua altro personale dalla centrale nucleare di Bushehr
La Russia ha evacuato altro personale dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr. Lo ha reso noto il capo dell'agenzia atomica russa, dopo un attacco notturno al complesso.
«Oggi, intorno alle 07.20 ora di Mosca, 163 persone hanno lasciato Bushehr per il confine irano-armeno», ha dichiarato il direttore di Rosatom, Alexey Likhachev, citato dall'agenzia di stampa russa Ria Novosti. «In questo momento ne rimangono circa 300», ha aggiunto in dichiarazioni ai giornalisti.
La Russia ha contribuito alla costruzione dell'impianto sulla costa iraniana del Golfo Persico e i suoi tecnici contribuiscono a gestirlo.
16:54
«Ogni giorno video per Trump con gli attacchi USA più riusciti»
Dall'inizio della guerra con l'Iran i funzionari americani preparano ogni giorno un video per il presidente Donald Trump che mostra le immagini degli attacchi più grandi e riusciti contro gli obiettivi iraniani delle precedenti 48 ore. Lo riporta la NBC citando alcune fonti, secondo le quali i video realizzati stanno iniziando a preoccupare gli alleati di Trump.
Il timore è che il presidente non riceva un quadro completo della guerra e che i video aumentino la sua frustrazione nei confronti della copertura mediatica della guerra.
15:38
«Teheran pone cinque condizioni, la proposta USA è eccessiva»
L'Iran respinge la proposta degli Stati Uniti definendola «eccessiva» e rilancia le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo riporta l'emittente iraniana Press TV, che cita un alto funzionario.
«L'Iran porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni. Prima di allora non si terranno negoziati», ha affermato la fonte.
Il funzionario ha delineato le richieste, tra cui «la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz come suo diritto naturale e legale».
La tv di stato iraniana, citando il funzionario, ha detto che Teheran ha comunicato agli Stati Uniti, tramite un intermediario, che continuerà a difendersi. «L'Iran non permetterà al presidente statunitense Trump di dettare i tempi della fine della guerra», ha chiarito la fonte.
15:29
Il Pentagono sigla accordi per produrre più armi strategiche
Il Pentagono ha raggiunto un'intesa con i principali appaltatori della difesa su una serie di accordi quadro allo scopo di accelerare la produzione di sistemi missilistici strategici, impiegati con grande frequenza durante le fasi iniziali del conflitto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran.
Lockheed Martin e BAE Systems Inc, nel dettaglio, hanno concordato piani con il Dipartimento della difesa per «quadruplicare la produzione dei sistemi di puntamento (seeker) per il missile intercettore Thaad (Terminal High Altitude Area Defense)», riferisce una nota.
In virtù di tali accordi, Honeywell Aerospace «aumenterà drasticamente la produzione di componenti critici per le scorte di munizioni USA», nell'ambito di un investimento pluriennale di 500 milioni di dollari.
15:23
«De-escalation di guerra vitale per i costi dell'energia»
«Una de-escalation» nella guerra con l'Iran è l'obiettivo «più importante» in questa fase, anche per frenare l'impennata dei costi globali dell'energia e il loro impatto sulle bollette britanniche. Lo ha ribadito il premier laburista Keir Starmer nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, nell'ambito di un acceso botta e risposta con la leader dell'opposizione conservatrice Kemi Badenoch sullo stop nelle estrazioni di petrolio e gas nella acque britanniche del Mare del Nord.
Badenoch ha contestato il premier sul mancato via libera a una nuova licenza d'estrazione in Scozia, accusandolo di nascondersi «pateticamente» dietro le prerogative ministro dell'Energia, Ed Miliband.
Accuse a cui Starmer ha replicato richiamandosi insistentemente alla «legge» che assegna il potere normativo sulle licenze al titolare dell'Energia ed evocando la necessità di puntare in prima battuta «sulle fonti rinnovabili e sul nucleare» per evitare che la sicurezza energetica del Paese venga condizionata da produttori petroliferi quali «Iran o Russia». Ma soprattutto rinfacciando alla leader Tory d'avere inizialmente cercato di spingere il Regno Unito a entrare in guerra contro l'Iran al fianco di Usa e Israele, salvo fare poi «marcia indietro». Una guerra in cui «io ho invece deciso di non trascinare il Paese» in nome «dell'interesse nazionale», puntando al contrario su una strategia di «sicurezza collettiva concordata con gli alleati», ha rivendicato sir Keir.
15:22
«Negoziato illogico, Teheran non accetta il cessate il fuoco»
Teheran non accetta il cessate il fuoco e definisce «illogici» i colloqui con parti che violano gli accordi. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando l'agenzia di stampa iraniana FARS, che a sua volta cita una fonte informata, dopo il pressing degli Stati Uniti per il negoziato.
15:01
L'israeliana El Al riduce il traffico aereo dopo la direttiva del governo
«A seguito della decisione del Ministero dei trasporti di ridurre in modo significativo il traffico aereo, che comporta una forte diminuzione della frequenza dei voli e limiti al numero di passeggeri ammessi su ciascun volo in partenza da Israele, i voli dei clienti che avevano in programma di partire da Israele fino al 4 aprile sono stati cancellati, compresi i corrispondenti voli di ritorno. È stata inviata una notifica a tutti i passeggeri interessati». È quanto si legge in una nota della compagnia aerea israeliana El Al, che vola anche a Zurigo e Ginevra.
«In questi giorni - prosegue il testo - stiamo operando un numero limitato di voli verso le principali destinazioni: New York (JFK e Newark), Los Angeles, Miami, Londra, Parigi, Roma e Atene. Al momento, i voli in arrivo in Israele da queste destinazioni operano senza restrizioni sui passeggeri».
Inoltre «stiamo operando cinque voli speciali di recupero da Bangkok a Israele. La maggior parte dei passeggeri che originariamente avrebbero dovuto volare fino al 23 marzo sono già stati riprenotati su questi voli. I passeggeri che non sono ancora stati riprenotati saranno contattati proattivamente non appena sarà possibile operare voli aggiuntivi, nel rispetto delle linee guida delle autorità».
14:47
Mezzaluna Rossa: «In Iran 85.000 siti danneggiati, 66 bimbi uccisi»
Secondo il capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Pirhossein Kolivan, «oltre 85.000 siti civili sono stati danneggiati, 66 bambini sotto i 5 anni uccisi, con centri sanitari e scuole presi di mira. Le violazioni vengono documentate e segnalate agli organismi internazionali». Lo riporta l'account X del Governo della Repubblica islamica iraniana.
14:39
Hezbollah: «Resistenza armata a Israele, unica alternativa alla resa»
Hezbollah ha affermato che il Libano è di fronte a una scelta «tra resa e resistenza armata a Israele» e ha invitato all'«unità nazionale» contro quella che ha definito «aggressione israelo-americana». Lo ha dichiarato il segretario generale del movimento, Naim Qassem, in un comunicato diffuso dalla tv al-Manar. Qassem ha sostenuto che esiste un progetto di «Grande Israele», fondato sull'espansione regionale «dal Nilo all'Eufrate», in riferimento implicito alle operazioni militari israeliane in Libano e nella vicina Siria.
Ha inoltre accusato Israele di aver proseguito gli attacchi contro il Libano per oltre quindici mesi senza rispettare gli accordi. Il leader del gruppo ha respinto l'ipotesi di disarmo della «resistenza» e di negoziati con Israele «sotto il fuoco», definendoli passi verso la resa e la perdita della sovranità nazionale.
Secondo Qassem, la risposta agli attacchi rappresenta «una responsabilità nazionale» che coinvolge governo, esercito e popolazione, mentre la resistenza resta «la speranza e la liberazione». Nel comunicato si sottolinea che il conflitto in corso non è «una guerra per conto di altri», ma uno scontro diretto tra Libano e Israele sostenuto dagli Stati Uniti, in risposta alle dichiarazioni del primo ministro libanese Nawaf Salam, che ha parlato di una guerra «decisa da altri». Qassem ha infine invitato a sospendere ogni divisione interna e a concentrarsi su un obiettivo prioritario: «fermare l'aggressione e liberare il territorio».
14:33
Raid USA contro gli iracheni, Baghdad convoca l'ambasciatore americano
Il governo iracheno ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana a Baghdad per consegnare una nota di protesta formale, «ferma e inequivocabile», dopo il raid USA che ha colpito la base di Habbaniya, causando 7 morti e 13 feriti tra i militari. Lo ha dichiarato il portavoce del comandante in capo delle forze armate, Sabah Numan, citato dall'agenzia governativa Nina.
Baghdad ha definito l'attacco «un crimine a tutti gli effetti» e una violazione del diritto internazionale, affermando che «non resterà in silenzio» di fronte all'uccisione dei propri soldati e avvertendo del rischio di un deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti.
Il primo ministro ha inoltre incaricato il ministero degli Esteri di formalizzare la protesta per ribadire la sovranità irachena e condannare «comportamenti irresponsabili». Le autorità irachene presenteranno anche un ricorso al Consiglio di sicurezza dell'Onu, corredato da documenti e dettagli sull'accaduto, per rivendicare i diritti del Paese e dei suoi cittadini di fronte a queste violazioni.
14:06
Iraq: «Ci riserviamo il diritto di rispondere al raid americano»
Il governo iracheno e le forze armate «hanno il diritto di rispondere con tutti i mezzi disponibili, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite», dopo il bombardamento americano che ha colpito la base di Habbaniya nella regione occidentale di al-Anbar. Lo ha dichiarato il portavoce del comandante in capo delle forze armate, Sabah Numan.
In un comunicato citato dall'agenzia di notizie governativa Nina, Numan ha affermato che, «nonostante gli sforzi politici e operativi dell'Iraq per restare fuori dal conflitto regionale e l'impegno diplomatico per il cessate il fuoco e la stabilità», sono proseguiti gli attacchi contro le forze irachene. L'ultimo, ha aggiunto, è avvenuto questa mattina contro l'ambulatorio medico-militare di Habbaniya, causando 7 uccisi e 13 feriti tra i membri dell'esercito.
14:05
Hezbollah rivendica attacchi contro militari israeliani in Libano
Hezbollah ha rivendicato una serie di attacchi contro Israele nel sud del Libano a ridosso della linea di demarcazione con Israele. Il gruppo armato ha dichiarato di aver «colpito» un gruppo di soldati israeliani nelle località di Quzah, Alma sahib, Beit Lif, Debel, Khiam. Gli attacchi sono stati registrati dall'alba di stamani fino a poco fa.
14:04
«Pakistan o Turchia tra le opzioni per i negoziati»
Il Pakistan ha consegnato all'Iran una proposta degli Stati Uniti e sia il Pakistan che la Turchia potrebbero essere sede di colloqui per allentare la tensione nel Golfo: lo ha detto a Reuters un alto funzionario iraniano, come riportato sul sito.
La fonte iraniana non ha rivelato i dettagli della proposta presentata dal Pakistan, né se fosse la stessa proposta statunitense in 15 punti. La fonte ha aggiunto che anche la Turchia «ha contribuito a porre fine alla guerra e che la Turchia o il Pakistan erano tra le opzioni considerate per ospitare tali colloqui».
13:13
«Arrestati 39 mercenari e terroristi sionisti-americani»
Il ministero dell'Intelligence dell'Iran ha annunciato l'arresto di 39 persone ritenute «membri di gruppi terroristici e mercenari nemici sionisti-americani» a Teheran.
«Ventisette di questi mercenari erano membri di due gruppi secessionisti e intendevano creare una cellula operativa nella provincia del Sistan e Baluchistan», nel sud est del Paese, «per fomentare l'insicurezza, ma sono stati arrestati prima di poter agire», ha affermato il ministero, riferisce l'agenzia iraniana Fars, aggiungendo che durante le operazioni sono stati sequestrati «49 ordigni esplosivi artigianali, 2 fucili d'assalto Kalashnikov, 16 pistole, 50 caricatori e oltre 1500 proiettili, insieme a 7 dispositivi Starlink», la compagnia per l'accesso a internet satellitare di Elon Musk.
Tra le altre persone arrestate, alcuni «avevano il compito di destabilizzare l'ambiente psicologico della società nel cyberspazio», mentre altri sono ritenuti responsabili di avere inviato «al nemico» la posizione di alcuni membri delle forze di sicurezza e di soldati. Da quando è iniziato il conflitto con gli Stati Uniti e Israele, Teheran ha annunciato l'arresto di centinaia di persone accusate di essere «mercenari» o «agenti» che lavorano per Israele o per gli Usa.
13:09
Colpito il centro di ricerca navale iraniano a Isfahan
L'Aeronautica militare israeliana, sotto la direzione dell'intelligence della Forza di difesa israeliana (Idf), ha portato a termine una vasta ondata di attacchi contro le industrie produttive del regime iraniano a Isfahan. Lo riportano i media israeliani. Nell'ambito degli attacchi, le forze di Difesa Israeliane, guidate dall'intelligence della Marina israeliana, hanno preso di mira il Centro iraniano di ricerca subacquea a Isfahan. Secondo quanto riportato nel comunicato, il centro è l'unica struttura in Iran responsabile della progettazione e dello sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina iraniana.
13:04
«Diffusione di informazioni sui siti militari, cinquanta arresti»
Le autorità iraniane hanno arrestato 50 persone, nella provincia settentrionale di Mazandaran, con l'accusa di aver inviato informazioni riservate su siti militari e di sicurezza all'emittente in lingua persiana dissidente, con sede a Londra, «Iran International» e a Manoto. Lo ha affermato l'agenzia iraniana Tasnim, legata alle guardie della rivoluzione, come riferisce la stessa Iran International, secondo cui gli arresti sono stati effettuati dall'intelligence di polizia della provincia a partire dall'inizio della guerra il 28 febbraio.
Tasnim ha affermato che i sospetti sono stati identificati attraverso attività di sorveglianza e intelligence tecnica e che arresti sono in corso in tutto il Paese, mentre dall'inizio del conflitto Teheran ha annunciato la messa in custodia di centinaia di persone accusate di essere «mercenari» o «agenti» che lavorano per Israele o gli USA.
13:03
«In settimana riunione tecnica sullo Stretto di Hormuz»
Regno Unito e Francia presiederanno in settimana una riunione tecnica fra capi di stato maggiore con una trentina di Paesi alleati, europei e non, per definire i piani di una futura missione navale impegnata a garantire la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso a gran parte del traffico commerciale e petrolifero dall'Iran in risposta agli attacchi di USA e Israele. Lo riporta il Guardian.
Ieri il Times aveva riferito d'una rinnovata disponibilità britannica, e di un possibile incontro a Portsmouth, dopo la dichiarazione di Londra firmata da 22 Paesi in cui s'ipotizzavano iniziative dopo una tregua.
12:43
Il Consiglio dei diritti umani dell'Onu pronto a un dibattito urgente sull'attacco alla scuola in Iran
Il Consiglio dei diritti umani dell'Onu è pronto a tenere questa settimana un secondo dibattito urgente legato alla guerra in Medio Oriente, incentrato su un attacco mortale contro una scuola iraniana.
Il presidente del Consiglio, Sidharto Reza Suryodipuro, ha comunicato al principale organo delle Nazioni Unite per i diritti umani che venerdì potrebbe tenersi un dibattito urgente sulla «protezione dei bambini e delle istituzioni scolastiche nei conflitti armati internazionali».
Il dibattito, richiesto da Iran, Cina e Cuba, fa esplicito riferimento all'attacco aereo contro una scuola nella città meridionale di Minab, avvenuto il primo giorno di guerra, il 28 febbraio, che ha causato la morte di almeno 165 persone, per lo più bambini. Secondo i risultati preliminari di un'indagine militare statunitense riportati dal quotidiano The New York Times, un missile da crociera Tomahawk statunitense ha colpito la scuola a causa di un errore di puntamento.
Suryodipuro ha fatto il suo annuncio all'inizio di un altro raro dibattito urgente in seno al Consiglio incentrato sulla guerra in Medio Oriente. Il dibattito in corso, richiesto dal Bahrein a nome dei sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e della Giordania, si è concentrato esclusivamente sugli attacchi dell'Iran contro i paesi della regione del Golfo e sul loro impatto sui civili. Nel corso del dibattito, il Consiglio, composto da 47 membri, stava esaminando un progetto di risoluzione che «condanna con la massima fermezza gli attacchi efferati» dell'Iran, condanna le azioni di Teheran volte a chiudere lo Stretto di Hormuz ed esprime «grave preoccupazione per gli attacchi iraniani alle infrastrutture energetiche».
12:30
«Hacker iraniani usano Telegram per attaccare dissidenti e giornalisti»
L'Fbi ha emesso un avviso rivolto agli esperti di sicurezza informatica riguardante le attività di gruppi hacker legati al Ministero delle informazioni e della sicurezza dell'Iran (Mois). Secondo il rapporto, gli attori malevoli utilizzano Telegram per inviare virus informatici e colpire giornalisti, dissidenti e gruppi di opposizione al governo di Teheran. La stessa agenzia federale aveva segnalato analoghe campagne condotte da hacker riconducibili all'intelligence russa contro personale militare, figure politiche e giornalisti che usano WhatsApp e Signal.
Come riporta il sito specializzato Bleeping Computer, le indagini collegano gli attacchi a collettivi specifici, tra cui il gruppo Handala, noto anche come Handala Hack Team, e Homeland Justice, entità sponsorizzata dallo stato iraniano e affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc). Le tecniche impiegate mirano a infettare sistemi Windows, consentendo agli aggressori di rubare file e catturare screenshot dai dispositivi compromessi.
Per l'Fbi, sarebbe ad opera di Handala l'attacco al colosso medico statunitense Stryker, che ha provocato il blocco di circa 80.000 dispositivi aziendali e personali, tramite la compromissione di account amministrativi.
Un portavoce di Telegram ha dichiarato a Bleeping Computer che la piattaforma rimuove regolarmente gli account coinvolti nella diffusione di software dannosi, pur ammettendo che l'uso della messaggistica per il controllo dei malware non rappresenta una dinamica inedita nel panorama del cybercrime. «i malintenzionati possono utilizzare, e di fatto utilizzano, qualsiasi canale disponibile per controllare i malware», afferma Telegram.
12:30
Entro 48 ore è prevista una svolta nei negoziati Usa-Iran
Fonti pakistane riferiscono ad Anadolu che entro 48 ore è prevista una svolta nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre Teheran chiede garanzie, mantiene il programma missilistico fuori discussione e pretende un risarcimento.
La Turchia sta svolgendo insieme al Pakistan da mediatore per risolvere il conflitto in Medio Oriente.
Intanto l'Iran - secondo quanto affermato dall'esercito in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato - ha lanciato missili da crociera contro la portaerei Uss Abraham Lincoln, avvertendo che seguiranno ulteriori lanci non appena le navi del gruppo d'attacco entreranno nel raggio d'azione.
«I missili da crociera Qader della Marina iraniana (missili antinave a terra) hanno preso di mira la portaerei Uss Abraham Lincoln appartenente agli Stati Uniti, costringendola a cambiare psizione», si legge nella nota. Il comunicato ha citato il capo della Marina, l'ammiraglio Shahram Irani, il quale ha affermato che i movimenti del gruppo della portaerei sono «costantemente monitorati... e non appena questa flotta ostile entrerà nel raggio d'azione dei nostri sistemi missilistici, sarà soggetta a potenti attacchi da parte della Marina iraniana».
11:43
Egitto e Ue: «Unire gli sforzi per una de-escalation in Medio Oriente»
Egitto e Unione Europea devono unire i loro sforzi per allentare le tensioni in atto nella regione. È quanto emerso da una telefonata tra il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell'Unione europea Kaja Kallas.
La rappresentante europea - riferisce una nota egiziana - ha espresso preoccupazione per «le gravi ripercussioni dell'escalation nella regione sulla sicurezza energetica e sull'economia globale», affermando che l' Unione europea «conta sul continuo e instancabile impegno dell'Egitto per contenere la situazione, analogamente a quanto fatto per la questione di Gaza».
Il ministro Abdelatty ha ribadito la posizione dell'Egitto a favore della de-escalation, sottolineando «l'urgente necessità di coordinamento tra Egitto e Unione Europea per promuovere soluzioni diplomatiche e politiche, impedendo così un'ulteriore diffusione del conflitto».
Il colloquio - riferisce il ministero egiziano - ha riguardato le modalità per allentare le tensioni nella regione e gli sviluppi della situazione palestinese, in particolare in Cisgiordania. In proposito, Kallas e Abdelatty hanno riaffermato che «la via diplomatica è l'unica via per evitare alla regione il rischio di un'ulteriore instabilità».
Abdelatty ha nuovamente condannato gli attacchi contro gli Stati del Golfo, sottolineando «la necessità di porvi fine immediatamente», e anche gli attacchi perpetrati dai coloni israeliani contro i civili palestinesi e le loro proprietà in Cisgiordania. «Tali azioni - ha detto - costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e compromettono le prospettive di pace». In proposito, il ministro egiziano ha informato Kallas «sugli sforzi in corso da parte dell'Egitto per garantire l'attuazione di tutte le disposizioni della seconda fase del piano del presidente statunitense Donald Trump, compreso il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione e l'ingresso del Comitato Amministrativo di Gaza nella Striscia di Gaza per iniziare i suoi lavori, aprendo così la strada alla piena assunzione di responsabilità da parte dell'Autorità Palestinese».
Ha quindi chiesto di «intensificare gli sforzi internazionali, compresi quelli europei, per proteggere i civili palestinesi» e «per creare le condizioni per la ripresa del processo politico verso una soluzione giusta e globale della questione palestinese».

