Gerusalemme
Manifestanti chiedono le dimissioni di Netanyahu, "Non c'è una visione post-guerra"
Redazione
03.04.2024 13:10

Da domenica migliaia di israeliani chiedono le dimissioni del premier israeliano e le elezioni anticipate. Abbiamo raccolto la testimonianza di Mara Vigevani, dipendente dell'Università di Gerusalemme.
Da domenica migliaia di israeliani stanno manifestando per le strade di Gerusalemme -e non solo- chiedendo le dimissioni del premier Netanyahu e le elezioni anticipate. Una protesta che ha portato a nuovi scontri tra manifestanti e polizia, intervenuta con la forza per bloccare alcuni manifestanti che hanno inscenato un blitz contro la residenza del primo ministro. Per capire meglio le rivendicazioni della piazza, Ticinonews ha intervistato Mara Vigevani, attiva professionalmente all'Università di Gerusalemme.
"Non c'è una visione politica post-guerra"
Gli ostaggi "non sono una questione politica, non sono di destra o sinistra. Sono persone civili e soldati che devono tornare a casa. La manifestazione di domenica era un atto politico per chiedere nuove elezioni", ha spiegato Vigevani. "La vasta maggioranza degli israeliani ritiene giusto il conflitto: siamo stati brutalmente attaccati e questa guerra serve a ritrovare la sicurezza di poter vivere all'interno dei nostri confini. Ma cosa avverrà dopo? Non si può continuare all'infinito e la visione di Netanyahu non piace a metà del Paese. Non vediamo alcuna visione politica post-bellica, per questo siamo scesi in Piazza rivendicando nuove elezioni".
"Le tensioni esistono"
Le manifestazioni, come scritto, durano da tre giorni, ma per Vigevani "malgrado le tensioni esistano non c'è il rischio di un'escalation. Se ci saranno atti di violenza, saranno azioni sporadiche". La volontà da parte della popolazione "è quella di far sentire la propria voce al governo, perché non è questo il modo di governare. Tutto è collegato alla situazione politica: dai budget destinati alla popolazione ultraortodossa -che non combatte- a chi si sente preso in giro perché da mesi sta dedicando il proprio tempo all'esercito israeliano. Sono tutte problematiche interne che si possono legare al conflitto".

