La diretta
Piano di pace a Gaza, Netanyahu rompe il silenzio e dice un «no» secco
Ats, Red. Online
10.08.2026 06:31

Foto: ©ABIR SULTAN
Il premier israeliano ha parlato ieri durante la riunione di gabinetto: «Israele respinge il documento dei 15 punti» - Gli Usa: «Comprendiamo le sue esigenze politiche e non abbiamo problemi, basta che continui a fare ciò che chiediamo» - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
23:56
Trump: «Situazione a Hormuz un po' complessa, abbiamo bonificato l'intero stretto»
Trump ha ribadito che gli USA controllano lo Stretto di Hormuz, pur ammettendo che l'Iran «può creare problemi» in quel tratto di mare strategico attraverso il quale passa il 20% circa del petrolio mondiale. «Controlliamo lo stretto al 100%», ha osservato il tycoon nello Studio Ovale, dopo aver firmato un ordine esecutivo sulle raccomandazioni per le vaccinazioni pediatriche.
«Ora, possono creare problemi? Sì, possono farlo, ma sono al verde, non hanno soldi». Trump ha definito il blocco navale statunitense contro le imbarcazioni dirette in Iran un «muro d'acciaio» e un sistema «infallibile», descrivendo la situazione nello stretto con l'Iran come «un po' complessa. Di tanto in tanto piazzano una mina, e noi le troviamo», ha aggiunto il presidente.
22:07
Trump: «il rapporto con Netanyahu molto buono, malgrado le divergenze su Gaza»
Donald Trump afferma che il rapporto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sia «molto buono», nonostante le divergenze su Gaza. Lo ha detto il tycoon parlando dallo Studio Ovale.
Trump ha inoltre detto di avere le capacità «per decapitare» l'Iran rispondendo ad una domanda della stampa nello Studio Ovale sul suo stesso avvertimento di qualche giorno fa. «Lo scoprirete», ha aggiunto il presidente USA.
La situazione nello Stretto è «un po' complessa» a causa della presenza occasionale di mine, ma gli Stati Uniti «hanno bonificato l'intero stretto e ne detengono il controllo esclusivo», ha sottolineato ancora Trump.
22:06
«L'AIEA rimuoverà presto il materiale nucleare da un sito segreto in Siria»
L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) si appresta a evacuare il materiale nucleare immagazzinato in un sito segreto in Siria, dopo che l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha raggiunto un'intesa con Siria e Israele.
Lo riporta il sito web Axios, citando alti funzionari israeliani e americani, i quali hanno poi affermato che nelle ultime settimane Israele ha individuato movimenti nella regione che hanno destato il sospetto che la Siria stia cercando di riacquisire l'accesso alle armi nucleari. Secondo quanto riportato, Israele teme che la Turchia stia aiutando la Siria a impossessarsi di tale materiale nucleare.
18:49
Lega araba: «Netanyahu disprezza la comunità internazionale»
«Il rifiuto da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu della tabella di marcia in 15 punti per la finalizzazione del piano di pace globale per Gaza, e la sua insistenza nell'impedire la creazione di uno Stato palestinese nella Striscia o in Cisgiordania, dimostrano un palese disprezzo per la volontà internazionale e per il quadro del processo di pace, e minano direttamente le possibilità di una soluzione pacifica e dell'instaurazione di una pace giusta e duratura»: lo afferma il segretario generale della Lega Araba Nabil Fahmy in una nota.
«Le continue e ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele, compresi gli attacchi contro civili e strutture mediche nella Striscia di Gaza, costituiscono una flagrante violazione dei suoi impegni e dei requisiti delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite», aggiunge.
Ha quindi richiamato alla «piena e rigorosa attuazione del piano di pace globale e del rispetto degli impegni assunti al Vertice di pace di Sharm el-Sheikh nell'ottobre 2025» ed esorta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la comunità internazionale «ad assumersi le proprie responsabilità per garantire la piena attuazione del piano di pace globale, in conformità con la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza del 2025, e a fare pressione sul governo israeliano affinché cessi le violazioni e adempia ai propri obblighi».
18:49
Trump: «L'Iran chiede un risarcimento? Dovrei chiederlo io»
«L'Iran chiede un risarcimento per i danni subiti durante il conflitto militare degli ultimi cinque mesi nonostante l'argomento non sia mai stato menzionato in nessuno dei nostri negoziati o incontri! Tuttavia, è un'idea interessante, perché ora anch'io pretendo un risarcimento dall'Iran per tutte le persone uccise e gravemente ferite a causa delle loro bombe piazzate lungo le strade e dei numerosi conflitti iniziati sotto la guida del generale Soleimani». Lo scrive Donald Trump su Truth.
Trump ha insistito che vuole un risarcimento da Teheran «per le famiglie delle vittime della USS Cole e di migliaia di altri caduti in combattimento». Inoltre, continua il presidente americano su Truth «un risarcimento dovrebbe essere corrisposto alle famiglie delle centinaia di migliaia di manifestanti innocenti uccisi dall'Iran negli ultimi 50 anni, per non parlare dei 52.000 uccisi negli ultimi cinque mesi. Ho dato istruzioni ai miei rappresentanti di inserire fermamente questa richiesta in qualsiasi futuro negoziato».
Intanto, la Guida suprema iraniana, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha nominato un generale dei Guardiani della Rivoluzione, Ali Abdollahi, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane. Lo ha annunciato il suo ufficio in un comunicato. L'ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione - il potente esercito ideologico della Repubblica Islamica - comandava in precedenza il quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, una struttura interforze di primo piano incaricata di supervisionare e coordinare le operazioni militari.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri di Islamabad afferma che i ministri degli Esteri di Pakistan e Iran hanno discusso, in una conversazione telefonica, «i punti salienti dell'accordo di difesa congiunta della Mecca, siglato di recente tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia».
Nella dichiarazione, pubblicata su Internet, il dicastero pachistano afferma poi che Ishaq Dar e Abbas Araghchi «hanno discusso degli sviluppi a livello regionale e internazionale, concentrandosi in particolare sull'evoluzione della situazione nella regione» e su quelli che definisce «gli sforzi volti a promuovere la pace e la stabilità».
16:12
Iran: «Non esiste una soluzione militare per la riapertura di Hormuz»
Il vicepresidente del Parlamento iraniano, Ali Nikzad, ha dichiarato che «gli Stati Uniti hanno compreso che non esiste una soluzione militare per la riapertura dello Stretto di Hormuz e Washington dovrebbe accettare il nuovo ordine».
«La situazione nel passaggio marittimo non tornerà a quella precedente all'attacco statunitense di febbraio e la nuova rotta, stabilita dall'Iran, è l'unica via possibile per il transito delle navi», ha aggiunto, secondo quanto riportato dall'agenzia ISNA.
Secondo quanto riportato oggi dai media iraniani, la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian hanno avuto un incontro di sette ore per discutere delle sfide che il Paese si trova ad affrontare. Lo scrive Anadolu.
l'unità e la coesione è stato il consiglio più importante che la Guida Suprema della Rivoluzione ha sottolineato«, ha dichiarato Pezeshkian, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna. Ha aggiunto che l'incontro si è concentrato principalmente sui mezzi di sussistenza, l'occupazione e l'alloggio della popolazione, nonché »sui problemi causati dalle sanzioni«.
Intanto, un'azienda portoghese, la Business United, è stata identificata dall'Fbi nel corso di un'indagine su una presunta rete di acquisto di elicotteri e componenti per aeromobili destinati all'Iran. La società avrebbe agito da intermediaria nella vendita di un motore per elicottero del valore di 209'000 dollari all'iraniana Pasargad Helicopter Company.
La Business United ha un unico socio, l'imprenditore António Filipe Mira, ma conta fra i suoi consulenti strategici Miguel Frasquilho, uomo dal passato politico e imprenditoriale notevole, già sottosegretario nel governo di Durão Barroso ed ex presidente della compagnia aerea nazionale Tap e dell'Agenzia portoghese per il commercio estero (Aicep). Frasquilho, tuttavia, ha ribadito al quotidiano Publico (che ha rivelato la notizia) di non essere mai stato socio dell'azienda e di non aver nulla a che fare con il caso preso in esame dall'Fbi, per il quale la Business United e António Mira risultano ora sanzionati dal Dipartimento del Tesoro americano.
07:44
Oleodotto di Kharg completamente fermo a causa del blocco navale
L'oleodotto iraniano per l'esportazione di greggio sull'isola di Kharg rimane «completamente fermo» a causa del blocco navale imposto dall'esercito statunitense ai porti del Paese. Lo scrive Al-Jazeera citando in un post su X la società di intelligence marittima Windward, che ha affermato che tutti e tre i terminal dell'isola sono attualmente vuoti e che 17 petroliere «oscure», con i transponder spenti, sono rimaste ferme intorno a essa.
«Il quadro è coerente con un blocco delle esportazioni dovuto a un'interruzione delle esportazioni: nessun carico, nessuna partenza e una coda morta che non si muove», si legge nel rapporto. Situata a 15 miglia nautiche (circa 28 km) dalla terraferma iraniana, l'isola di Kharg è la spina dorsale economica dell'Iran e in genere gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del paese.
06:45
Il punto alle 6:45
Ieri, per la prima volta dall'annuncio di Donald Trump di un
accordo su Gaza il 31 luglio, due giorni dopo il loro faccia a faccia, Benyamin
Netanyahu ha rotto il silenzio, annunciando la sua posizione sul piano del
Board of Peace: «Israele respinge il documento dei 15 punti. L'esercito di
Israele (Idf) non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato dalle armi,
pesanti e leggere». Non solo, ha bocciato anche la prospettiva di uno Stato
palestinese prefigurata dal piano: «Finché sarò premier, non ci sarà, né a Gaza
né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan'». Le parole pronunciate dal
premier israeliano all'apertura della riunione di gabinetto hanno raccolto
subito il plauso dell'ala oltranzista del governo: «Lo ringrazio per avere
chiarito che non ci ritireremo di un millimetro dalla Striscia, né inizierà la
ricostruzione prima del dissolvimento totale di Hamas», ha detto Betzalel
Smotrich.
Dal campo però arrivano notizie diverse: la Radio militare ha
riportato che due settimane fa, in concomitanza con la decisione di permettere
l'ingresso nella Striscia delle prime truppe marocchine e ugandesi della Forza
Internazionale di Stabilizzazione (Isf) - uno degli elementi del piano Trump -,
il rango politico aveva approvato l'inizio dei lavori di ricostruzione in una
«zona pilota» a Rafah, che si trova nel perimetro della «Linea gialla», tuttora
sotto il controllo dell'Idf. Si tratta del progetto che nel Centro di
coordinamento civile-militare sotto l'egida del Centcom Usa, operativo
dall'ottobre scorso nel sud di Israele, viene chiamato 'Rafah verde' ed è
sovvenzionato prevalentemente dagli Emirati Arabi Uniti. Secondo Channel 11, in
questa area lo Shin Bet, i servizi interni israeliani, intende evacuare per
primi i membri delle milizie, armate da Israele, che hanno collaborato con
l'Idf durante la guerra: i clan Abu Shabab, Doghmush, al-Astal, al-Mansi, che
sono nel mirino di Hamas.
La Casa Bianca «non è preoccupata» dalle dichiarazioni di
Benyamin Netanyahu sul piano Usa per Gaza. Lo ha riferito un alto funzionario
americano ad Axios. «Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo
problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare
per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza», ha aggiunto il
funzionario Usa.
Lo stesso premier israeliano, secondo alcune fonti, avrebbe
detto a Jared Kushner, inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, di
essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da
Trump, e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si stanno ritirando sulla Linea
Gialla. Lo scrive su X il Jerusalem Post. Affermazioni che andrebbero nella
direzione opposta rispetto a quanto affermato pubblicamente dallo stesso Bibi.
Hamas, dal canto suo, ha «riaffermato il suo impegno ad
agire seriamente e responsabilmente per attuare» il piano in 15 punti sulla
Striscia di Gaza avallato dagli Usa in seno al cosiddetto Board of Peace: piano
già accettato dall'organizzazione islamico-radicale palestinese e respinto
invece ieri dal premier israeliano Benyamn Netanyahu. Lo ha detto un suo
dirigente alla Bbc britannica, ribadendo peraltro la sollecitazione ai
«mediatori» affinché assicurino «che tutte le parti si attengano a quanto è
stato concordato».

