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Putin: «Siamo pronti a garantire all'UE forniture di petrolio e gas»
Ats, Red. Online
09.03.2026 06:13

Foto: © Gavriil Grigorov
Lo ha detto il presidente russo in una riunione al Cremlino dedicata alla situazione dei mercati – Un missile balistico è stato distrutto dalle difese della Nato stanziate nel Mediterraneo orientale, ha affermato Ankara, aggiungendo che frammenti di munizioni sono caduti in campi vuoti a Gaziantep, nel sud-est della Turchia – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
23:24
Trump ribadisce: «Stiamo vincendo, la guerra in Iran finirà presto»
Quella in Iran è «solo un'escursione in qualcosa che doveva essere fatto. Siamo molto vicini alla fine». Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che gli Stati Uniti «stanno vincendo in modo deciso». «Se non li avessimo colpiti avrebbero preso il controllo del Medio Oriente», ha messo in evidenza. La guerra «finirà presto», ha ribadito
«No». Così Donald Trump ha risposto a chi gli chiedeva se la guerra in Iran finirà questa settimana. Il presidente ha ribadito più volte che finirà presto.
23:23
USA: «Colpiti oltre 5.000 obiettivi iraniani»
Gli Stati Uniti hanno colpito più di 5.000 obiettivi durante i primi 10 giorni di guerra contro l'Iran. Tra gli obiettivi centrati figurano più di 50 navi iraniane, ha riferito il Comando Centrale militare USA (Centcom), a capo delle forze americane nella regione. Tra gli altri target, ha spiegato una nota, ci sono sistemi di difesa aerea, siti di missili balistici, produzione di missili e droni, e comunicazioni militari.
23:22
Trump: «In Iran facciamo passi in avanti verso gli obiettivi»
«Stiamo facendo grandi passi avanti verso gli obiettivi militari» in Iran. «Potremmo colpire la produzione elettrica dell'Iran ma non vogliamo farlo. Abbiamo lasciato alcuni target nel caso in cui avessimo bisogno di colpire». Lo ha detto Donald Trump nella sua prima conferenza stampa dall'inizio dell'operazione in Iran.
22:57
Teheran: «Alcuni Paesi tra cui la Russia ci hanno chiesto un cessate il fuoco»
La Russia e diversi altri Paesi hanno chiesto all'Iran un potenziale cessate il fuoco nel conflitto regionale in corso. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi. Lo riporta la Tass.
«Diversi Paesi, tra cui Russia, Cina e Francia, ci hanno chiesto un cessate il fuoco», ha affermato Gharibabadi, citato dall'emittente pubblica iraniana.
22:56
Trump rende omaggio ai militari caduti nell'operazione Epic Fury
«So che tutti in questa sala si uniscono a me nell'inviare le nostre preghiere e la nostra eterna gratitudine alle famiglie di quei grandi eroi». Lo ha detto il presidente Donald Trump ai repubblicani del Congresso riuniti al Trump National Doral di Miami, rendendo omaggio ai militari americani che hanno perso la vita nell'operazione Epic Fury, nel giorno in cui il Pentagono ha identificato la settima vittima.
22:56
Missile abbattuto, Pezeshkian sente al telefono Erdogan
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato telefonicamente con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, dopo che un missile iraniano in arrivo è stato intercettato nello spazio aereo turco.
«La Repubblica Islamica dell'Iran ha sempre dichiarato la sua disponibilità a ridurre la tensione nella regione, a condizione che lo spazio aereo, il suolo e le acque dei nostri vicini non vengano utilizzati per attaccare il popolo iraniano», ha dichiarato Pezeshkian in una nota in merito alla chiamata. Il missile è stato il secondo lanciato dall'Iran a essere abbattuto nello spazio aereo turco in cinque giorni.
22:55
Idf, lanciata una nuova ondata di attacchi su Teheran
L'esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato un'ondata di «attacchi su larga scala» su Teheran, la seconda della giornata. «Per la seconda volta oggi le Idf hanno avviato un'ampia ondata di attacchi a Teheran... contro obiettivi terroristici», ha dichiarato l'esercito in una nota.
22:54
Trump: «Nessuno ha idea chi guiderà l'Iran»
«Nessuno ha idea» di chi guiderà l'Iran dopo l'uccisione di Ali Khamenei nonostante l'elezione di suo figlio Mojtaba a guida suprema. «I loro leader terroristi sono andati o stanno contando i minuti che mancano alla loro scomparsa. E ora nessuno ha idea di chi saranno le persone che guideranno il Paese», ha osservato.
22:53
Trump: «Il mondo ci rispetta più di prima»
«Il mondo ci rispetta in questo momento più di quanto ci abbia mai rispettato prima. E grazie ai repubblicani, a voi del Congresso, gli Stati Uniti hanno di gran lunga l'esercito più forte e potente sulla faccia della terra». Lo ha detto il presidente Donald Trump, incontrando i repubblicani del Congresso al Trump National Doral di Miami. «Siamo l'esercito più forte in assoluto sulla terra, e ora tutti lo capiscono», ha aggiunto il tycoon.
22:20
Una potente esplosione e jet uditi sopra Teheran
Una potente esplosione è stata udita stasera a Teheran, la capitale iraniana, mentre un aereo militare sorvolava la zona, hanno riferito i giornalisti dell'Afp. L'esplosione, udita da diversi giornalisti nonostante fossero separati da diversi chilometri, è stata di dimensioni particolarmente elevate, hanno osservato.
22:19
Trump: «L'Iran era pronto a colpirci»
L'Iran «in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto». Lo ha detto Donald Trump spiegando il motivo dell'operazione americana. «Stiamo colpendo dove l'Iran produce i droni. Ci siamo liberati dell'80% dei siti missilistici iraniani», ha aggiunto.
22:12
Trump: «Non ci fermeremo in Iran fino alla sconfitta totale del nemico»
Nell'operazione in Iran «fin qui tutto bene»: «non molleremo finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto». Lo ha detto Donald Trump riferendo che le forze americane hanno distrutto 46 navi iraniane in tre giorni e mezzo. «Siamo più determinati che mai a raggiungere la vittoria finale», ha messo in evidenza. «In un certo senso abbiamo già vinto, ma non abbastanza», ha detto.
21:51
Trump ha chiamato Putin per discutere della situazione globale
Il presidente statunitense «Donald Trump ha telefonato a Vladimir Putin (il suo omologo russo) per discutere di una serie di argomenti estremamente importanti relativi agli ultimi sviluppi della situazione globale», ha riferito il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, citato dall'agenzia di stampa ufficiale russa Tass.
Quest'ultima sottolinea che si tratta della prima telefonata tra i due in oltre due mesi, e in particolare dopo l'attacco israelo-americano in Iran.
La telefonata è stata incentrata sull'Iran e sull'Ucraina. Nel colloquio durato «circa un'ora», aggiunge Ushakov, Putin ha informato Trump sulla situazione lungo la linea di contatto, in particolare sulla «riuscita dell'avanzata delle truppe russe nell'est» dell'Ucraina, che «dovrebbe incoraggiare il regime di Kiev a risolvere il conflitto attraverso i negoziati».
Putin ha anche sostenuto la necessità di «una rapida soluzione politica e diplomatica del conflitto in Iran».
«Il presidente degli Stati Uniti ha osservato che, come precedentemente concordato, i loro contatti dovrebbero essere regolari. Entrambi i leader si sono detti pronti», ha aggiunto il consigliere presidenziale.
21:06
Trump: «Il conflitto in Iran è praticamente concluso, finirà presto»
«Penso che la guerra con l'Iran sia praticamente conclusa. Finirà presto. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di quattro-cinque settimane» inizialmente previsto, ha detto il presidente statunitense Donald Trump in un'intervista all'emittente radiotelevisiva newyorkese Columbia Broadcasting System (CBS). «Non hanno navi, non hanno comunicazioni e non hanno l'aeronautica», ha messo in evidenza.
Trump ha anche affermato di aver qualcuno in mente per sostituire la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, ma non ha fornito dettagli.
Sto «pensando di prendere il controllo» dello Stretto di Hormuz, ha pure detto a CBS.
21:04
Trump bacchetta Netanyahu sugli attacchi ai siti petroliferi
Prime crepe nell'operazione israeliano-americana contro l'Iran. I bombardamenti di Israele contro 30 depositi di carburante iraniani hanno colto di sorpresa gli Stati Uniti, scatenando l'irritazione del presidente Donald Trump verso l'alleato primo ministro dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu, col quale l'inquilino della Casa Bianca intende comunque «condividere» la decisione sulla fine della guerra.
«Al presidente gli attacchi non piacciono. Vuole salvare il petrolio, non bruciarlo», ha detto un consigliere di Trump al sito statunitense di notizie politiche Axios, spiegando che la questione sarà affrontata ai massimi livelli politici fra i due alleati. Anche se Israele non ha colpito gli impianti di produzione petrolifera, Washington teme che le alte colonne di fumo nero che si stanno alzando dai depositi di carburante bombardati possano ritorcersi contro la campagna in corso, unendo la popolazione a sostegno del regime.
Le immagini - è la preoccupazione della Casa Bianca - potrebbero inoltre avere un potente effetto sugli americani, ricordando loro quel caroenergia che il presidente tanto teme in vista delle elezioni di metà mandato. Pur ostentando sicurezza di fronte alla corsa delle quotazioni del greggio («è un piccolo prezzo da pagare, scenderanno rapidamente dopo la distruzione della minaccia iraniana», ha detto), il presidente è consapevole che l'aumento dei prezzi della benzina e del gas peserebbero sui portafogli degli americani, esacerbando quel carovita di cui si lamentano da mesi con conseguenze potenzialmente negative per i repubblicani alle urne a novembre.
Sul balzo dei prezzi petroliferi «ho un piano», ha spiegato Trump senza entrare nei dettagli. Secondo indiscrezioni dell'agenzia di stampa britannica Reuters, il presidente sta valutando varie opzioni: oltre al rilascio delle riserve petrolifere nell'ambito del G7 (Gruppo dei sette, di cui fanno parte Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Stati Uniti), Trump potrebbe limitare le esportazione di greggio americane, intervenire sul mercato di future del petrolio, rinunciare ad alcune tasse federali o allentare alcuni dei requisiti previsti dalla Jones Act, legge che impone che il carburante viaggi solo su navi battenti bandiera americana.
Oltre al caropetrolio, a occupare Trump è l'ipotesi di un dispiegamento di truppe di terra in Iran. «Non abbiamo ancora deciso. Non siamo affatto vicini» all'invio, ha spiegato il presidente prima di partecipare al ritiro dei deputati repubblicani della Camera a Miami (Florida). Un appuntamento per cercare di rafforzare la sua presa sul partito e spingere il Save America Act, legge che impone requisiti più stringenti per il voto alle elezioni di metà mandato.
A novembre i repubblicani guardano con preoccupazione ai problemi esistenti in casa - dall'immigrazione alle prime difficoltà dell'economia - ai quali si è aggiunta ora una guerra all'Iran a cui gli americani sono contrari e che sta sollevando molte polemiche tra i sostenitori del movimento Make America Great Again (MAGA, in italiano rendiamo l'America di nuovo grande) di sostegno a Trump.
Quest'ultimo è convinto che il conflitto sia nell'interesse del movimento perché nel segno dell'«America First» (primato all'America) in termini di sicurezza. Una spiegazione che però non convince. Fra i democratici, i critici iniziano a notare le similitudini fra la Casa Bianca di Trump e il presidente russo Vladimir Putin sul conflitto. Nessuno dei due parla di guerra ma di «un'operazione», lo aveva fatto il leader del Cremlino e lo ha fatto il presidente della Camera dei rappresentanti (speaker), il repubblicano Mike Johnson. Di recente, inoltre, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha messo in evidenza che gli Stati Uniti «non hanno iniziato la guerra ma, sotto il presidente Trump, la stanno finendo». Parole molte simili a quelle di Putin nel 2022, quando disse: «Non abbiamo iniziato questa cosiddetta guerra. Piuttosto stiamo cercando di finirla». Somiglianze che spaventano, anche perché Putin pensava di conquistare l'Ucraina in un paio di settimane ed è ora impegnato nel quarto anno di conflitto. La paura di molti è che l'Iran sia l'Ucraina di Trump.
20:56
MSC sospende le esportazioni dal Golfo per i rischi del conflitto
Mediterranean Shipping Company (MSC), colosso del trasporto marittimo con sede a Ginevra, ha annunciato di aver formalmente sospeso alcune spedizioni di esportazioni dal Golfo per la guerra in Medio Oriente e che «tutto il carico interessato verrà scaricato».
«Alla luce dell'attuale ed eccezionale situazione di sicurezza in Medio Oriente (...) è necessario dichiarare la 'fine del viaggio' per alcune spedizioni di esportazione» dai porti del Golfo, «siano esse situate a terra o già a bordo», ha indicato MSC in un avviso ai clienti.
20:00
«I jet hanno abbattuto droni diretti in Giordania e Bahrein»
Velivoli da combattimento britannici Typhoon hanno abbattuto droni iraniani diretti in Giordania e Bahrein, ha riferito il ministero della difesa di Londra. I jet hanno abbattuto un sistema aereo a pilotaggio remoto «a difesa della Giordania» e intercettato un drone diretto verso il Bahrein.
Sono inoltre in corso «operazioni aeree difensive» a sostegno degli Emirati Arabi Uniti.
19:25
«Altri 3 bombardieri B-52 atterrati nella base britannica di Fairford»
Altri tre B-52 americani, mastodontici bombardieri simbolo della Guerra fredda, sono atterrati oggi nella base britannica dell'aeronautica militare del Regno Unito (Raf, per Royal Air Force) di Fairford, nella contea inglese del Gloucestershire.
I media britannici indicano che sono destinati a rafforzare il dispositivo aereo statunitense nella guerra all'Iran e che ciascuno di essi è in grado di caricare 70.000 libbre (circa 31.750 chilogrammi) d'esplosivo, incluse bombe e missili «intelligenti».
Si tratta di mezzi chiaramente offensivi, a conferma del crescente coinvolgimento di Londra a sostegno del grande alleato al di là dell'ok dato dal premier Keir Starmer all'uso di basi britanniche per scopi sulla carta «difensivi».
17:36
Putin: «Pronti a cooperare con l'UE sul mercato energetico»
La Russia è pronta a garantire ai Paesi dell'UE le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare i mercati nella situazione d'emergenza dovuta alla guerra nel Golfo Persico, ma per questo è necessario «un segnale» dagli europei. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Tass, in una riunione al Cremlino dedicata alla situazione dei mercati.
Mosca, ha aggiunto Putin, ha più volte avvertito dei rischi che sarebbero derivati per il settore energetico da tentativi di destabilizzazione del Medio Oriente.
17:11
G7: «Pronti a svincolare le scorte di petrolio»
«Continueremo a monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici e ci incontreremo quando necessario per scambiare informazioni e coordinarci all'interno del G7 (Gruppo dei sette, di cui fanno parte Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Stati Uniti) e con i partner internazionali. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l'approvvigionamento energetico globale, come lo svincolo delle scorte» di petrolio.
Lo indica il comunicato dei ministri delle finanze del G7, dopo l'incontro con anche i presidenti del Fondo monetario internazionale (Fmi), della Banca Mondiale, dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) per discutere del conflitto in Medio Oriente, del suo impatto sulla stabilità regionale e sulle condizioni economiche globali.
17:06
Trump: «I miei piani su Mojtaba? Non parlo ma non sono contento»
Il presidente statunitense Donald Trump non è contento della nomina di Mojtaba Khamenei a Guida suprema dell'Iran. In un'intervista al quotidiano New York Post, l'inquilino della Casa Bianca non ha svelato i piani per il figlio di Ali Khamenei: «Non ve li dirò. Non sono contento di lui».
Nei giorni scorsi Trump aveva minacciato di uccidere qualsiasi successore di Ali Khamenei che assumesse il potere senza il suo parere.
17:05
«Ucciso comandante dell'Unità Nasser di Hezbollah»
L'esercito israeliano (Idf) ha ucciso il comandante dell'Unità Nasser dell'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah, Abu Hussein Raeb, responsabile del comando sud del Libano.
Lo ha comunicato il ministro della Difesa dello Stato ebraico Israel Katz durante una visita alla base del comando nord dell'Idf.
16:37
Aoun accusa Hezbollah: «Volete il crollo del Paese per l'Iran»
Il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah di voler provocare «il crollo» del Libano per conto dell'Iran e ha invitato ad avviare negoziati «diretti» con Israele per mettere fine alla guerra.
Lo ha dichiarato oggi nel corso di una videoconferenza con i capi delle istituzioni europee. Citato dai media di Beirut, Aoun ha affermato che «coloro che hanno lanciato i missili» contro Israele avrebbero tentato di «provocare il collasso del Libano per conto dell'Iran». Un piano che, ha affermato Aoun, «abbiamo sventato».
Il presidente libanese ha ribadito la posizione del governo secondo cui «la decisione sulla guerra e sulla pace» deve restare prerogativa esclusiva dello Stato libanese, nel quadro degli sforzi per porre fine al conflitto. Aoun ha quindi invitato la comunità internazionale a sostenere «l'apertura di negoziati diretti con Israele» per arrivare a una soluzione che ponga fine alle ostilità e ristabilisca la stabilità in Libano.
16:36
«Il blocco di Hormuz ha conseguenze sull'alimentazione mondiale»
Il blocco dello Stretto di Hormuz mette a rischio il commercio globale di fertilizzanti e quindi potenzialmente anche la coltivazione di prodotti alimentari. I prezzi potrebbero aumentare. Un'esperta interpellata dall'agenzia Awp evoca addirittura il rischio di una crisi alimentare.
In molti Paesi del mondo gli agricoltori inizieranno presta la semina. Circa la metà della produzione alimentare mondiale utilizza fertilizzanti azotati, come l'urea, derivanti dal gas.
Secondo analisti di Rabobank, poco meno di un terzo di questi transita attraverso questo stretto, visto che tra i principali esportatori figurano Qatar, Arabia Saudita, Oman e Iran.
«Il blocco potrebbe scatenare una crisi alimentare globale», secondo Charlotte Pavageau, della fondazione zurighese Biovision, specializzata in agricoltura sostenibile, interpellata dall'agenzia finanziaria AWP.
«I Paesi che importano fertilizzanti dispongono in genere di scorte molto ridotte», ha spiegato Pavageau. Inoltre, vengono importati poco prima della stagione della semina. Ogni giorno di ritardo può quindi avere conseguenze sui raccolti, per esempio di mais, grano e riso.
Secondo l'esperta, le attuali carenze colpiscono in particolare la Turchia, il Brasile e il Messico, che dipendono fortemente da un'agricoltura che fa un uso intensivo di fertilizzanti. Però, se i raccolti diminuiscono in questi Paesi, anche la Svizzera ne risente. «Il nostro sistema alimentare è completamente interconnesso», ha ricordato Pavageau.
I prezzi più elevati gravano comunque soprattutto sui Paesi emergenti. I prezzi degli alimenti aumentano e, nel peggiore dei casi, si verifica una carenza di cibo. La fondazione Biovision chiede pertanto che i Paesi diventino più indipendenti dai grandi produttori di fertilizzanti chimici, per esempio producendone autonomamente di biologici.
16:34
Emirati Arabi Uniti: «Non parteciperemo ad attacchi contro l'Iran»
Gli Emirati Arabi Uniti «non parteciperanno ad alcun attacco» contro l'Iran dal loro territorio, ha assicurato l'ambasciatore degli Emirati presso l'ONU a Ginevra Jamal Al-Musharakh, smentendo che i suoi paesi siano serviti da base alle offensive contro Teheran.
«Le nostre basi non sono state utilizzate per attaccare l'Iran (...). Come Emirati Arabi Uniti non parteciperemo ad alcun attacco contro l'Iran dal nostro territorio e non saremo mai coinvolti», ha assicurato il diplomatico, giudicando che gli Emirati siano stati presi di mira da attacchi «totalmente ingiustificati» negli ultimi giorni.
15:53
Parigi: «Pronti ad aprire le nostre riserve strategiche di petrolio»
«Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, anche ricorrendo alle riserve strategiche, al fine di stabilizzare i mercati». Lo ha detto il ministro delle Finanze francese Roland Lescure prima dell'Eurogruppo a Bruxelles.
«Continueremo a esaminare attentamente il modo in cui possiamo stabilizzare l'insieme dei flussi e l'intero mercato». «Studieremo tutte le misure possibili, compresa eventualmente la liberazione delle riserve strategiche» di petrolio. Lescure ha sottolineato che il tema è stato affrontato anche al G7 Finanza, ma ha rinviato al comunicato che sarà diffuso per chiarire cosa si sia deciso al riguardo.
15:53
Parmelin: «Prematuro per ora applicare diritto neutralità»
È troppo presto per giudicare se il diritto di neutralità sia applicabile in seguito all'azione militare degli Stati Uniti e di Israele in Iran. Questo meccanismo non può essere attivato per «ogni incidente armato» nel mondo, ha dichiarato oggi durante l'Ora delle domande il presidente della Confederazione Guy Parmelin.
«Si parla di conflitto armato internazionale quando vi è ricorso alla forza armata tra diversi Stati. Inoltre, il conflitto deve avere una certa durata e intensità», ha spiegato il presidente della Confederazione.
Il criterio della durata e dell'intensità è importante perché l'applicazione del diritto di neutralità comporta «cambiamenti considerevoli», ha aggiunto. Esso non può essere attivato per «ogni singolo incidente armato».
Dall'escalation del conflitto in Medio Oriente il 28 febbraio, non è stata rilasciata alcuna autorizzazione all'esportazione di materiale bellico verso gli Stati Uniti, ha assicurato il «ministro» dell'economia, della formazione e della ricerca. Per quanto riguarda Israele, le esportazioni non sono autorizzate da anni.
L'applicazione del diritto di neutralità comporterebbe la cessazione delle forniture di armi e la chiusura dello spazio aereo svizzero agli aerei militari statunitensi.
Gli Stati Uniti sono il secondo cliente più importante della Svizzera per l'esportazione di materiale bellico. Nel primo semestre del 2025 Washington ha acquistato materiale per un valore superiore a 50 milioni di franchi.
15:31
Mitsotakis: «Ogni centimetro di territorio europeo è inviolabile»
«È giunto il momento di mettere in chiaro che ogni centimetro di territorio europeo è inviolabile; se non ora, quando?». Lo ha affermato il premier ellenico, Kyriakos Mitsotakis, nelle dichiarazioni congiunte alla stampa dopo il suo incontro con il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente della Repubblica di Cipro Nikos Christodoulidis a Pafo, nell'isola di Cipro.
Mitsotakis ha ribadito che «la Cipro della famiglia europea non è e non sarà mai sola», e ha chiarito che l'iniziativa di alcuni Stati dell'UE, come la Grecia, di rafforzare la protezione dell'isola ha «come unico obiettivo la difesa» ed è «lontana da qualsiasi coinvolgimento bellico».
Mitsotakis ha ringraziato Macron per la pronta mobilitazione della Francia, e ha ricordato il contributo dell'Italia e della Spagna che hanno deciso a loro volta di inviare fregate a protezione di Cipro.
Il premier greco ha poi aggiunto: «Dobbiamo rimanere vigili, pronti a rispondere ad altre minacce», evocando la possibilità di nuove ondate migratorie. Mitsotakis ha infine invitato a evitare «operazioni su larga scala» in Libano, riporta l'emittente radiotelevisiva pubblica greca Ert.
15:13
UE: «In Iran pronti a facilitare il ritorno ai negoziati»
«L'Unione europea è un partner di lunga data e affidabile per la regione in questi momenti difficili ed è pronta a contribuire in ogni modo possibile per aiutare a distendere la situazione e facilitare il ritorno al tavolo dei negoziati: sebbene l'ordine internazionale basato sulle regole sia sotto pressione, crediamo fermamente che il dialogo e la diplomazia siano l'unica via praticabile per andare avanti», si legge nel comunicato congiunto diramato dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al termine di una conferenza telefonica con i leader della regione del Golfo.
Costa e von der Leyen hanno anche «ribadito l'importanza delle operazioni di difesa marittima Aspides e Atalanta, volte a proteggere le vie navigabili critiche e a prevenire qualsiasi interruzione delle catene di approvvigionamento vitali. Hanno inoltre espresso la loro disponibilità a personalizzare e potenziare ulteriormente tali operazioni al fine di rispondere meglio alla situazione», recita la nota.
I due leader europei hanno pure «espresso profonda preoccupazione per l'impatto della crisi regionale sul Libano e le sue gravi ripercussioni sulla popolazione civile, che hanno provocato sfollamenti su larga scala. Hanno sottolineato la necessità di proteggere i civili e di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale del Libano».
«In tale contesto, la presidente von der Leyen ha annunciato la mobilitazione delle scorte di ReliefEU per fornire assistenza a circa 130'000 persone in Libano, con un primo volo previsto per domani», si legge ancora nella dichiarazione.
ReliefEU è uno strumento di risposta alle emergenze che può essere attivato dai partner e dalle organizzazioni umanitarie per sostenere le operazioni di risposta in caso di catastrofi improvvise o di aggravamento di una crisi in corso. Il suo obiettivo è fornire assistenza efficace, efficiente e tempestiva alle persone bisognose, in previsione di un pericolo immediato e prevedibile all'indomani di una catastrofe e in situazioni di crisi prolungate in cui sono state individuate lacune operative, come si legge sul sito della Commissione europea.
14:57
Rubio: «Gli obiettivi della missione in Iran sono chiari: distruggere i missili»
«Gli obiettivi della missione in Iran sono chiari: distruggere i missili». Lo ha detto il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa newyorkese Bloomberg.
Le forze americane stanno cercando di distruggere anche la marina iraniana, ha aggiunto. «Il mondo sarà un posto più sicuro quando il conflitto in Iran sarà finito», ha messo in evidenza.
«Ogni giorno che passa il regime ha meno missili», ha detto Rubio. «Questo è un regime terroristico e li vediamo condurre il terrorismo utilizzando elementi di stato-nazione, usando armi come missili e droni per attacchi unidirezionali, e l'obiettivo di questa missione è distruggere la loro capacità di continuare a farlo», ha messo in evidenza.
Intanto la Nato, per bocca di una portavoce, ha confermato di aver «nuovamente intercettato un missile diretto verso la Turchia. L'Alleanza è fermamente pronta a difendere tutti gli alleati da qualsiasi minaccia».

