Guerra in Ucraina
Putin, "un leader sotto pressione"
Teleticino
21.09.2022 20:55

Dopo il discorso del presidente russo Vladimir Putin relativo alla "mobilitazione parziale", i colleghi di Ticinonews ne hanno parlato con Claudio Bertolotti dell'Istituto per gli studi di politica internazionale. Per Bertolotti, la presa di posizione del presidente russo "è quella di un leader sotto pressione" e al momento gode di pochissimi appoggi internazionali.
“In questa
situazione ritengo necessario prendere la seguente decisione. È del tutto adeguata
alle minacce che dobbiamo affrontare, vale a dire proteggere la nostra patria,
la sua sovranità e integrità territoriale, garantire la sicurezza del nostro
popolo e del popolo nei territori liberati. Ritengo necessario sostenere la proposta
del Ministero della difesa e dello Stato Maggiore generale di condurre una mobilitazione
parziale della federazione russa. A Washington, Londra e Bruxelles stanno spingendo
direttamente Kiev a trasferire le operazioni militari nel nostro territorio.
Non possono più nascondersi, dicono che la Russia dovrebbe essere sconfitta con
tutti i mezzi sul campo di battaglia e venir privata della sovranità politica, economia
e culturale, o in generale di qualsiasi sovranità, con il completo saccheggio
del nostro Paese. È stata evocata anche una minaccia nucleare. A chi si
permette di fare simili affermazioni sulla Russia, vorrei ricordare che anche
il nostro Paese dispone di vari mezzi di distruzione alcune armi sono più
moderne di quelle dei Paesi NATO e se l’integrità territoriale del nostro Paese
sarà minacciata, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la
Russia e il nostro popolo. Non si tratta di un bluff.”. Sono le parole
pronunciate questa mattina dal presidente Putin, quando ha annunciato la “mobilitazione
parziale”. Ma come vanno interpretate queste parole? I colleghi di Ticinonews
ne hanno parlato con Claudio Bertolotti dell’Istituto per gli studi di politica
internazionale.
“Un leader sotto pressione”
Per Claudio Bertolotti “La presa di posizione di Putin è quella di un leader sotto
pressione che cerca di mantenere un equilibrio tra quelle che sono le istanze
dei falchi intransigenti”, precisando che “al tempo stesso il volar con piacere
i miliari dando l'impressione di non perdere la guerra e la necessità di
rafforzare il consenso interno che tende sempre più ad indebolirsi con il progredire
della guerra.”
Il punto sulla diplomazia
Ma anche sul piano diplomatico è necessario fare
il punto, proprio perché la settimana scorsa c'è stato l’appuntamento a Samarcanda
e anche qui i rapporti tra la Russia e altre nazioni amiche non sembrano essere
così splendidi. Ancor
prima di aver pronunciato le parole “mobilitazione parziale”, il discorso di
Vladimir Putin pronunciato questa mattina aveva sortito un primo effetto.
Secondo il media indipendente Meduza, alle 18:00 di ieri le ricerche Google su
“come lasciare la Russia” erano aumentate in modo repentino. Nei minuti successivi al discorso, questa
mattina i voli per Georgia, Turchia e Armenia erano sold-out – ha scritto The
Moscow Times, un altro portale indipendente. Indicazioni, da prendere sempre
con una certa cautela, su come una guerra ad ampio spettro non goda di grande
sostegno nella popolazione reclutabile, ma soprattutto – e in questo caso il
dato è più solido – fra gli investitori. Ieri l’indice dei titoli di Mosca è
crollato del 10%, in particolare
sofferenza i giganti dell’energia Rosfnet e Gazprom che durante la giornata
hanno toccato un meno 12%. Un’ondata d’incertezza che ruota attorno ai
referendum indetti nei territori occupati di Lugansk, Donetsk, Kherson e
Zaporizhzhia, i cui cittadini si esprimeranno sull’annessione alla Federazione
Russa. Vladimir Putin oggi non ci ha girato troppo attorno, se la
controffensiva ucraina, sostenuta dalla NATO, riconquisterà territori facenti
parte della Federazione, il conflitto ucraino entrerà in nuova fase. Nel corso
delle settimane gli scontri si sono concentrati lungo una linea del fronte di
circa un migliaio di chilometri dall’Oblast di Kherson, nel centro-sud del
paese, fino al margine orientale dell’Oblast di Kharkiv, nella città di Izium.
Un’operazione militare che la Russia, da qualsiasi punto la si guardi, non sta
vincendo. Anche l’appoggio internazionale attorno al Cremlino sta scemando. Nel
corso del summit della Shangai
Cooperation Organization tenutosi a Samarcanda negli scorsi giorni,
Cina, India e Turchia hanno fatto intendere chiaramente che non sosterranno la
guerra, invitando il presidente russo a più miti consigli. Un invito, alla luce
dei fatti, rimasto inascoltato dal leader del Cremlino.
Pochi appoggi internazionali
La Russia sembra quindi
godere di pochissimi appoggi internazionali. La Cina e l’India hanno
sicuramente un atteggiamento propositivo verso la Russia rispetto all’Occidente,
come sostiene Bertolotti. “L'India e la Cina
sono state elegantemente perentorie nella presa di posizione dei confronti
della guerra avviata e condotta da Putin in Ucraina. Pechino ha negato la
possibilità di aiuti militari alla Russia tant'è che si è parlato di richieste di
Mosca alla Corea del Nord per la fornitura di razzi e proiettili. Addirittura
all'Iran per la fornitura di droni. Dall'altro lato Nuova Dehli non ha lasciato
addito a dubbi nell'affermare che questo non è il momento della guerra e la
pace deve essere l'obiettivo primario da perseguire. Dunque Putin che guardava
Samarcanda come un'occasione per cercare di rafforzare la propria posizione, di
veder confermati gli alleati, ha invece incassato un risultato molto più
negativo di quanto non si aspettasse”.

