Iraq
Sadr annuncia il ritiro, caos e scontri a Baghdad
Keystone-ats
29.08.2022 22:46

Foto: Immagine Shutterstock
Una giornata di ordinaria violenza è andata in scena a Baghdad, in un Iraq sempre più dilaniato dalla contesa inter-sciita tra il leader Moqtada Sadr, vincitore alle ultime elezioni, e i partiti armati filo-iraniani, sconfitti alle urne ma da anni parte del sistema egemonico iracheno.
Mentre l'Iran ha sospeso i voli di linea per l'Iraq e gli Stati
Uniti descrivono la situazione "preoccupante", il bilancio
provvisorio delle violenze sale col passare delle ore: 12 sono gli uccisi e
decine i feriti da spari di arma da fuoco esplosi da non meglio precisati
uomini armati.
Violenze e scontri
Alcune fonti accusano membri delle milizie jihadiste sciite
filo-iraniane, ostili proprio ai sadristi, che hanno strappato e dato alle
fiamme i simboli dell'influenza iraniana in Iraq. Altre fonti puntano invece il
dito contro le forze di sicurezza governative, intervenute con gas lacrimogeni
e "proiettili sparati ad altezza uomo" per disperdere la folla di
seguaci di Sadr nella super-fortificata Zona Verde, dove sorgono le sedi
istituzionali, le ambasciate, gli uffici dell'Onu e di altre organizzazioni straniere.
L'esercito ha prima annunciato l'imposizione del coprifuoco a Baghdad e poi, in
serata, ha esteso la misura a tutto il Paese. Ma le violenze sono proseguite,
con scontri nelle strade di miliziani delle fazioni rivali.
Assaltato il Palazzo della Repubblica
La spirale di violenza si era innescata a metà giornata quando i
sadristi si sono mobilitati in massa nella Zona Verde dopo che il loro leader
aveva annunciato di ritirarsi dalla vita politica: una decisione solo in
apparenza estrema, appositamente presa da Sadr per sparigliare le carte
negoziali nel contesto del muro contro muro da mesi in corso con il fronte
sciita rivale. Centinaia di suoi seguaci hanno così preso d'assalto il Palazzo
della Repubblica, sede del governo, dopo che nelle settimane scorse avevano
occupato i locali del parlamento e, nei giorni scorsi, avevano minacciato di
fare altrettanto con la sede del Consiglio superiore della magistratura.
Chi è Sadr
Sadr, che vanta discendenze dirette dal profeta Maometto, è
rampollo ormai maturo di una delle casate sciite più influenti di tutto il
Medio Oriente, con ramificazioni dall'Iran al Libano. Bollato a lungo come
leader populista e radicale, l'ex capo delle milizie anti-americane nell'Iraq
post-Saddam ha nel corso degli anni preso sempre più le distanze dal vicino
Iran e rafforzato la base di consenso traducendo la popolarità in una serie di
successi elettorali, fino alla netta vittoria registrata alle consultazioni dello
scorso ottobre (73 seggi sui 329 totali).
Eventi precipitati
In un Medio Oriente in cui i governi non vengono quasi mai guidati
da chi vince le elezioni bensì da oligarchie capaci di dividersi la torta del
potere attraverso la formula dell'unità nazionale, Sadr ha per mesi insistito,
invano, nel voler ricoprire un ruolo di spicco sia nella scelta del premier
(uno sciita) sia nella nomina del capo di Stato (un curdo), cariche entrambe
vacanti. Dentro e fuori l'Iraq, dominato dalla spartizione di influenza
iraniana e statunitense, nessuno ha sostenuto la formula di Sadr, che ha fatto
più volte ricorso alla sua arma migliore: la mobilitazione dei suoi seguaci con
l'occupazione fisica dei luoghi del potere istituzionale. Di fronte
all'ennesimo stallo, Sadr ha prima ritirato tutti i suoi deputati e ha poi
chiesto lo scioglimento del parlamento, mosse rivelatesi inefficaci. Ha così
invitato, sabato scorso, tutti i leader politici, lui compreso, a ritirarsi da
ogni carica politica. Fino all'annuncio odierno, quando gli eventi sono
precipitati.

