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Trump: «Guerra economica contro l'Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Red. Online, Ats
20.08.2026 06:39

Foto: © Jacquelyn Martin
Il presidente americano apre un nuovo fronte nella guerra: un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
22:19
Roma, Londra, Parigi, Berlino: «Basta insediamenti in Cisgiordania»
La dura polemica tra il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e quello israeliano Gideon Sa'ar sulla vicenda degli insediamenti nel cosiddetto distretto E1, tra Ma'aleh Adumim e Gerusalemme, era già cominciato giovedì mattina.
«Inaccettabile, distruttivo e pericoloso per la soluzione dei due Stati», ha scritto da Londra Miliband. Successivamente è arrivata la dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Italia e Regno Unito che chiedono a Israele di bloccare l'espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania.
I quattro Paesi affermano che «la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi».
Il ministro israeliano Sa'ar in mattinata aveva già risposto a Miliband dicendo di «rifiutare categoricamente la sua dichiarazione e il tono paternalistico delle sue parole». «Non ci sono state nuove decisioni riguardo allo sviluppo dell'area E1. La decisione è stata presa nel 2025. Il processo di gara d'appalto è in corso da diversi mesi, alcuni documenti relativi alla gara sono stati pubblicati soltanto negli ultimi giorni», ha scritto su X sottolineando che «la Gran Bretagna controlla ancora oggi territori coloniali a migliaia di chilometri dalle proprie coste: è assurdo che oggi faccia la predica al popolo ebraico... e attribuisca colpe esclusivamente a Israele, ignorando l'estremismo palestinese».
Nella giornata di giovedì, un gruppo di organizzazioni per i diritti umani e comunità palestinesi ha chiesto al tribunale distrettuale di Gerusalemme di emettere un'ingiunzione provvisoria che ordini il congelamento della prima gara d'appalto. Di fatto i piani approvati dall'alto comitato di pianificazione dell'amministrazione civile israeliana nell'agosto 2025 prevedono la costruzione di 3.412 unità abitative nel distretto E1.
Il che aumenterebbe la popolazione di Ma'aleh Adumim, già una delle più grandi città ebraiche della Cisgiordania, di circa 12.000 abitanti, dagli attuali 38.000. Il corridoio E1 si estende per circa 12 chilometri quadrati all'interno dei confini giurisdizionali di Ma'aleh Adumim, e qualsiasi costruzione in quell'area entrerebbe a far parte dell'insediamento urbano esistente.
L'area è considerata strategica perché funge da corridoio di collegamento tra la Cisgiordania meridionale e quella settentrionale. Il progetto di costruzione E1, elaborato per la prima volta dal governo Shamir nel 1991 e portato avanti dal governo Rabin a metà degli anni '90, nel tentativo di creare una contiguità territoriale israeliana intorno a Gerusalemme, ha affrontato decenni di opposizione da parte degli Stati Uniti proprio a causa della sua ubicazione.
Il piano governativo per popolare l'area ha avuto un progresso questa settimana, quando il sindaco di Ma'aleh Adumim, Guy Yifrach, ha annunciato l'avvio della costruzione delle prime 1.400 unità abitative della zona. Quando il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich approvò la costruzione sulla E1 nell'estate dello scorso anno, disse che avrebbe «rappresentato il colpo di grazia per le aspirazioni a uno Stato palestinese». In seguito alle dichiarazioni di Smotrich, l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri Kaja Kallas affermò che «il piano E1 mina la soluzione dei due Stati».
19:28
La Corte annulla la decisione del governo Netanyahu di chiudere Army Radio
La Corte suprema israeliana ha annullato all'unanimità la decisione del governo di chiudere la radio dell'esercito, Army Radio. Lo riferiscono i media israeliani.
Secondo i giudici, la decisione è stata presa «sulla base di una considerazione estranea e illegittima. La sentenza è stata redatta dal giudice Yechiel Kasher che, nella conclusione della sentenza, ha sottolineato: »Non si può accettare che un'autorità pubblica decida che, poiché le parole di un conduttore non sono di suo gradimento, debba 'chiudergli il microfono'«.
La decisione di chiudere la radio dell'esercito era stata presa lo scorso dicembre, quando il governo aveva approvato all'unanimità la proposta del ministro della Difesa Israel Katz. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva commentato la questione, affermando: »Una stazione militare che trasmette sotto l'autorità dell'esercito... mi sembra che esista in Corea del Nord e forse in altri Paesi, e certamente non vogliamo essere annoverati tra questi«, aggiungendo di essere aperto alle proposte di chiudere o privatizzare Galei Tzahal, e di credere nella concorrenza.
Secondo i giudici della Corte suprema la decisione era stata presa »sulla base di una considerazione estranea e illegittima: l'insoddisfazione dei responsabili della decisione per il fatto che, a loro giudizio, le trasmissioni fossero contrarie alle loro posizioni«. La Corte ha chiarito di ritenere che il governo abbia l'autorità di ordinare la chiusura della stazione radio, qualora una simile decisione venga presa »legalmente e sulla base di considerazioni pertinenti«.
Il giudice Yechiel Kasher, con il consenso delle giudici Daphne Barak-Erez e Alex Stein, ha scritto: »Un governo che agisce in questo modo opera in maniera palesemente antidemocratica, poiché il fondamento sul quale poggia ogni governo democratico è il riconoscimento che il potere non può essere utilizzato per mettere a tacere chi esprime opinioni che non sono di suo gradimento«.
15:22
Guterres: «Allarmato per i nuovi insediamenti»
Il segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, «è profondamente allarmato dalle notizie relative a nuovi avamposti illegali di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata».
«È particolarmente preoccupato per gli sviluppi legati all'insediamento E1, che interromperebbe di fatto il collegamento tra la parte settentrionale e quella meridionale della Cisgiordania. Ciò comporterebbe gravi conseguenze per l'integrità territoriale del Territorio Palestinese Occupato e rappresenterebbe una minaccia esistenziale per la soluzione a due Stati».
Lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Guterres «esorta Israele ad astenersi dall'intraprendere ulteriori passi in tal senso e ad agire in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e in linea con il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024», ha aggiunto.
09:48
Ben-Gvir mostra in un video il cantiere della forca per i palestinesi
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha diffuso un video in cui mostra il cantiere del patibolo sul quale, sostiene, saranno impiccati i terroristi palestinesi.
Nel video, che sta circolando sui social, il ministro dell'ultradestra afferma inoltre che nella struttura ci saranno dei punti da cui si potrà assistere alle esecuzioni capitali «come negli Stati Uniti».
«Ecco la struttura, è qui che verranno giustiziati i terroristi - afferma Ben-Gvir di fronte a un cantiere - Ci sarà una forca per l'impiccagione, sale da cui le vittime dei crimini potranno venire ad assistere come si fa negli Usa. Stiamo mantenendo la promessa fatta, c'era chi la sottovalutava, c'era chi la prendeva in giro: questo posto ora sta iniziando a prendere forma, la struttura è in costruzione».
06:29
Trump: «Guerra economica contro l'Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Donald Trump apre un nuovo fronte nella guerra contro l'Iran, un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo. «Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell'Iran un'opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l'hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti», ha annunciato il presidente americano su Truth dopo che da giorni si rincorrevano le voci di nuove durissime sanzioni di Washington contro i pasdaran. Il tycoon ha anche avvertito che «qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all'Iran un'ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende». Trump si riferisce in particolare al contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro e le società di facciata fornite da paesi terzi, per lo più Russia e Cina, che in questi anni hanno consentito a Teheran di aggirare le misure occidentali. «Sapete bene chi siete. Sarà un 'D-Day economico' e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall'Iran», ha insistito The Donald. «Questi fanatici sono alle corde, queste misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di diffondere il terrore nel mondo». Di quali «misure storiche» si tratti, tuttavia, non è ancora chiaro. Anche perchè in questi mesi il segretario al Tesoro Scott Bessent ha varato diverse azioni volte a colpire valuta, società di comodo e intermediari che aiutano i pasdaran a movimentare denaro attraverso il sistema finanziario internazionale. E allora le ipotesi formulate dagli analisti vanno dal blocco terrestre delle merci alla stretta sulle raffinerie indipendenti cinesi che rappresentano un quarto della capacità di raffinazione di Pechino. Ma circola anche la teoria di un sistema di sanzioni di secondo grado, come ha lasciato intendere anche il tycoon nel suo post, quelle contro chi aiuta a eludere la stretta americana all'Iran come avvenuta in passato contro la Russia. Anche in questo caso le misure colpirebbero soprattutto banche e aziende cinesi, aprendo il fronte di uno scontro con Pechino a un mese dalla visita di Xi Jin Ping a Washington.
06:19
Il punto alle 6.00
Formalmente scaduto il cessate il fuoco tra USA e Iran
previsto dal memorandum di intesa di giugno, a sua volta naufragato nel giro di
poche settimane, resta lo stallo nel conflitto scoppiato il 28 febbraio. E
mentre Donald Trump riflette sulla strategia da adottare per uscire
dall'impasse senza compromettere le elezioni di midterm, Teheran alza il tiro e
minaccia gli alleati americani, non solo nel Golfo Persico, ma anche in Europa.
Secondo il Financial Times, l'Iran avrebbe infatti valutato
la possibilità di allargare il suo raggio di azione, fino a colpire obiettivi
militari statunitensi nel sud e sudest del Vecchio Continente, qualora il
presidente americano decidesse di riprendere gli attacchi. «La NATO è pronta ad
affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere
tutti gli Alleati», è stata la reazione immediata dell'Alleanza Atlantica di
fronte alla nuova minaccia.

