Guerra in Ucraina
“Un periodo molto difficile per tutto il Paese”
Redazione
14.11.2022 06:10

Foto: Immagine Ticinonews
Miecilak Mokrgiski, arcivescovo di Leopoli, racconta il difficile momento vissuto dalla popolazione ucraina. “Sentiamo costantemente le sirene che ci avvisano della partenza di missili”.
Un’atmosfera di tristezza, preoccupazione e insicurezza.
Così l’arcivescovo e metropolita di Leopoli Miecilak Mokrgiski, presente sabato
a Lugano in qualità di relatore per l’incontro sul tema "Fede,
persecuzione e martirio", descrive
ai microfoni di Ticinonews il clima che si vive in Ucraina a causa del
conflitto. “Stiamo attraversando un periodo molto difficile per tutto il Paese e
anche per la città di Leopoli”, spiega Mokrgiski. “Noi per fortuna possiamo
dire di non vedere combattimenti tutti i giorni. Sentiamo però costantemente le
sirene che ci avvisano della partenza di missili”. La gente “deve quindi
correre a nascondersi nei posti più sicuri, vengono chiusi gli uffici, i bambini
lasciano le classi. Si fermano sia mezzi di comunicazione sia il lavoro”.
L’accoglienza dei profughi
Una Leopoli in grande difficoltà quella descritta
dall’arcivescovo, ma che all’inizio della guerra, mentre altrove nel Paese
imperversava la guerra, ha accolto numerosi profughi in fuga. “Arrivavano tutto
il giorno, e anche durante la notte. Dovevamo accoglierli e poi organizzare i trasporti,
perché alcuni partivano per l’Europa, verso la Polonia, la Svizzera o la
Germania. C’è stato un grande movimento ed è stato complicato per noi
organizzare tutto”. La città, come detto, non è però rimasta immune al conflitto
armato. “Sono state demolite fabbriche, officine di recupero aerei e hanno
anche provato a distruggere una ferrovia”, racconta Mokrgiski. Inoltre, in un campo
dell’esercito a 50 km. da Leopoli “sono morte oltre 100 persone”.
Il ringraziamento
La diocesi ha fatto comunque
il possibile per rendersi utile in questa situazione difficile, accogliendo i
numerosi profughi che giungono ancora in città. E continua a farlo, anche
grazie alle numerose collaborazioni con l’Europa e con il nostro Paese. “Siamo molto
grati alla Svizzera e alla Conferenza episcopale dei cattolici svizzeri, così
come alle altre organizzazioni che sono giunte portando aiuto umanitario. Noi
da soli, con le nostre risorse, non avremmo potuto venire incontro ai bisogni
di tanta gente”, conclude l’arcivescovo.

