Hockey
Calvin Thürkauf: "NHL? Voglio vincere il titolo con il Lugano"
Redazione
08.02.2024 07:30

Dopo la stagione su alti livelli che sta proponendo, il capitano dell'HC Lugano Calvin Thürkauf ha parlato ai microfoni di Ticinonews del suo passato, della sua stagione e del futuro.
L’HC Lugano è in
piena corsa playoff facendo segnare 144 reti all’attivo (terzo miglior attacco
in National League). Un grande apporto offensivo arriva dal suo capitano Calvin
Thürkauf che in questa stagione ha collezionato 23 gol e 30 assist. In questa
pausa per le nazionali abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con
l’attaccante zughese dei bianconeri che, dopo delle prestazioni di questo
livello, sente le sirene nordamericane.
Ultima pausa di
questo campionato, mancano sei partite e siete al sesto posto. È una stagione
soddisfacente?
"Sì, sicuro. Ora
abbiamo molti infortunati, speriamo di recuperarli e finire la stagione nel
miglior modo. Dobbiamo fare più punti possibili, perché vogliamo entrare nei playoff e ora come ora siamo in top-6. Se
continuiamo a lavorare così riusciremo a centrare l’obiettivo".
Hai parlato di
tanti infortuni. Hai mai vissuto una cosa simile in carriera?
"No, mai. Fa parte
dell’hockey, ovviamente. Onestamente è incredibile aver avuto tutti questi
infortuni a stagione in corso. Siamo stati sfortunati, ma è anche una grande
opportunità per i giovani per migliorare e prendersi le loro responsabilità,
per essere più stabilmente in rosa e per misurarsi con loro stessi per il
futuro".
È stato difficile
tenere alto il morale durante questi momenti?
"No, non penso. L’hockey
è così: a volte ti va bene con gli infortuni, altre volte no. Noi siamo
stati sfortunati, ma in ogni caso stiamo lavorando duro e stiamo facendo un
buon lavoro come squadra. Non importa chi si infortuna: c’è sempre qualcuno che si
prende le sue responsabilità".
Siete al sesto
posto nonostante gli infortunati. Qual è il potenziale in post-season?
"Nell’hockey non
sai mai cosa può succedere. I playoff sono una giungla: a volte sei fortunato e
ci sono delle circostanze favorevoli. In ogni caso bisogna prendere partita per
partita, ma prima di tutto dobbiamo entrarci nei playoff. Questo è il nostro
obiettivo principale".
La vostra super
linea ha contribuito a questa posizione in classifica. È così? Quali sono i segreti?
"Sì (ride), siamo
una grande linea, ma i risultati non arrivano da un solo terzetto. Ogni giocatore
in squadra sta facendo un buon lavoro e anche negli special teams, soprattutto
nel penalty killing. Quali sono i segreti? È una domanda difficile. Abbiamo una buona alchimia. Sappiamo esattamente dove si posizionano gli altri
giocatori, anche perché abbiamo uno stile di gioco molto nordamericano. In questo
modo possiamo fare grandi cose. Con questa linea siamo anche molto solidi
difensivamente. Anche se in qualche partita non andiamo a punti, diamo molta
energia al gioco e forniamo un grande apporto alla squadra. Non importa chi segna,
se la linea di Arcobello o quella di Kempe, è uno sport di squadra. Carr? Abbiamo una buona
relazione. È due anni che giochiamo insieme e abbiamo una buona intesa sul
ghiaccio. Ogni coppia ha alti e bassi, ma rimane una grande compagno di
squadra".
Abbiamo parlato
della tua linea, ma parliamo della tua stagione straordinaria. Ti aspettavi di raggiungere questo livello?
"È incredibile
pensare a quello che sta succedendo. Però devo pensare alla mia linea e alla
squadra, senza le quali non avrei potuto giocare una stagione così. Ho fatto un
buon lavoro in estate per aggiustare il mio stile di gioco, e ho anche perso peso
per essere più agile sul ghiaccio. Una volta che ti
sblocchi non ti fermi più (ride). Penso comunque che si debba fare del proprio
meglio ogni sera. Posso segnare, fare assist, fare punti per la mia linea, ma
bisogna mantenere la mentalità per dare sempre il massimo".
Nella classifica
marcatori sei in testa insieme a Sörensen. Ci pensi a finire al primo posto?
"Sì, è ovvio che
un po’ ci penso, ma viene prima la squadra. Sono qui per l’HC Lugano e non per
me stesso. Ovviamente se la squadra va bene, anche i giocatori performano. Ma
non avrebbe senso essere in cima alla classifica topscorer e poi non andare ai
playoff".
La scorsa
stagione hai fatto più fatica. Cos’è cambiato?
L’anno scorso è
stata una stagione meno buona, poi nel post-season è andata meglio. In
estate ho giocato i Mondiali e mi sono accorto che dovevo cambiare qualcosa. Mi
sono allenato e mi sono concertato sulle cose che dovevo migliorare. Ho
lavorato anche sulla costanza: l’anno scorso ho avuto molti alti e bassi e sapevo di dover migliorare. Ho cambiato la mia dieta e le mie abitudini e questo mi ha
aiutato ad alzare il livello delle mie prestazioni".
Ti reputi un
giocatore da playoff dal punto di vista mentale e fisico?
"Amo l’aspetto
fisico di questo sport. Nei playoff è tutto più veloce e duro e io mi ci trovo
alla grande. Quest’estate ho migliorato alcune caratteristiche per giocare
tutta la stagione così".
Che ruolo ha Luca
Gianinazzi nella tua crescita?
"Giana ha avuto un
ruolo importante nel mio sviluppo, perché chiede tanto alla sua squadra e ad
ogni giocatore. Lavoriamo tanto assieme e guardiamo spesso i video per capire
cosa possiamo migliorare come singolo o come collettivo. L’anno scorso è stato
un po’ difficile per tutti con il cambio allenatore a stagione in corso. Quando
le acque si sono calmate e abbiamo preso il ritmo è andata bene. Giana è
importante per noi e dobbiamo continuare a lavorare così".
L’anno scorso con
il cambio allenatore si diceva che tu facessi fatica ad adattarti al gioco di Gianinazzi.
È stato così?
"Sì e no. Era un
momento un po’ strano per me. Erano due sistemi di gioco completamente diversi. Giana
ha un gioco più strutturato rispetto a Chris. Penso di aver trovare il mio
ruolo in squadra, anche l’anno scorso nonostante non segnassi. A volte se il
puck non ti aiuta, devi lavorare in modo che le cose vadano meglio".
La scorsa
estate è stata ricca di cambiamenti, uno di questi è stato il
cambio di capitano, con la “C” che è passata sul tuo petto. Ti aspettavi questa
decisione oppure ti ha sorpreso?
"Sì e no… Da un
lato è stata una sorpresa, però succede che con l’arrivo di un nuovo allenatore
si cerchino delle nuove dinamiche. Sicuramente è un grande onore poter essere il capitano di
un club così storico, aggiunge ulteriore pressione nei miei confronti per
spingermi a dare il meglio ogni partita. È un qualcosa che mi aiuta a restare
ancor più concentrato per dare il mio totale supporto all’intera organizzazione:
dalla squadra ai tifosi. Non succede ogni giorno che un
giocatore di 26 anni ricopra questo ruolo. Voglio ripagare quanto mi ha dato
questo club: mi hanno aiutato in determinate situazioni, nel momento in cui non
ero perfettamente in chiaro su come stesse andando la mia vita dopo il mio
infortunio alla gamba. Fortunatamente in questo senso le cose
stanno andando bene e sto contribuendo anche così ad aiutare i miei compagni.
Però alla fine importano davvero le performance della squadra, non le mie
personali".
Nello
spogliatoio che tipo di leader sei?
"Direi che lo
siamo tutti insieme, non sono io l’unico. Siamo tutti adulti che hanno vissuto
esperienze in varie squadre giocando in diversi ruoli nelle rispettive
carriere. Quindi ci aiutiamo tutti vicendevolmente, anch’io se ho dei piccoli
problemi legati a delle faccende da capitano so che posso contare su Arcobello.
Non si tratta dunque di una leadership legata a un giocatore, bensì a una
mentalità di squadra, siamo tutti uniti".
Durante
l’estate di due anni orsono hai firmato un rinnovo fino al 2029, cos’è che ti
ha spinto a legarti per così tanto tempo al Lugano?
"Volevo ripagare questa
squadra per la fiducia che mi è stata data dopo il mio infortunio ai tempi
dello Zugo. Adoro stare qui, c’è un’atmosfera straordinaria: i tifosi, il club,
la città… è tutto davvero bellissimo. Mi sono innamorato del Ticino. Come ho
detto, vedo come la squadra si sta sviluppando negli ultimi due anni e mi
immagino un bel futuro davanti a noi e voglio farne parte".
In un’altra
intervista avevi detto che con l’infortunio di Zugo temevi addirittura per la
tua carriera, quanto sei stato vicino a smettere di giocare a hockey?
"Sì, è stato senza
dubbio un momento difficile della mia carriera. Mi sono rotto la gamba a metà
stagione, quindi sono dovuto stare fermo per la restante parte dell’anno. È
stata dura perché non sapevo che cosa avrebbe comportato per la mia carriera.
Per me era diventata un’incognita il fatto di trovare un posto in un’altra
squadra, in quel momento non potevo sapere se avrei poi ricevuto l’opportunità
di giocare altrove. Nel momento in cui è arrivata l’offerta del Lugano ho
pensato che non avessi niente da perdere. Ne ho parlato anche con i miei
genitori che mi hanno detto che sarebbe stata un’occasione per me per
dimostrare alla Svizzera quanto valessi. È stata una splendida decisione e sono
grato dell’opportunità che mi è stata data. Questo è stato uno dei motivi che
mi hanno spinto a ripagare la fiducia dell’HC Lugano".
Ti aspettavi
di poterti integrare così bene qui, malgrado sia un altro Cantone, un altro
ambiente e una cultura diversa?
"Sì e no…
all’inizio di sicuro non è stato evidente con la barriera linguistica. Ma credo
sia bello anche uscire dalla propria comfort zone: si può imparare una nuova
lingua, conoscere altre persone e altre zone del Paese. È stata una delle cose
che mi sono piaciute del Ticino, avere anche a che fare con persone che non
parlano il tedesco, è stata una bella avventura finora".
Sbaglio se
dico che tu hai capito subito come farti amare dai tifosi? Oltre ad aver
imparato la lingua sembra che senti anche molto i derby, penso anche alla tua
esultanza sotto la curva dell’Ambrì…
"Sì quello forse è
stato un po’ sopra le righe… ma il derby è derby. È una partita sempre
emozionale, mi piace senza dubbio giocare questi match in cui entrambe le
squadre vogliono vincere a tutti i costi. Sono cose che capitano… faccio parte
dell’HC Lugano, non dell’Ambrì, penso che anche ai nostri tifosi sia piaciuto".
I tifosi ti
adorano ma hanno una grande paura, che tu possa andare in NHL…
"È difficile
rispondere a questa domanda… il mio
focus è sul Lugano, non penso al futuro. La mia attenzione è pienamente rivolta
al raggiungimento dei playoff e una volta arrivati lì si prova a vincere il
campionato. Sai, è il sogno
di ogni giocatore far parte della NHL, ma l’hockey è un business e non si sa
mai cosa può accadere. Quindi vedremo cosa succederà in estate".
Hai già
giocato tre partite in NHL con la maglia di Columbus, che ricordi hai?
"Ho degli ottimi
ricordi. La prima partita fu a Nashville, la seconda in casa, mentre la terza a
Minnesota. È stata una grande esperienza, giocare lì è stato il mio sogno sin
da bambino e in quei frangenti sono riuscito ad esaudirlo. Ho imparato molto in
quel periodo, malgrado la maggior parte del tempo giocassi nella AHL. Sono
cresciuto sia come giocatore che come persona e ho potuto riportarlo in Svizzera".
In
un’intervista passato hai rivelato che in Nordamerica ti trattano come un pezzo
di carne, cosa intendevi?
"È un ambiente
maggiormente legato al business, le squadre hanno i propri obiettivi e ci sono
sempre in ballo tanti trasferimenti tra giocatori. “Trades” che in Svizzera non
ci sono, per cui a dipendenza delle tue performance giochi oppure no. Ci sono
50-60 altri giocatori che vogliono giocare al posto tuo. È un clima molto differente da qui, lì “o mangi,
o vieni mangiato”. Per questo ho fatto
la metafora del pezzo di carne".
Quanto sei
diverso rispetto a quella versione di Calvin Thürkauf?
"Ora mi ritengo un
giocatore più completo: prima ero un centro two-ways più difensivo, adesso
invece ho un’impostazione più offensiva. In questo momento, a 26 anni, sto
entrando nella fase in cui un giocatore di hockey ha il proprio picco di
prestazioni. Mi ritengo fortunato di far parte di questa squadra e di avere
intorno a me compagni del genere".
In diversi
hanno un po’ scherzato sul fatto che vivere in Ohio non sia il massimo… tu che
sei stato diversi anni a Cleveland cosa ne pensi?
"La meteo non era
di certo il massimo, di sicuro diverso da Lugano o dal Ticino in generale. Ma è
un aspetto che fa parte della vita: si va a giocare dove si ottiene un
contratto. Bisogna saperci convivere, ma ci sono delle belle cose che si
possono fare e ho degli splendidi ricordi legati a questa avventura. È un
capitolo che si è chiuso, ma da cui ho imparato diverse cose che ho riportato
qui e da cui ho tratto vantaggio".

