Hockey
Kempe al Lugano per contrastare la depressione: "Fosse stato per soldi sarei rimasto a Luleå"
Redazione
23.01.2024 17:01

Mario Kempe ha rilasciato un'intervista al quotidiano svedese Aftonbladet. L'attuale attaccante del Lugano racconta il difficile periodo al Luleå e l'approdo al Lugano.
Sono passati 18 giorni dall’annuncio dell’HC Lugano dell'ingaggio Mario Kempe. Il 35enne fin qui non ha ancora messo a segno punti,
ma con lui in pista, i bianconeri non hanno mai perso e sono reduci da 4
vittorie consecutive. La sua partenza dal Luleå aveva fatto molto discutere in
patria, con i tifosi del suo vecchio club che lo avevano criticato ferocemente
sui social e in pista. Ora, a 18 giorni di distanza, Mario Kempe ha deciso di
raccontare la sua versione dei fatti: "Inizialmente ho scelto di mantenere un profilo basso. Ho
ricevuto questo suggerimento dal sindacato dei giocatori e dagli psicologi che
loro mi hanno messo a disposizione. Inoltre, ho anche sentito il bisogno di
lasciare trascorrere un po' di tempo, così da poter parlare a mente fredda”
racconta Kempe al quotidiano svedese Aftonbladet.
L'ansia a Luleå
“Non mi sentivo bene a Luleå, mi bastava vedere la pista per
farmi venire l’ansia. È così dall'estate scorsa, quando sono tornato dal mio
secondo grave infortunio al ginocchio. Ho contattato presto il mio agente e gli
ho detto che forse per me sarebbe stato meglio lasciare il club”, dichiara Kempe. “Ho parlato anche con il Luleå della mia ansia e della mia
depressione, dicendo loro che non posso giocare quando mi sento così. In
seguito, il medico del club mi ha dato degli ansiolitici per farmi sentire
meglio. Non so da dove venga questa malattia. Il club ha detto
qualcosa sul desiderio di essere più vicino alla famiglia. Ma da Luleå è facile
raggiungere la famiglia a Stoccolma, ci sono molti voli ogni giorno. Non è
questo il punto. Sono un giocatore di hockey, ho vissuto per l'hockey tutta la
vita. Penso sempre all'hockey. Ma quando ho sentito di non poter più performare
al massimo sul ghiaccio, sono entrato in una spirale negativa. Non avevo
energia e avevo problemi a dormire. È stato stressante rientrare dopo i
problemi al ginocchio", sostiene l'attuale attaccante del Lugano. "Durante l'autunno, ho iniziato a parlare con il Luleå di
come mi sentivo e ho suggerito che forse per il club sarebbe stato meglio dare
tempo di ghiaccio ai giocatori più giovani o di usare il mio stipendio per
altre soluzioni”.
La risoluzione consensuale con il club
La situazione, per club e giocatore, si era fatta difficile.
Non è infatti insolito che un giocatore voglia andarsene a stagione in corso, ma
Kempe, scrive Aftonbladet, era una delle stelle della squadra, il
giocatore più pagato, il leader che doveva trascinare la squadra: “Continuavo a discutere della situazione con il club, ma,
arrivati a dicembre, mi sentivo così male da non poter più giocare. Le
soluzioni sul tavolo erano quindi due: ritirarmi, oppure rompere il contratto. Thomas
Berglund (l’allenatore del Luleå, ndr) era convinto del fatto che dovessi
smettere di giocare, invece di cambiare squadra. Io però continuavo a sperare
che potessimo trovare una soluzione, e infine è quello che abbiamo fatto.
Quando il Luleå è uscito allo scoperto e ha detto che non facevo più parte della
squadra, alcuni club hanno iniziato a contattarmi” spiega Kempe.
La reazione dei tifosi
A fine dicembre, durante una partita casalinga del Luleå, i
tifosi hanno esposto uno strisione estremamente duro nei confronti di Mario
Kempe, in cui tra le altre cose gli auguravano di avere problemi perenni alle
ginocchia:
“Personalmente non ho visto lo striscione. Ho cancellato i
social media e spento il telefono. Amici e compagni mi hanno però raccontato
ciò che è stato detto ed esposto. È difficile, ovviamente. La passione è una
cosa positiva, ma non quando oltrepassa il limite. La cosa strana è che molti
tifosi pensavano che dovessi essere licenziato, perché le mie prestazioni erano
pessime. Ma ora che me ne sono andato, sono comunque arrabbiati”. Nelle ultime settimane, rivela Aftonbladet, il centro
svedese ha ricevuto tantissime reazioni nei suoi confronti. Il suo cellulare,
tra messaggi e segreteria telefonica, era pieno di persone con opinioni sul
giocatore e sulla persona Mario Kempe: “Ho scacciato l'odio. Sono i troll online a diffonderlo.
Adesso ho 35 anni e so che non si dovrebbe prendere sul serio cose del genere.
Non ho nemmeno fatto una denuncia alla polizia per quello che mi è stato detto.
Ho visto anche che molte persone pensano che io guadagni di più a Lugano, ma
non è vero. Se fosse stata una questione di soldi, sarei rimasto a Luleå. Io e
il Lugano abbiamo diviso le spese per il buyout e stimo che ora guadagno
circa il 30-40% in meno di quanto avrei guadagnato se avessi onorato il mio
contratto con il Luleå. Ho guadagnato dei bei soldi durante mia carriera e ora voglio
solo giocare e sentirmi bene”.
L'arrivo a Lugano
“Anche a Lugano parlo ancora con uno psicologo e prendo un
giorno alla volta. Forse mi va bene giocare all'estero, in modo da passare un
po’ inosservato. Inoltre anche cambiare ambiente si è rivelato utile per me. È
un’opportunità per ricominciare da capo, con nuove routine. Cerco di camminare
ogni giorno e di stare all’aperto, mi fa sentire bene. Voglio giocare ancora qualche anno. Poi magari lavorerò con
mio padre. O forse farò l’opinionista in televisione. Guardo molto hockey e mi
interessano i dettagli. Sarei felice di restare a Lugano, vedremo cosa succederà.
Sono un tifoso del Djurgårdens e in futuro mi piacerebbe anche giocare lì. Vedremo
cosa accadrà. Adesso l'attenzione è solo sul Lugano e se riusciamo a trovare la
quadratura del cerchio, possiamo andare lontano nei playoff” conclude
Mario Kempe.

