Hockey
L'HCL accoglie Mario Kempe, "Mi hanno detto che l'atmosfera nei derby è incredibile"
Redazione
11.01.2024 07:21

Mario Kempe si presenta ai microfoni di Ticinonews raccontando il rapporto con lo sport, le sue passioni, le sue avventure passate e il suo entusiasmo di iniziare a giocare con la maglia bianconera.
Il nuovo acquisto del Lugano Mario Kempe si presenta nella sua prima intervista lunga ai microfoni di Ticinonews: "Mi chiamo Mario
Kempe, sono svedese. Vengo da Stoccolma e sono un centro. Ho 35 anni e in
carriera ho giocato in Nordamerica, in Svezia e in Russia. Adesso non vedo l’ora
di scoprire il campionato svizzero".
L'onore a Kempes
"Mario non è un nome
tipicamente svedese, l’ha scelto mio padre. A lui piaceva il calcio ed era
tifoso di Mario Kempes. Siccome facevo “Kempe” di cognome, mi ha chiamato Mario
in suo onore. Kempes ha vinto il Mondiale nel 1978. Io invece sono nato nel 1988.
Mi ha spiegato dopo perché mi ha chiamato Mario. A me piace! È bello avere il
nome di un giocatore così forte. No, non tifo Argentina. Mio nonno è spagnolo,
quindi se non gioca la Svezia simpatizzo per gli spagnoli".
L'amore per l'hockey
"A me piacciono le
belle partite, di solito, chi vince mi importa poco. Quando ero giovane ho
giocato anche a calcio, ma l’hockey aveva qualcosa di speciale che mi piaceva
di più. Non è stato difficile abbandonare il calcio perché ero più forte sul
ghiaccio. È uno sport fatto per me: veloce, intenso e fisico. Posso dire che è
stata una scelta piuttosto facile. Mi sono innamorato dell’hockey molto
giovane. Guardavo già le partite di hockey quando avevo 3-4 anni. Ci sono
diversi video di me che gioco con un bastone in casa quando ero giovanissimo.
Insomma, me ne sono innamorato sin dalla nascita. Ero un bambino molto vispo,
mi piaceva fare sport. Non avevo problemi a scuola ma preferivo uscire a fare
sport. Quando avevamo una pausa, correvo fuori a giocare a calcio o hockey".
L'identikit hockeistico
"A Lugano ho preso
la numero 18, non c’erano tante possibilità. Mi ricorda mia figlia più grande
che è nata nel 2018. È un numero che per me ha un significato. Sul ghiaccio
sono un centro “two-way”, so difendere e mi piace aiutare in attacco. Sono
veloce e uso il mio “hockey IQ” per potermi posizionare bene. Nello spogliatoio
invece mi piace parlare ma sono molto tranquillo. Mi piace stare con la squadra,
ma non sono molto rumoroso".
Un uomo sportivo a 360°
"Fuori dall’hockey,
mi pace giocare a golf, mi rilassa. Guardo anche tanto calcio. Sono tifoso del
Djurgården, una squadra
svedese. Ma mi piace anche il Manchester United. Quando ero piccolo avevano
giocatori fortissimi: Beckham, Keane, Scholes… Quando ero giovane, quella
squadra mi piaceva molto. Ma la mia squadra del cuore è il Djurgården. Mi piace anche l’arte; dipingo. Così
non penso sempre all’hockey. Non ero tifoso di una squadra di hockey ma mi
piacevano i giocatori. Per esempio: Forsberg, Lemieux, Sundin. Non è stata una
squadra a farmi innamorare ma i giocatori. Mi piacevano i russi, come Pavel
Bure. Lui volava! Mi piacevano i giocatori veloci ed esplosivi".
"Non vedo l'ora di iniziare con il Lugano"
"Nel 2022 giocavo in KHL e mi sono infortunato ad un ginocchio. Mi sono
fatto operare e ho ricevuto offerte dalla Svizzera. Ma ho preferito tornare a
casa in Svezia. Potevo arrivare in Svizzera due anni fa. Poi in Svezia sappiamo
com’è andata… Io e il Lulea abbiamo deciso di rescindere il contratto. Il
Lugano mi voleva e ne avevo sentito solo del bene. Ora sono felice di essere
qui e di poter aprire un nuovo capitolo. Stavo trattando con il Lulea da
diverse settimane per rescindere il mio contratto. Sapevo che il Lugano mi voleva
e io volevo venire qui. Ho aspettato quasi due settimane per mettere tutto a
posto. Fa piacere lasciare questa brutta esperienza alle spalle. Non vedo l’ora
di iniziare a giocare qui a Lugano".
L'addio al Lulea
"Con il Lulea è stata dura. Non bisogna credere tutto quello che è stato
detto e scritto. Io non ho detto niente per rispetto, ma io là non ero felice e
abbiamo trovato un accordo per separarci. Loro volevano soldi ma a me andava
bene, non volevo giocare lì. Adesso questa storia è alle mie spalle e sono
sollevato. È difficile accettare quello che si è detto su di me, ma ho 35 anni
e so che i tifosi si possono arrabbiare. Anch’io sono un tifoso. Quindi posso
anche capire il loro comportamento. Ma la mia famiglia e i miei amici contano
di più, sanno che cosa è successo veramente. Dico spesso: “Mi interessa l’opinione
di chi ha il numero di telefono”. L’opinione di chi non ha il mio numero non mi
interessa. Ma ora sono qui e non vedo l’ora".
Le impressioni sul Lugano e Lugano
"Conosco bene Fredrick Pettersson e Linus Klasen. Non ho parlato con loro
ultimamente. Ma mi hanno sempre parlato in bene di Lugano. Ne abbiamo parlato
in Nazionale. Sono rimasti a lungo qui. Anch’io ho guardato! Ho cercato informazioni
su internet. I tifosi sono impressionanti. La città è bellissima! Sono nel
posto migliore. Come ovunque, magari durante la Regular Season i tifosi non
sono al 100%. Ma ho sentito che qui l’atmosfera è incredibile, soprattutto i
derby. Non vedo l’ora di giocarne uno. Adesso arrivano le partite importanti. L’obiettivo
è entrare nelle prime 6, poi possiamo giocarcela nei playoff. Abbiamo tanti
infortunati, ma mi hanno trovato un posto in spogliatoio. Spero che qualcuno
potrà tornare presto per aiutare la squadra. Non ho guardato tantissime partite
ma siamo una squadra forte. Contro lo Zugo abbiamo dominato il secondo tempo.
Quando torneranno gli infortunati, potremo battere chiunque. Sono convinto che
questo lo pensano tutti".
E il debutto?
"Gianinazzi è più giovane di me? Non ci penso molto. È intelligente e
abbiamo la stessa visione dell’hockey. Contro lo Zugo non ho giocato. Lo avevamo
decise insieme. Mi ero allenato solo una volta ed ero ancora un po’ arrugginito.
Trovare ghiaccio a Stoccolma a Natale non è facile. Abbiamo deciso di farmi debuttare
venerdì e sabato. Adesso sto bene fisicamente, anche il ginocchio è a posto.
Sono in forma e non vedo l’ora di scendere sul ghiaccio".
Il sogno NHL
"Il mio sogno è sempre stato di giocare in NHL. Da adolescente ho deciso di
andare in Canada e mi hanno draftato. Ai tempi era raro fare subito il passo in
NHL, quindi, sono tornato in Svezia per qualche anno. Poi ho ricevuto una bella
offerta dalla KHL e ho deciso di fare un cammino più lungo. Non pensavo più
alla NHL, ma dopo un paio di stagione, Arizona mi ha voluto. Ho deciso di provarci
e di andare lì a 28 anni. Ce l’ho fatta, ho giocato una stagione intera in NHL,
poi… Sono tornato in Europa avendo realizzato il mio sogno. Ora gli stimoli
sono altri, ma mi piace sempre giocare a hockey. Ci sono ottimi campionati in
Europa, e quello svizzero è uno dei migliori. Ho giocato in tante leghe. Ovviamente,
in America, le piste sono più piccole. Il gioco è più fisico, più intenso. La
lega russa è competitiva ma c’è troppa differenza tra le grandi e le piccole
squadre. Certe partite di KHL sono dello stesso livello di partite
internazionali, come il Mondiale. Ho tanta esperienza e questo mi aiuterà qui.
Penso di potermi adattare in fretta all’hockey svizzero. Entrare in NHL a 28
anni è difficile, ma anche stimolante. Sapevo che avrei preso un posto se ne avessi
avuto l’occasione. Sono felice di aver potuto realizzare il mio sogno. La mia
prima partita era incredibile. Eravamo a Las Vegas per la prima partita della
loro storia. La prima pattinata sul ghiaccio è stato un momento speciale.
Sapevo di avercela fatta. Anche il primo gol era importante, ma mi ero abituato
alla lega. Non ero una stella della NHL, giocavo in 3° o 4° linea. Sapevo che
sarebbe stata dura rimanere nella lega con i giovani che spingono".
Il ritorno in Europa
"Ho ricevuto una buona offerta dalla Russia e sono tornato in Europa. Lì mi
sono infortunato al ginocchio due anni fa. Dopo l’operazione e la
riabilitazione stavo bene. Il Losanna aveva bisogno di uno straniero e mi hanno
fatto visitare la città. Non potevo ancora giocare, mi mancava un mese di
riabilitazione. Quindi il Losanna ha preso qualcun altro e io sono andato al
Lulea. La città era bellissima! Ma mi hanno detto che in Svizzera non ci sono
posti brutti. Ma Lugano ha qualcosa di speciale. Non ero in Russia quando è scoppiata
la guerra. Colpa del mio infortunio ero in Svezia e negli USA per il ginocchio.
Ho due figli e non sapevo come sarebbe stato tronare lì con la famiglia. È per
questo che avevamo deciso di andare in Svezia, al Lulea".
I rapporti con la famiglia e... con il fratello
"La mia famiglia mi aiuta e mi faranno visita a Lugano. Non verranno a
vivere qui perché ho firmato solo per questa stagione. In futuro valuteremo. Se
rimarrò in Svizzera, verranno anche loro. Rimanere in Svizzera è il mio obiettivo.
Da quello che ho sentito, è una lega che mi dovrebbe corrispondere. Mio
fratello? Gli ho quasi insegnato tutto perché ho 8 anni in più. Farlo diventare
più forte di me era un mio obiettivo. Sono felice che lo sia diventato e che
stia bene a Los Angeles. All’inizio non era un mio “progetto”, anzi, lo mettevo
in porta. Faceva il portiere, così gli potevo tiare addosso. Poi ho capito che
era forte, mi seguiva sempre in pista o agli allenamenti. Gli ho insegnato un
po’ di cose diciamo. Ma adesso quello forte è lui, quindi, tocca a lui
insegnare a me. Quindi il giovane Mario non era un grande direttore sportivo?” Ma
come? “Certo che lo era!” Ma l’hai fatto giocare in porta? “Sì, è vero, però ha
imparato a fare i “block shots”. È tutta esperienza in più!"
"Possiamo battere chiunque in questa lega"
"Non mi piace fissare obiettivi personali. Voglio fare bene con la squadra, entrare
nelle prime 6. Penso che possiamo battere chiunque in questa lega. Vogliamo vincere
il campionato e io voglio aiutare la squadra a vincere. Anche giocare il
Mondiale potrebbe essere un obiettivo, anche se è difficile. Se la Nazionale mi
chiamerà, accetterò sempre. Gli svedesi sono orgogliosi della loro Nazionale.
Se mi chiamano accetterà subito. Una medaglia è sempre bella in un palmarès.
Esatto, non sarebbe male".

