Hockey
Patrick Fischer: "Critiche giuste, ma ho sempre sentito la fiducia"
Redazione
27.04.2024 19:56

L'allenatore della Nazionale svizzera di hockey Patrick Fischer ha parlato ai microfoni di Ticinonews durante al conferenza stampa prima del mondiale in Cechia.
Dopo un ultimo anno burrascoso, contraddistinto
dall’eliminazione ai quarti di finale contro la Germania e un filotto di
addirittura 13 sconfitte di fila, per la Nazionale Svizzera sta tornando a
splendere il sole. Due vittorie in amichevole contro la Francia hanno
interrotto la striscia negativa, permettendo di guardare con un po’ di più di
ottimismo al futuro. A circa 2 settimane dall’inizio dei Mondiali, abbiamo
fatto il punto della situazione con l’allenatore della Nazionale.
Patrick Fischer, siete alla terza settimana di
preparazione in vista dei Mondiali, qual è il bilancio fin qui?
Quello che abbiamo vissuto nella prima settimana è qualcosa
che conoscevo già dal passato. L’inizio di una preparazione è sempre un po’
difficoltoso, ognuno deve prima trovare il suo posto in squadra. Nelle due
partite perse contro la Slovacchia non abbiamo giocato molto bene. Mi è invece
piaciuta la seconda settimana, abbiamo alzato il livello, abbiamo lavorato
molto e ci siamo detti che dovevamo alzare l’intensità. Contro la Francia sono
poi arrivate due vittorie, ma dobbiamo guardarci allo specchio, perché sotto
porta dobbiamo essere molto più precisi e segnare di più. L’attitudine dei
giocatori mi è però piaciuta, si vede che ognuno da il massimo e che vuole fare
parte di questa squadra.
Quanto hanno fatto bene, soprattutto a livello mentale,
le due vittorie contro la Francia, arrivate dopo addirittura 13 sconfitte di
fila?
Hanno sicuramente fatto bene, d’altronde tutti preferiscono
vincere. Personalmente non avevo mai vissuto un periodo così lungo di sole
sconfitte, non è stato piacevole, ma adesso siamo felici di essere riusciti ad
interrompere questa striscia negativa. Grazie a tutte queste sconfitte abbiamo
però anche analizzato molto, perché quando perdi si cerca tutto quello che non
funziona. Abbiamo imparato molto da questa striscia negativa e questo ci
aiuterà per il futuro.
Sentivate il peso di tutte queste sconfitte?
Sì, ma questo peso lo senti sempre quando perdi.
Personalmente non mi piace affatto perdere e dopo una serie così lunghe di
sconfitte sei arrabbiato e vuoi cambiare la tendenza. È comunque una situazione
particolare, perché in pista non si è mai vista la stessa squadra. Il problema
più grande è stata la nostra difficoltà a segnare, perché se guardiamo le
occasioni da rete avute in queste 13 sconfitte, siamo sempre stati almeno alla
pari con gli avversari, ma loro hanno segnato molto di più. È un aspetto che
dobbiamo analizzare, perché quest’anno è la nostra sfida più grande.
In questa lunga serie di sconfitte, hai mai sentito
venire a mancare la fiducia all’interno del gruppo, magari anche nei confronti
dello staff?
Non lo so, non posso sapere cosa pensano i giocatori, ma chiaramente
quando perdi sorgono dei dubbi, penso che sia normale. Come detto, quando perdi
tendi ad analizzare di più, e secondo me adesso abbiamo fatto un passo avanti
nel sistema difensivo, giochiamo meglio rispetto ad un anno fa. Ora però
dobbiamo anche segnare.
In una squadra di club, probabilmente nessun allenatore
sarebbe sopravvissuto a 13 sconfitte consecutive. È difficile fare un paragone
con un allenatore della Nazionale perché sono situazioni diverse oppure anche
tu a un certo punto hai temuto un esonero?
Onestamente devo fare un grande complimento a chi sta sopra
di me. Io ho sempre sentito la fiducia, sia appunto da parte dei miei capi, ma
anche dai giocatori. Io sono una persona che crede negli altri, do fiducia ai
giocatori e al mio staff, e in questa situazione scomoda per me è stato bello
sentire anche la fiducia degli altri, come Lars Weibel, Patrick Bloch (CEO
della federazione, ndr) e pure del nuovo presidente Stefan Schärer. In ogni
caso anche nell’ultimo anno non si è mai vista una squadra che non volesse
giocare e fare bene, abbiamo sempre lottato e molte sconfitte sono state di
misura. È vero, abbiamo perso tre volte contro Finlandia, Svezia e Repubblica
Ceca, ma siamo sempre stati vicini agli avversari. Non ho mai visto una squadra
sfiduciata e che non ci credesse più. Anzi, siamo sempre stati uniti. Sappiamo
che la sconfitta contro la Germania nei quarti di finale degli ultimi Mondiali
è stata una dura lezione, come anche l’ultimo anno, ma sento che siamo uniti e
spero che ora possiamo fare qualcosa di bello.
Avete vissuto
un anno difficile, con molte critiche. Paradossalmente, in vista dei Mondiali
può essere una buona base di partenza, nel senso che non avete niente da perdere?
Non c’è da
edulcorare i fatti, per noi non è stato un anno piacevole. Abbiamo vissuto una
stagione difficile, siamo stati ricompensati male in tutte queste partite di
preparazione. Di conseguenza è anche giusto che ci siano state critiche per i
nostri risultati. Non direi però che per questo motivo ora non abbiamo niente
da perdere al Mondiale, anche se è vero che forse le aspettative si sono un po’
abbassate. In ogni caso, anche se avessimo vinto tutte le partite dell’ultimo
anno, la sconfitta ai quarti di finale contro la Germania all’ultimo Mondiale
sarebbe lo stesso ancora una ferita aperta a cui vogliamo rimediare, quindi
siamo motivati.
Qual è l’obiettivo della Svizzera ai prossimi Mondiali?
Innanzitutto, dobbiamo creare una buona squadra. Dopodiché
sarà importantissimo iniziare bene, perché se sbagli una delle prime partite,
sei subito in difficoltà. Siamo in un gruppo forte, Canada, Finlandia e
Repubblica Ceca andranno sicuramente ai quarti, poi rimangono 5 squadre a
giocarsi il quarto posto e spero ovviamente che saremo noi a conquistarlo. Dobbiamo
fare un passo alla volta e se arriveremo ai quarti di finale, il nostro
obiettivo sarà di mostrare lo stesso volto della fase a gironi. È tutto l’anno
che stiamo lavorando in questa direzione. Siamo reduci da 3 Mondiali in cui
abbiamo giocato un girone fantastico, vincendo 18 partite su 21. Sappiamo però
tutti che nei quarti di finale siamo arrivati bloccati, quindi l’obiettivo è di
mostrare il nostro miglior volto anche in queste sfide.
È un lavoro soprattutto mentale quello che state
svolgendo per arrivare pronti ai quarti di finale?
Sì, anche se in allenamento non possiamo ricreare la stessa
situazione, con la stessa pressione mediale e dei tifosi. Stiamo però provando
a mettere i giocatori, sul ghiaccio e al di fuori, in situazioni scomode, al di
fuori della loro comfort zone. Situazioni in cui, anche se sono
sotto pressione, devono rimanere lucidi e mantenere l’esecuzione sul ghiaccio pulita.
Ci siamo lavorando, ma non siamo ancora dove vorremmo essere. Lo abbiamo visto
in diverse situazioni sotto porta, dove manca ancora precisione e qualità.
Negli ultimi anni hai spesso parlato delle medaglie, ma è
dal 2018 che non superate i quarti di finale. Pensi davvero che la Svizzera
possa essere una Nazione che vada regolarmente a medaglie?
Non possiamo usare il termine “regolarmente”, perché abbiamo
vinto due medaglie in 11 anni, e prima ancora bisogna tornare indietro di altri
50 anni per trovare una medaglia. Sappiamo però qual è il nostro potenziale,
giocando bene possiamo battere ogni avversario. Alla fine ci sono tante buone
squadre e tutte hanno come obiettivo una medaglia, quindi sappiamo che non è
facile.
A livello di portieri la situazione della Svizzera
continua a rimanere confortevole, forse anche più rosea rispetto alle
previsioni di qualche anno fa…
È bello vedere come stiano performando ad alto livello dei
giovani portieri, come Connor Hughes in questi playoff o Akira Schmid negli
ultimi 2 anni oltreoceano. In generale in questi playoff stiamo vedendo come
diversi portieri svizzeri stiano facendo meglio degli stranieri. Ora come
Nazionale ci troviamo in una situazione confortevole, Genoni e Berra hanno
giocato un ottimo post season, e anche Wüthrich in queste settimane si è
allenato molto bene, meritandosi il suo posto. Probabilmente ci raggiungeranno
ancora due portieri, quindi quest’anno la scelta su quali 3 portieri portare ai
Mondiali sarà molto complicata. Negli ultimi anni si è spesso parlato di chi
potrebbe sostituire le nostre “leggende” Berra e Genoni, che hanno difeso la
nostra porta negli ultimi 10 anni, ed ora è bello vedere che ci sono dei
giovani validi.
Si può escludere che Leonardo Genoni verrà tagliato?
Chiunque conosca Genoni sa perfettamente che lui non
vorrebbe mai essere convocato solo per il suo nome, è molto ambizioso. Contano
le prestazioni, è giusto che sia così. Abbiamo visto l’anno scorso a che
livello ha giocato Robert Mayer, guadagnandosi così il posto per i Mondiali.
Non decidiamo in base al nome, contano le prestazioni.
Lo stesso discorso vale anche per Andres Ambühl?
Probabilmente per molti è inimmaginabile non vedere più
Ambühl ai Mondiali, ma prima o poi quel giorno arriverà. Posso solo dire che
anche con lui siamo stati molto chiari, ma d’altra parte nemmeno lui vuole
essere convocato solo per il suo nome, bensì perché ha dimostrato di essere uno
dei 14 migliori attaccanti in Svizzera. Anche per questo Mondiale è ancora
tutto aperto.
Lars Weibel: Possiamo aggiungere che Ambühl ci ha
comunicato che non lui non si ritirerà mai dalla Nazionale, ma anche lui sa che
quel giorno prima o poi arriverà e che la decisione spetta all’allenatore. Questa
sua scelta non è per metterci sotto pressione, ma perché lui si sente svizzero
e si mette a disposizione per la sua nazione. Quando poi riterremo che non avrà
più il livello, lui lo accetterà. Trovo che questo sia un atteggiamento
incredibile.
Settimana prossima vi raggiungeranno 4 giocatori della
NHL (Hischier, Schmid, Siegenthaler e Kurashev). Qual è la situazione degli
altri giocatori impegnati oltreoceano?
Abbiamo incontrato Moser, lui è motivato e la situazione
sarebbe perfetta, considerando che Arizona non si è qualificata per i playoff.
Al momento però ci sono molti altri temi sul tavolo (i Coyotes verranno
rilocati nello Utah, ndr), noi speravamo che avrebbe firmato il suo nuovo
contratto a breve, ma ci vorrà ancora tempo. Ci stiamo informando sulla
possibilità di assicurarlo, ma sarà difficile. Per il resto, oltre
all’infortunato Timo Meier, tutti i giocatori NHL sono disponibili, anche
quelli che al momento stanno disputando il primo turno dei playoff. In caso di
eliminazione, sarebbero pronti a raggiungerci. L’unico giocatore in dubbio è
Kevin Fiala, perché dovrebbe diventare papà a breve, il termine è previsto per
il 21 maggio.
Parlando di NHL, pensi che Calvin Thürkauf abbia il
potenziale per provare il grande salto già la prossima stagione?
Innanzitutto sono molto contento per il Calvin, penso che da
quando sia arrivato a Lugano, abbia fatto degli enormi passi in avanti. Ha
giocato un ottimo campionato, sono sicuro che abbia le qualità per giocare in
NHL e penso che riceverà l’occasione per andare oltreoceano.
Qual è il motivo per cui in queste amichevoli lo stai
facendo giocare all’ala e non al centro?
Abbiamo pochi giocatori con il suo peso che possono giocare
all’ala e svolgere un lavoro di forecheck che a livello internazionale è
importantissimo. Lo sto provando all’ala anche perché ai Mondiali lo vedrei
bene in una delle prime linea, al fianco dei giocatori in arrivo dalla NHL. In
ogni caso so già che può giocare benissimo anche al centro.

