Hockey
Tapola: "Credo sia possibile avere successo già l'anno prossimo"
Dominick Von Burg
05.03.2026 20:00

Foto: CdT ©Gabriele Putzu
Il tecnico si è espresso sul suo rinnovo triennale e sui motivi che lo hanno spinto a sposare il progetto biancoblù, basato sullo sviluppo dei giovani: "Sono abituato a lavorare in condizioni del genere. Terraneo? Deve migliorare il suo gioco difensivo".
Arrivato solo poche settimane fa, a ridosso della pausa
olimpica, e fin qui alla guida dell’Ambrì per 5 partite – in cui i biancoblù
hanno raccolto 5 punti – Jussi Tapola nella giornata di ieri ha rinnovato il
suo contratto per ulteriori 3 stagioni. Quali aspetti hanno convinto il tecnico
finlandese a sposare così rapidamente a lungo termine la causa leventinese?
“Innanzitutto la gente” ci spiega il 51enne di Kerava. “Ad
Ambrì tutti – i giocatori, i tifosi e l’intero ambiente biancoblù – sono veramente
dediti al club. Ovviamente mi ha anche convinto il progetto per il futuro:
abbiamo obiettivi realistici e un buon piano per raggiungerli. Questi sono i
punti principali che mi hanno spinto a rinnovare”.
Come ha fatto invece a convincere il club, con Lars
Weibel che sembrava intenzionato ad ingaggiare un allenatore svizzero?
“Io non lavoro per convincere qualcuno. Semplicemente ogni
giorno vado alla pista per portare dei valori alla squadra e per trarre il
meglio dai giocatori, per parlare con loro e farli crescere. Il club ovviamente
ha le sue idee sulla strada che intende percorrere in futuro, ma parlando abbiamo
capito che i nostri obiettivi sono gli stessi. Dopodiché abbiamo iniziato le
trattative per il rinnovo; sono fortunato che non abbiano scelto un allenatore
svizzero, almeno posso restare ad Ambrì”.
Il club ha annunciato che le prossime tre stagioni
saranno dedicate a stabilizzare e ricostruire la squadra, mentre i playoff
saranno un obiettivo concreto solo tra quattro stagioni. Che effetto le fa
essere parte di un “rebuild”, considerando che lei è un allenatore che in carriera
ha vinto parecchio ed è sempre stato abituato a lottare per il titolo?
“Penso che durante il nostro “rebuild” dovremo essere
realisti, soprattutto per quanto riguarda le aspettative. Io però credo fortemente
nella nostra squadra, a tal punto che penso sia possibile avere successo già durante
il primo anno. Mi spiego meglio: non pensiamo di poter avere successo fin da
subito, ma il piano è di ricostruire, e in questa fase non sappiamo quanto
velocemente i giovani progrediranno. Noi gli daremo tante responsabilità per
farli sviluppare, poi dipenderà in gran parte da loro quanto in fretta
raggiungeremo i nostri obiettivi. In Finlandia per una squadra – anche quelle
di punta - è normale ogni anno perdere tanti giocatori, con i migliori che si
trasferiscono all’estero. Io sono abituato, grazie ai miei anni al Tappara, a
lavorare in condizioni del genere, con dei giovani che ogni estate subentrano e
prendono il posto dei migliori giocatori che sono appunto partiti. Reclutando
giocatori con un buon potenziale siamo riusciti a rimanere al vertice per tanti
anni. Il nostro obiettivo è di fare la stessa cosa ad Ambrì”.
Qual è la sua filosofia riguardo allo sviluppo dei
giovani?
“Innanzitutto ci servono giocatori con un buon potenziale,
che dovremo trovare facendo scouting in tutta la Svizzera. Per quanto riguarda
il loro sviluppo, è una combinazione di come allenare la loro mente, le loro
abilità, la loro condizione fisica e i dettagli durante una partita. Inoltre,
dobbiamo far capire ad un giovane cosa serve per diventare un professionista e
un buon giocatore in questo campionato. Una volta che lo avranno compreso,
miglioreranno immediatamente. È un processo, fatto di dialoghi e duro lavoro,
ma anche di creare l’ambiente giusto, in cui un giocatore sente che se rispetta
i valori della squadra e lavora duro, riceverà un’occasione per giocare”.
Un giovane attualmente in squadra è Simone Terraneo, che
nelle ultime partite ha perso il posto in squadra. Qual è la sua opinione sul
difensore ticinese e qual è il suo piano di sviluppo per lui?
“Simone ha un grande potenziale, soprattutto per diventare
un difensore offensivo, ma deve migliorare il suo gioco difensivo. Deve essere
in grado di fermare le azioni avversarie e di essere solido in zona difensiva.
Terraneo è uno di quei giovani con un buon potenziale che menzionavo in
precedenza, a me piace molto, è un buon giocatore e una brava persona. Quando
raggiungerà un livello che gli permetterà di essere solido difensivamente e offrire
un gioco completo, si guadagnerà un posto nel line-up. Sviluppare dei giovani
vuole però anche dire essere onesti con loro e mettere in chiaro quali sono gli
standard che ci aspettiamo vengano raggiunti per ottenere un posto in squadra. Essere
chiari con i giocatori fa parte dei compiti dell’allenatore dell’Ambrì”.
Da una parte i giovani, dall’altra gli stranieri. Ieri
avete annunciato Petr Kodytek, attaccante ceco attivo da qualche anno in
Finlandia. È un profilo che conosceva già e che ha consigliato?
“Kodytek ha giocato ad alto livello in Europa per tanti
anni, tutti noi lo conoscevamo bene. È un giocatore da Ambrì, cerchiamo profili
del genere: è un giocatore che mette la squadra al primo posto e che porterà
tanta intensità ed energia, è un buon pattinatore. Tra dirigenza e staff c’è sempre
cooperazione, prima di ingaggiare un giocatore c’è molto dialogo tra di noi”.
A proposito di dirigenza, quali sono le sue prime
impressioni del presidente Davide Mottis?
“È una persona eccezionale. È intelligente e ha tanti anni
di esperienza nel mondo dell’hockey. Personalmente ho ottime sensazioni riguardo
al nostro CdA, alla nostra dirigenza e soprattutto al nostro presidente. È
sempre lui che ha l’ultima parola in ogni decisione. Davide è una persona con
emozioni e un forte sentimento per il club, ma allo stesso tempo è anche molto
intelligente; qualità, questa, che gli permette di prendere decisioni senza
farsi influenzare delle emozioni, bensì considerando in maniera oggettiva tutti
gli aspetti in gioco. Questo è ciò che serve a livello dirigenziale: le
emozioni ci saranno sempre perché l’hockey è uno sport che ne genera parecchie,
ma le decisioni non si prendono in base alle emozioni, bensì ai fatti. Penso
che Mottis sia davvero la persona giusta per guidare l’Ambrì”.

