Salute
Diabete, ecco come è possibile diagnosticarlo in anticipo
Chiara Bernasconi
16.08.2022 10:53

Foto: Immagine Shutterstock
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Ginevra, in collaborazione con numerosi scienziati, ha scoperto una molecola che consente di riconoscere il diabete in via di sviluppo prima della comparsa dei primi sintomi.
Nello specifico,
gli scienziati hanno scoperto come una debole presenza nel sangue di uno zucchero, l’1,5-anhydroglucitolo, sia un indicatore della perdita di cellule beta
funzionali. Attraverso semplici esami
del sangue, seguiti da un test specifico, è dunque possibile identificare questa
molecola e quindi riconoscere lo sviluppo del diabete nelle persone a rischio
prima che la situazione diventi irreversibile. Fino ad adesso non era stato possibile calcolare la diminuzione delle cellule beta senza utilizzare degli strumenti non invasivi.

Un potenziale strumento di diagnosi precoce
Il diabete è un
grave disturbo metabolico costantemente in aumento. Attualmente circa 500'000 svizzeri
ne soffrono. Uno stile di vita sedentario e un’alimentazione troppo ricca e
squilibrata danneggiano le cellule beta del pancreas, favorendo così lo
sviluppo della malattia. Se individuato in tempo allo stadio di pre-diabete tramite
strumenti di diagnosi precoce e abbinato a uno stile di vita adeguato, è
possibile però impedire la progressione della malattia. La recente scoperta
costituisce dunque un potenziale strumento di diagnosi precoce e apre nuove
strade per la prevenzione del diabete. Tuttavia, al momento della diagnosi un
terzo dei pazienti presenta già complicazioni cardiovascolari, renali o
neuronali: ciò significa che nonostante la diagnosi precoce l’aspettativa di vita di queste persone è alterata.
Cosa resta da fare
In futuro i ricercatori prevedono però ancora di “testare la pertinenza dello zucchero in diversi tipi di pazienti e in tempi diversi" come indica Pierre Maechler, professore presso il Dipartimento di fisiologia cellulare e metabolismo e al Centro di Diabetologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ginevra.

