Scienza
Neuralink, controllare un computer solo con il pensiero
Redazione
31.01.2024 05:57

Un paziente paraplegico è il primo ad aver ricevuto un impianto di questo tipo. Impianto che con 64 fili, 1’024 elettrodi e una batteria wireless mostra i passi avanti di una tecnologia sempre più importante anche in ambito neurologico.
Un chip impiantato nel
cervello, che permette alle persone con problemi motori di controllare un
dispositivo come un computer solo tramite il pensiero. È l’operazione
effettuata concretamente per la prima volta da Neuralink, azienda che tra i
cofondatori conta l’eclettico Elon Musk. Un passo importante? Ticinonews ne ha
parlato con il Direttore medico del Neurocentro della Svizzera italiana, Alain
Kaelin. “Non è la prima volta che si fa qualcosa in questo settore”, precisa
Kaelin. “Diverse ditte lavorano nel campo da più di 20 anni. Il concetto non è inedito.
Ciò che è nuova è la tecnologia, che speriamo possa essere migliore”.
Alcuni dettagli
Quello di Neuralink è un
impianto con 64 fili, 1’024 elettrodi e una batteria wireless, che mostra i
passi avanti di una tecnologia sempre più importante anche in ambito
neurologico. “Oggi si fanno cose che 20 anni fa non erano possibili”, prosegue
Kaelin. In questo caso “si deve analizzare il segnale della corteccia per
riuscire a controllare una macchina e qui rientra la tecnologia dell’apparecchio,
ma c’è anche tutto l’algoritmo per analizzare il segnale”.
Si guarda ai possibili sviluppi
Stando a Musk, che ha
denominato l’impianto “Telephaty”, il paziente si sta già riprendendo e
l’attività neurale è promettente. Come detto in precedenza, Neuralink non è
l’unica azienda che lavora in questa direzione. In passato, altre imprese hanno
già impiantato dispositivi simili. In Svizzera, il Politecnico di Losanna è
riuscito, lo scorso anno, a permettere a un uomo paralizzato di camminare
nuovamente, con un ponte digitale tra due impianti: uno nel cervello e uno nel
midollo spinale. Come in quella circostanza, anche oggi dottori e ricercatori
guardano da vicino gli sviluppi. “Il concetto di controllare una macchina con
il pensiero è affascinante, ma non siamo ancora riusciti a realizzare un apparecchietto
che per noi medici possa essere davvero utilizzabile nel quotidiano”, commenta ancora
Kaelin. La speranza “è che con questo studio si possa davvero arrivare a tanto”.
Entusiasmo e preoccupazione
Neuralink è stata
criticata in passato per i suoi test sugli animali, e tra le reazioni sui
social c’è chi mostra entusiasmo, ma anche una certa preoccupazione. Ed effettivamente,
le questioni da affrontare non mancano. “Dobbiamo dire chiaramente che si
tratta di un’operazione: si mette un apparecchio nel cervello e se si vuole
analizzare il segnale occorre avere il numero maggiore possibile di elettrodi.
E più ve ne sono, più aumenta il rischio di lesione della corteccia”. E proprio
questa è una delle sfide: riuscire ad avere la quantità giusta di elettrodi per
riuscire ad avere abbastanza segnale senza causare un danno al cervello.

