Medicina
Scoperta la prima cura efficace contro la SLA
Ginevra Benzi
22.09.2022 16:34

Foto: © Shutterstock
Uno studio internazionale, che ha coinvolto anche il Centro di Torino, ha permesso di scoprire l’efficacia del farmaco Tofersen per la cura della sclerosi laterale amiotrofica.
Dopo anni di ricerca,
è stata finalmente scoperta una prima cura efficace contro la sclerosi laterale
amiotrofica (SLA). Si tratta del farmaco Tofersen, i cui risultati, ottenuti
grazie a uno studio internazionale (che ha coinvolto anche l’ospedale Molinette
della Città della Salute di Torino), sono stati pubblicati oggi sulla rivista
scientifica New England Journal of Medicine e riportati da La Stampa. Il medicamento
ha dimostrato un rallentamento e, in alcuni casi, un’inversione della progressione
della malattia neurodegenerativa. Il trattamento si è dimostrato efficace nelle
persone portatrici della mutazione del gene SOD1. Un risultato considerato
clinicamente straordinario e mai osservato in precedenza nel trattamento della
SLA.
Il centro di Torino
Il Centro di Torino è
stato l’unico in Italia, nonché uno dei pochi al mondo, ad aver direttamente
preso parte alla conduzione di questa sperimentazione internazionale, contribuendo
con il maggior numero di pazienti rapidi nel mondo.
SLA e Tofersen
La sclerosi laterale amiotrofica è una
malattia neurodegenerativa che riduce l’aspettativa di vita, causando inoltre
una crescente disabilità motoria. Il farmaco Tofersen ha mostrato effetti
positivi che si manifestano in modo netto nel corso del primo anno di
trattamento per poi persistere nel tempo. Il medicamento è un oligonucleotide
antisenso (ASO) che agisce selettivamente sull’RNA messaggero, bloccando la sintesi
della proteina alterata. La terapia consiste in una puntura lombare.
Lo studio
Lo studio sperimentale ha visto coinvolte 108 persone
affette dalla SLA con mutazione del gene SOD1, divisi in pazienti a rapida e
lenta progressione. Lo studio si è inoltre svolto in due fasi: una prima durata
6 mesi e una seconda di estensione dello studio, tuttora in corso. Di particolare
rilevanza è l’importante riduzione della proteina SOD1 e dei neurofilamenti nei
casi sottoposti a questa innovativa terapia.

