Cinema
Sette statuette: "Oppenheimer" domina la notte degli Oscar
Keystone-ats
11.03.2024 06:15

Foto: © Shutterstock
Arrivato alla vigilia con ben 13 nomination, il film di Christopher Nolan ha fatto man bassa di premi. "Povere creature!" di Yorgos Lanthimos ha invece ottenuto quattro riconoscimenti.
Con ben sette statuette la notte degli Oscar 2024 è stata di "Oppenheimer": miglior film, miglior attore protagonista (Cillian Murphy) e comprimario (Robert Downey Jr), miglior regista Christopher Nolan e poi montaggio, fotografia e miglior colonna sonora originale: il maxi-biopic di Universal sul padre della bomba atomica Robert J. Oppenheimer, arrivato alla vigilia con ben 13 nomination, ha fatto man bassa di premi.
Gli "sconfitti"
Spiazzata la "Barbie" di Greta Gerwig fin dall'inizio della stagione dei premi, l'unico potenziale rivale di "Oppenheimer" era rimasto "Povere creature!", di Yorgos Lanthimos. Leone d'Oro a Venezia, l'eccentrico remake della saga di Frankenstein ha portato a casa quattro premi su undici candidature, tra cui production design, make up e costumi, a cui si aggiunge la statuetta per la migliore attrice Emma Stone. "Lanthimos mi ha regalato una seconda vita con Bella Baxter", ha detto la star che, al secondo Oscar dopo "La La Land", ha battuto l'altra favorita Lily Gladstone di "Killers of the Flower Moon" di Martin Scorsese: unico duello che aveva veramente creato suspense fino all'ultimo. Se la Gladstone avesse vinto, sarebbe stata la prima nativa americana ad ottenere una dei più prestigiosi onori di Hollywood. Il film di Scorsese aveva avuto 10 nomination ed è lo sconfitto della serata.
Un unico premio per "Barbie"
Scarsi
i successi delle donne dopo l'esclusione di Greta Gerwig dai premi alla regia:
sia Celine Song che Justine Triet (che per “Anatomia di una caduta” ha vinto
però il premio per la sceneggiatura originale con il marito Arthur Harari)
hanno ceduto il passo a Nolan, che si conferma il più influente regista della
sua generazione. “Barbie”, rivale di “Oppenheimer” fin dal giorno in cui a
luglio uscirono in simultanea nelle sale, è rimasta quasi a bocca asciutta, con
l'unica statuetta per la miglior canzone originale, “What was i made for” di
Billie Eilish e del fratello Finneas, che ha battuto in casa “I'm Just Ken”
presentato da Ryan Gosling.
Il tema delle guerre
Il
conflitto tra Israele e Hamas, al centro di proteste fuori dal Dolby, è entrato
anche nella cerimonia: la Eilish, Ramy Yousef, Mark Ruffalo, Ava du Vernay sono
state tra le star che hanno messo la spilletta rossa della campagna “Artists4
Ceasefire”, mentre Glazer, premiato per il film sulla Shoah, ha parlato di
"tutte le vittime della deumanizzazione", sia i palestinesi
intrappolati nella Striscia che gli ostaggi catturati il 7 aprile dai miliziani
di Hamas. Quello in Medio Oriente non è stato l'unico conflitto evocato
al Dolby: Mstyslav Chernov, il regista di “20 Giorni a Mariupol” premiato per
il miglior documentario, ha condannato l'invasione russa dell'Ucraina, mentre
un fotogramma del vincitore del 2023, “Navalny”, è stato proiettato in apertura
del segmento in Memoriam con l'accompagnamento di “Partirò” di Andrea Bocelli
con il figlio Matteo.
Attimi toccanti
A regalare i momenti più emozionanti sono stati i due attori non protagonisti: sia Da'vine
Joy Randolph per "The Holdovers - Lezioni di vita", che Downey Jr. avevano la
vittoria in tasca e i loro discorsi dal podio hanno fatto ridere e piangere.
Da'vine ha evocato tutte le persone che l'hanno accompagnata
nella vita a partire dalla madre, mentre Downey Jr. si è rivolto alla moglie,
"il mio veterinario, che mi ha trovato quando ero un cucciolo randagio
abbandonato e mi ha riportato alla vita. Io - ha aggiunto l'attore uscito da
una serie di battaglie contro ogni tipo di dipendenza che lo avevano portato a
passare quasi un anno in prigione e altri in riabilitazione - avevo più bisogno di questo film che loro di me".

