Storia
Tutankhamon, un secolo fa rivide la luce
Domitilla Cerclé
04.11.2022 15:07

Foto: CC-BY-4.0
È passato un secolo dalla scoperta di Howard Carter, che ha rivoluzionato il mondo storico e generato la curiosità di tutto il mondo: la scoperta della tomba di Tutankhamon. Tra maledizioni, scoperte e leggende ripercorriamo la storia del Faraone.
Tremila anni passati lontano da qualsiasi sguardo, segno
di vita o luce. Finché, una mattina di novembre 1922, si creò del trambusto
oltre la porta di pietra. La stanza funeraria in cui riposava la mummia del
faraone Tutankhamon era appena stata scoperta grazie a una serie di scalini
scovati da Howard Carter, pittore e archeologo britannico che aveva dedicato la
sua vita alle ricerche sull’Antico Egitto, poco lontano dalla tomba di Ramses VI.
Fu così che, esattamente 100 anni or sono, avvenne la scoperta che rivoluzionò
lo studio delle culture passate, che attirò la curiosità del mondo intero e fu
fonte di leggende urbane.
Gli attimi della scoperta
“Ci volle un po' di tempo
prima che si potesse vedere, perché l'aria calda che fuoriusciva faceva
tremolare la luce della candela, ma non appena gli occhi si abituarono al
barlume di luce, l'interno della stanza si profilò a poco a poco, con la sua
strana e meravigliosa mescolanza di oggetti straordinari e bellissimi ammassati
l'uno sull'altro”. Così descrisse Carter nel suo diario personale gli attimi che
seguirono la scoperta.
La stanza, secondo diverse fonti, era angusta ma ben conservata rispetto agli
altri ritrovamenti avvenuti nella stessa zona. La bara dorata era contenuta
all’interno di quattro sarcofaghi di legno, come in una matrioska. Il viso
della mummia era ornato da una maschera decorata in oro e lapislazzuli che in
seguito diventerà il simbolo del monarca. La sala conteneva un numero infinito
di oggetti che gli scienziati impiegarono dieci anni a repertoriare interamente.
Dalla disposizione di questi, gli scienziati arrivarono alla conclusione che la
sepoltura fosse stata preparata in fretta e furia, probabilmente a causa della
morte precoce del faraone.
Il Faraone fragile
Le analisi effettuate sul
corpo e i ritrovamenti di frammenti parietali di un antico palazzo egizio
permisero di capirne maggiormente sulla vita del giovane sovrano. Asceso al
trono a soli 9 o 10 anni il sovrano si sposò poco tempo più tardi con la principessa
Ankhesenpaaton, che aveva 12 o 13 anni. Secondo le analisi effettuate sul
corpo, la vita del giovane sarebbe stata segnata da una salute cagionevole, dovuta
dalle malformazioni a un piede e dalla necrosi di alcuni tessuti. Benché non si
sappia l’esatto motivo del decesso del re d’Egitto, si stima che avesse 18 anni.

La maledizione – tra realtà e trovata pubblicitaria
Le voci della maledizione
che inseguiva chiunque entrasse nella stanza in cui riposava il corpo del
faraone, esistono dalla scoperta del luogo. Racconti rafforzati dalla presenza nei
diversi media di questa leggenda. Film, fumetti, serie tv e libri hanno a lungo
giocato sulle paure delle persone e sulla casualità di una morte, avvenuta
pochi mesi dopo l’apertura della porta di pietra. Secondo diversi studi, però, la
maledizione è nata dalla morte del finanziatore degli scavi, Lord Carnarvon,
che facendosi la barba si rasò anche una puntura di insetto. Ciò gli causò un’infezione
che innescò un effetto domino, il quale lo portò alla morte.
La paura della maledizione fu utilizzata come una trovata pubblicitaria al fine
di creare più interesse verso il territorio egizio. Inoltre, ai tempi, il giornale
“Times” aveva ottenuto l’esclusiva delle informazioni condivisibili
con il pubblico, così -per scrivere della scoperta- gli altri giornali dovevano
riportare notizie di seconda mano, spesso inesatte. In realtà, degli studi provano
che quella di Carnarvon è stata l’unica morte ad essere avvenuta in un lasso di
tempo così breve.

Howard Carter, il vero Indiana Jones?
La vita di Howard Carter fu
definita dalla sua passione per l’antico Egitto. L’uomo, classe 1874, intraprese
degli studi di pittura e illustrazione. A soli 17 anni si imbarcò in un viaggio
in Egitto che gli cambiò la vita. Le sue capacità di artista gli permisero di
collaborare con numerosi archeologi ed egittologi, nonché di avere accesso in
prima persona a dei luoghi chiave che hanno definito la storia dell’antico
Egitto. Per esempio, nel 1902 scoprì le tombe della regina Hatshepsut e del
faraone Thutmose IV. Proprio durante queste esperienze, Carter incontrò il suo
collega e finanziatore Lord Carnarvon nel 1907. La differenza tra la vita dell’Indiana
Jones cinematografico e quello della vita vera è nelle tempistiche. Se in un
film tutto avviene nel lasso di due ore circa, all’avventuriero britannico occorsero
almeno sette anni per ottenere il permesso di scavare nella Valle dei Re e
altri otto per trovare la porta che l’avrebbe condotto alla tomba meglio
conservata dei faraoni. Dopo questo investimento di tempo, i 22 giorni
impiegati per aprire la porta saranno sembrati una bazzecola.


