Marco Romano
Iniziativa sull'allevamento intensivo: "Un'offesa al mondo agricolo elvetico!"
Redazione
17.08.2022 10:04

Foto: ©Gabriele Putzu
“In Svizzera non esiste l'allevamento intensivo industriale. Da anni la legislazione in materia è molto chiara e restrittiva, sono numerosi i progetti volti ad innovare anche a tutela del benessere animale. I controlli sono molto severi e, per i casi sospetti, svolti annualmente”.
Il 25 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa
popolare “No all’allevamento intensivo in Svizzera”. Una nuova
iniziativa popolare estrema e dannosa: si esige che in Svizzera debbano valere
standard che nessun altro Paese applica. Si crea un problema laddove non esiste
e si chiede di regolarlo nella Costituzione. Giusto voler essere i primi della
classe (per quanto non lo siamo già), ma per farlo occorre conoscere e rispettare
il settore primario per il quale si impongono regole tanto rigide e
penalizzanti. L’iniziativa rappresenta una vera e propria offesa al mondo
agricolo elvetico.
La lettura del testo potrebbe portare a dire: eh beh,
perché no? Siamo tutti per il rispetto del mondo animale. Ma in Svizzera
abbiamo un reale problema? No! È nuovamente una forzatura, fondata su un
approccio ideologico; basta andare in visita a qualunque agricoltore per capire
il motivo dell’insostenibilità di quanto proposto. In Svizzera non esiste
l'allevamento intensivo industriale. Da anni la legislazione in materia è molto
chiara e restrittiva, sono numerosi i progetti volti ad innovare anche a tutela
del benessere animale. I controlli sono molto severi e, per i casi sospetti,
svolti annualmente; questo rende ancora meno giustificata questa iniziativa
popolare.
Un’approvazione del testo proposto genererebbe maggiore
dipendenza dall’estero; proprio da chi predica la produzione e il consumo
locali. Occorrerebbe ridurre gli allevamenti. Vogliamo aumentare le
importazioni a detrimento della produzione locale (si stima un -80% nel
pollame)? Io no, anche perché ho fiducia nel settore agricolo elvetico, meno
nei Paesi circostanti. Più severità significherebbe anche costi maggiori per i
consumatori; laddove realmente non c’è un problema. E infine, gli iniziativisti
dimenticano la Svizzera nella sua complessità territoriale. Limitare il numero
di animali per fattoria, porterebbe a un enorme aumento della necessità di
nuovi spazi per edifici per l'allevamento. Per mettere in atto l’iniziativa,
bisognerebbe ad esempio costruire 1600 nuovi pollai per produrre la stessa
quantità di uova odierne. Dove? L'agricoltura domestica è caratterizzata da un
livello molto alto di benessere degli animali. Non abbiamo un problema in
questo settore, men che meno vi è la necessità di imporre regole ancora più
severe. Il prossimo 25 settembre io voto NO.
Marco Romano, consigliere nazionale del Centro

