Lorenzo Onderka
580 opportunità di lavoro in meno per i residenti: possiamo davvero permettercelo?
Red. Online
28.08.2026 19:41

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Saremo
presto chiamati a votare sull’iniziativa che propone di ridurre l’organico
dell’Amministrazione cantonale di circa 580 unità. Il tema viene normalmente
presentato come una questione di dimensionamento dello Stato, efficienza e
sostenibilità delle finanze pubbliche.Sono questioni legittime. Ma c’è un’altra
domanda: che cosa significa questa scelta per il mercato del lavoro ticinese e,
in particolare, per i nostri residenti?
Una
precisazione è importante: i 580 posti non verrebbero cancellati attraverso
altrettanti licenziamenti. La riduzione avverrebbe principalmente sfruttando il
normale ricambio del personale: chi lascia l’Amministrazione non verrebbe
necessariamente sostituito. Il risultato, però, è che 580 opportunità
professionali oggi disponibili anche per chi vive e si forma in Ticino
verrebbero progressivamente a mancare.
E allora:
il Ticino può permetterselo?
Da troppo
tempo il nostro Cantone vive un mercato del lavoro fortemente condizionato
dalla differenza di costo della manodopera. Il ricorso ai lavoratori
frontalieri è diventato strutturale in molti settori, mentre il lavoro
interinale ha contribuito a rendere più precari numerosi percorsi
professionali.
Molti
giovani ticinesi, terminata la formazione, guardano oltre Gottardo alla ricerca
di condizioni professionali e salariali più interessanti. È un fenomeno che
merita attenzione, in un Cantone confrontato con una natalità molto bassa e un
progressivo invecchiamento della popolazione. Se vogliamo che i nostri giovani
possano costruire anche qui il proprio futuro, dobbiamo preoccuparci delle
opportunità professionali che il Ticino offre loro. È in questo contesto che la
proposta dei 580 posti assume un significato più ampio.
Piero
Marchesi, primo promotore dell’iniziativa, ha costruito una parte importante
della propria attività politica attorno al principio di «prima i nostri» e alla
difesa dei residenti nel mercato del lavoro. Ora si appresta a entrare nel
Consiglio di Stato, dove sarà chiamato a contribuire alle decisioni che
riguardano il futuro del Cantone.
Ma Marchesi
non è solo. A sostenere l’iniziativa ci sono anche importanti rappresentanti
dell’economia ticinese, tra cui la Cc-Ti e AITI. Anche Cristina Maderni,
deputata in Gran Consiglio e tra i promotori dell’iniziativa, ha legato il
proprio nome a questa scelta.
Ed è
proprio qui che nasce la domanda. Se questi 580 posti nel settore pubblico
devono venire meno, quale politica intendono promuovere Marchesi e le forze
politiche ed economiche che sostengono l’iniziativa affinché almeno altrettante
opportunità vengano create nell’economia privata ticinese per i residenti, con
condizioni salariali e contrattuali dignitose e in grado di competere con
quelle offerte dal settore pubblico?
Non si
tratta di difendere a priori il posto pubblico. Si tratta di chiedersi quale
mercato del lavoro vogliamo costruire e quali opportunità vogliamo offrire ai
giovani che oggi si stanno formando qui.
Ridurre di
580 unità l’organico cantonale può essere una scelta di politica finanziaria.
Ma se quelle 580 opportunità vengono meno, deve esserci anche una
responsabilità politica ed economica nel favorire la creazione di nuove
opportunità per i residenti.
Prima di
decidere come votare, credo che noi cittadini abbiamo diritto a una risposta.
Lorenzo
Onderka, sostenitore
di Avanti con Ticino&Lavoro.

