Filippo Beroggi
90 anni fa l'esercito uccise 13 persone a Ginevra
Redazione
09.11.2022 14:36

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Il 9 novembre del 1932 L’Unione
Nazionale organizzò a Ginevra un finto processo (come i nazisti facevano
inizialmente in Germania) a Leon Nicole e Jacques Dickers, che erano due dei
maggiori esponenti della sinistra locale.
Nei giorni precedenti all’evento le
forze progressiste avevano chiesto a gran voce al governo ginevrino di impedire
il raduno fascista, ma l’esecutivo rifiutò tale richiesta con la scusa della
libertà d’espressione.
La sinistra rispose dalle pagine del
giornale “Le Travail”, di cui Leon Nicole era caporedattore. Venne chiesto a tutti gli antifascisti di
partecipare alla riunione pubblica e controbattere alle accuse dell’Unione
Nazionale.
Il giorno della manifestazione
l’esecutivo cittadino chiese a Berna dei rinforzi da affiancare alla polizia
cantonale. Il Consiglio Federale decise di inviare una compagnia di militi, che
stavano svolgendo la scuola reclute solo da sei settimane.
Frédéric Martin, capo del dipartimento di polizia, alle ore
21.00 ordinò all’esercito di intervenire: 120 reclute di leva della compagnia
ai comandi del primo tenente Raymond Burnat giunsero sul posto. La folla era
inferocita e premeva sui cordoni, alcune reclute vennero disarmate dai
lavoratori antifascisti, che ruppero i fucili e gettarono a terra gli elmetti.
Raymond Burnat, i cui orientamenti anti-socialisti e anti-comunisti erano
chiari, dette disposizione ai suoi uomini di inserire il colpo in canna. Poi
arrivò l’ordine *Un coup, tirez bas, feu!”. Il tragico bilancio fu di 13 morti
e 65 feriti.
Nei giorni successivi la repressione si fece sentire verso
gli organizzatori della contromanifestazione,
che furono condannati a delle pene detentive, mentre i dipendenti
pubblici partecipanti alla manifestazione furono licenziati a inizio 1933 ed
esclusi dai pubblici uffici. Si tratta del
“Berufverbot”, che in Svizzera durerà per decenni, ai danni dei
lavoratori appartenenti alla sinistra extra-governativa. Il Partito
liberal-radicale scrisse sul suo giornale: “la pulizia basilare è finalmente
iniziata!”. I dissidenti più coerenti e combattivi del sistema capitalista
svizzero vennero così repressi nel nome della democrazia.
Ginevra non dimenticherà mai tale evento e nel novembre del
1989 fu l’unico cantone, assieme al Giura, in cui vinse il SÌ all’iniziativa
per una Svizzera senza esercito.
Neppure il
Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) dimentica questo
avvenimento storico. Nel pieno della nostra tradizione pacifista e
antimilitarista offriamo uno sportello a cui si possono
rivolger gli obiettori di coscienza che non vogliono collaborare con un
esercito sempre meno neutrale e che desiderano intraprendere il percorso come
civilisti, garantito dalla nostra Costituzione federale. Per maggiori
informazioni: sisa-info.ch.
Filippo Beroggi, co-coordinatore SISA

