Sem Genini
Allevamento intensivo: mirare a pochi, colpirci tutti
Redazione
06.09.2022 16:25

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Gli iniziativisti rassicurano: solo il 5% delle
aziende agricole svizzere sarebbe interessato dall'iniziativa sull’allevamento
intensivo in votazione il prossimo 25 settembre (ed almeno il 90% di quelle
estere per quel che concerne le importazioni, aggiungiamo noi). Significa forse
che, nel loro tentativo di presentare l’iniziativa come moderata, stanno
relativizzando il loro stesso allarmismo sull’ampiezza del problema in
Svizzera? In realtà la loro è la tipica affermazione a effetto narcotico, da ripetere
come un mantra in una situazione ben descritta da un poeta inglese: aggrapparsi
ai numeri come fanno gli ubriachi con i lampioni, non per illuminarsi ma per
trovare sostegno ai propri barcollamenti.
Tutte le aziende agricole dovrebbero sottostare alle
nuove norme, questo significa che, nell’ipotesi meno peggiore, quel 95% di
aziende virtuose attive nell’allevamento sarebbero le vittime di un’iniziativa
malamente calibrata, imprecisa e dannosa per tutti noi, consumatori compresi.
Vogliono dunque iscrivere un articolo nella
Costituzione federale e lo ripeto, nella Costituzione federale, per correggere
il modo di lavorare di solo il 5% delle aziende agricole?
Delle 45'363 aziende agricole svizzere ad allevare
bestiame è il 71%, ovvero 35'000 circa. Di queste, 13'120 allevano pollame e
5'600 suini. Soprattutto per queste due ultime categorie ci vorrebbero dei
grandissimi stravolgimenti strutturali e finanziari per poter soddisfare
pienamente i requisiti minimi che l’iniziativa vuole fissare. Allora quel 5% fa
riferimento solo a chi pratica l’allevamento e quindi si assottiglia ancora di
più al 3,5% del totale complessivo?
Gli iniziativisti possono dire di mirare solo a
quel fantomatico 5% di “allevamenti intensivi”, ma quello che ci chiedono di
usare è un cannone caricato a mitraglia. Necessario, come abbiamo visto, perché
il loro bersaglio è ben definito ma tutt’altro che ben spiegato. Infatti mirano
a diminuire notevolmente il numero di animali da reddito nel nostro Paese, così
come ad imporci una dieta alimentare ben precisa. E chi pensa che sarebbero
solo gli agricoltori svizzeri ad esserne colpiti, si ricordi che le stesse
norme, già oggi estremamente soffocanti in un Paese all’avanguardia mondiale
per quanto riguarda il benessere dei suoi animali da reddito, verrebbero
imposte alle importazioni. Qualcosa che però non sarà mai possibile, a causa
degli obblighi internazionali della Svizzera nell'ambito dell'Organizzazione
mondiale del commercio (OMC). Sono invece certe le conseguenze di un'eventuale
accettazione di questa iniziativa: diminuzione della produzione nazionale e
regionale, notevole aumento dei prezzi per importanti generi alimentari, delle
importazioni e del turismo degli acquisti oltre frontiera e perdita di posti di
lavoro, come dimostrato da studi indipendenti.
A ciò che non ci potremo più permettere dovremo
rinunciare, come la carne, il latte e le uova. E questo è quello che vogliono.
Diciamo quindi NO il 25 settembre a questa dannosa iniziativa sull'allevamento
intensivo.
Sem Genini, segretario agricolo cantonale

