Fabio Regazzi
Allevamento intensivo: un autentico autogol
Redazione
12.09.2022 09:24

Foto: ©Gabriele Putzu
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Ci risiamo:
ancora una volta, siamo chiamati ad esprimerci su un’iniziativa dai toni
ingannevoli e che, qualora dovesse trovare applicazione, comporterebbe
conseguenze dannose per il settore agricolo ma soprattutto per i consumatori.
Il prossimo 25 settembre voteremo infatti sull’iniziativa sull’allevamento
intensivo. Questa proposta vuole sancire nella Costituzione la dignità degli
animali nell’ambito della detenzione a scopo agricolo, introducendo requisiti
minimi più severi che soddisfino almeno le direttive Bio Suisse 2018. Questi
requisiti si applicherebbero anche all’importazione di animali e prodotti
animali, nonché di derrate alimentari con ingredienti di origine animale.
Con le
sensibilità alimentari e climatiche che si fanno sempre più strada, una
proposta come questa sembra essere al passo con i tempi e in linea con le
richieste attuali di consumatori e consumatrici. Tutto bene dunque? Purtroppo
no, poiché al di là dei buoni propositi questa iniziativa è non solo inutile,
ma addirittura controproducente. Ma vediamo perché.
L’allevamento
animale in Svizzera è regolato dalla Legge sulla protezione degli animali, una
tra le più severe del mondo, al punto da essere spesso definita come esemplare:
non solo sancisce dei requisiti in materia di costruzione e spazio disponibile,
ma regola anche la formazione degli allevatori e delle allevatrici,
l'alimentazione e le condizioni di trasporto del bestiame. Già oggi sono in
vigore e vengono applicati degli standard molto elevati, che sono ben noti ai
consumatori e alle consumatrici. La Svizzera conosce inoltre da anni programmi
di promozione del benessere degli animali e premia attraverso sussidi quelle
aziende agricole – ad oggi, praticamente tutte – che li applicano. Un ulteriore
segnale che dimostra come i nostri contadini abbiano a cuore il benessere i
propri animali. L’allevamento animale in Svizzera è infatti composto perlopiù
da piccole strutture gestite da famiglie contadine, cresciute con i valori del
rispetto e della tutela del proprio bestiame. Famiglie che verrebbero poi
particolarmente penalizzate anche da un punto di vista economico: l’accettazione
dell’iniziativa comporterebbe maggiori costi di produzione, i quali si
ripercuoterebbero su prezzi più alti per consumatori e consumatrici. Siccome
non tutti avrebbero la possibilità o sarebbero disposti a pagare di più,
verrebbe incentivato il turismo degli acquisti e salirebbero le importazioni di
prodotti di origine animale da paesi non per forza rispettosi degli standard di
benessere animale, a scapito delle produzioni regionali. Un vero proprio
autogol!
Non lasciamoci
dunque ingannare da questa ennesima proposta da parte di una politica idealista
e sconnessa dalla realtà: oltre ad essere superflua, l’iniziativa
sull’allevamento intensivo comporterà anche conseguenze gravose per tutta la
categoria del mondo agricolo. E così, alla fine dei conti, a pagarne lo scotto sarà
come sempre la popolazione.
Fabio Regazzi,
Consigliere nazionale del Centro e Presidente usam

