Giorgio Cassina
AVS 21: una soluzione provvisoria, ma necessaria
Redazione
05.09.2022 06:24

Foto: Immagine Cdt/Zocchetti
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La soluzione elaborata dal consigliere federale Berset e
dal suo dipartimento intende dare una risposta ad un problema di fondamentale
importanza che attanaglia la previdenza vecchiaia e superstiti svizzera (AVS,
il primo pilastro del sistema previdenziale elvetico), la cui stabilità
finanziaria è in pericolo. La proposta non contiene una riforma strutturale, ma
dei correttivi che consentano di temporeggiare un certo tempo (circa 10 anni)
al fine di permettere alla politica di elaborare una vera riforma dell’AVS,
ritenuta ormai unanimemente necessaria.
Il nostro sistema previdenziale basato sui tre pilastri ha
ormai la sua età. È entrato in vigore nel lontano 1972, quando la situazione
economica e demografica della nostra società era ben diversa da quella di oggi.
Allora la speranza di vita alla nascita era di circa dieci anni meno di oggi
(seppur l’età pensionabile fosse la stessa), la Svizzera si trovava in un boom
economico importante e inoltre la forbice tra natalità e mortalità non
rappresentava fonte di preoccupazione, con i bambini nati che superavano di
gran lunga le persone decedute. Oggi la situazione è cambiata. A fronte di un
netto miglioramento della speranza di vita, l’età pensionabile è rimasta
invariata, con la conseguenza che più persone rimangono in pensione più a
lungo. Inoltre la popolazione invecchia progressivamente: alla moltitudine di
persone nate nel famoso baby boom che sta invecchiando corrisponde da decenni
una diminuzione delle nuove nascite.
Il principio di solidarietà tra generazioni su cui si basa
l’AVS fu concepito in modo che il denaro versato dagli assicurati attivi in età
lavorativa fosse direttamente trasferito ai pensionati. Il funzionamento
corretto di tale sistema presuppone che il numero dei primi e dei secondi
rimanga sostanzialmente equilibrato. Non appena invece una delle due parti
della bilancia si “appesantisce”, come è attualmente il caso, ecco che il
sistema finisce in una situazione di squilibrio che deve essere colmata.
Servono insomma urgentemente dei correttivi, onde evitare che fra pochi anni le
entrate dell’AVS non siano più sufficienti per finanziare tutte le rendite. Per
tornare alla riforma sulla quale siamo chiamati ad esprimerci, la stessa sa più
di cerotto temporaneo, ma è in ogni modo assolutamente necessaria per garantire
il versamento delle rendite per i prossimi dieci anni. Nel frattempo, Consiglio
federale e Parlamento dovranno riuscire a elaborare una soluzione che ripensi
alla base il sistema dell’AVS. Viste le sconfitte rimediate dai precedenti
tentativi di riforma sottoposti al giudizio popolare (2004, ’10, ’17),
l’auspicio è che sia possibile muoversi velocemente e che non si punti su un
unico cavallo.
Giorgio Cassina, membro GUDC Ticino

