Antonia Boschetti
AVS21 solidale: un ossimoro
Redazione
28.08.2022 08:15

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La
Riforma AVS21, in votazione il prossimo 25 settembre, prevede una maggior
flessibilità dell’età di pensionamento (tra i 63 e i 70 anni per uomini e
donne) e l’armonizzazione dell’età pensionabile delle donne con quella degli
uomini (65 anni). Purtroppo, in questa manovra, di armonioso si trova poco o
nulla. Le conseguenze dell’AVS21 verranno sofferte principalmente dalle donne
con lavori precari e salari bassi, ovvero quella fascia della popolazione che,
non potendosi permettere il prepensionamento, non fruirà della maggior
flessibilità prevista dalla Riforma. Tale implementata flessibilità andrà a
beneficio della parte più fortunata e benestante della società generando un
rapporto inverso tra fasce di reddito: i precari (tendenzialmente donne)
lavoreranno aldilà dell’età pensionabile permettendo ai più facoltosi
(tendenzialmente uomini) di abbassare l’età del loro pensionamento.
Dal
1948, l’AVS si basa sul principio della solidarietà tra generazioni ma anche
tra fasce di reddito permettendo ai meno abbienti di beneficiare di pensioni
dignitose pur avendo versato modesti contributi in età lavorativa; tale ricerca
di equilibrio tra ricchi e poveri verrebbe compromessa dalle misure pensate
dalla Riforma. Compromesso sarebbe anche il potere d’acquisto di ciascuno di
noi, essendo disegno della Riforma l’aumento dell’IVA in favore dell’AVS (0,4
pp). Diversi partiti e associazioni propongono un finanziamento delle pensioni
basato sui profitti che la Banca Nazionale Svizzera ottiene dai tassi di
interesse negativi. Il patrimonio nazionale della BNS andrebbe così a beneficio
di tutte e tutti e rappresenterebbe un rafforzamento dell’AVS rispettoso del
principio di solidarietà, principio sul quale l’assicurazione per la vecchiaia
fonda la sua ragione di esistere.
Antonia
Boschetti, PS Ticino

