Diego Baratti
Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio?
Redazione
05.08.2026 14:03

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio?
È una domanda che non possiamo lasciare in sospeso,
ora che siamo chiamati a votare sull'Iniziativa per un'alimentazione sicura.
L'iniziativa propone di introdurre per legge quote e
obiettivi sulla produzione animale e vegetale, senza tenere conto delle
differenze geografiche, economiche e culturali che caratterizzano il nostro
Paese.
Non è una questione di volontà dei nostri agricoltori.
Gran parte del territorio svizzero è fatto di montagne e colline, dove l'erba
resta l'unica risorsa disponibile. Quelle superfici possono essere valorizzate
solo attraverso l'allevamento: ridurre per legge la produzione animale
significa condannare intere regioni all'abbandono e accelerare la scomparsa
degli alpeggi.
A questo si aggiunge un problema strutturale.
Produzione vegetale e allevamento non sono in competizione: sono complementari,
garantiscono la salute dei suoli e permettono un uso efficiente di prati e
pascoli. Separarli per legge indebolirebbe l'autonomia delle nostre aziende
agricole, metterebbe sotto pressione i posti di lavoro lungo la filiera
alimentare e aumenterebbe la nostra dipendenza dalle importazioni.
Se non si interviene con buon senso, il rischio è
chiaro: un'agricoltura sempre più regolamentata, sempre più dipendente dallo
Stato e sempre meno libera di adattarsi al territorio. Le agricoltrici e gli
agricoltori si stanno già muovendo verso pratiche più sostenibili. Non hanno
bisogno di nuove quote imposte per legge, ma di condizioni che permettano loro
di continuare a investire e innovare.
La sicurezza alimentare non si costruisce con
obiettivi calati dall'alto, ma con la diversità delle produzioni, la capacità
di resistere alle crisi e la conoscenza delle realtà locali. Un sistema che
funziona protegge la produzione lattiera e casearia, l'allevamento di montagna
e le coltivazioni adatte al nostro clima, lasciando spazio all'innovazione.
Questa iniziativa non risolve le sfide climatiche né
quelle della salute pubblica: introduce norme difficili da applicare, mette
sotto pressione il lavoro dei nostri artigiani alimentari e riduce la libertà
di scelta, per chi produce come per chi consuma.
Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro
territorio? Una fatta di quote decise a tavolino, o una libera di restare
diversificata e legata alle nostre montagne? Per queste ragioni voto NO
all'Iniziativa per un'alimentazione sicura.
Diego Baratti,
Vicepresidente Sottoceneri UDC Ticino e Vicesindaco, Ponte Capriasca (TI)

