Lorenzo Quadri
Corte UE fuori controllo, ma Berna vuole consegnarle la Svizzera
Redazione
27.07.2026 20:14

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Tra i numerosi punti contestati dell’accordo di
sottomissione all’UE c’è anche il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione
europea (CGUE), che finirebbe per avere l'ultima parola nelle controversie tra Berna
e Bruxelles.
Il meccanismo è noto: in caso di contenzioso
interverrebbe un tribunale arbitrale, ma questo sarebbe tenuto ad applicare la
giurisprudenza della Corte di Lussemburgo. Se mancassero precedenti, dovrebbe
rivolgersi direttamente alla CGUE per ottenere un'interpretazione vincolante.
Tradotto: nelle dispute con l'UE, a decidere sarebbero giudici dell'Unione.
Una prospettiva che risulta ancora più
insostenibile alla luce di quanto sta accadendo proprio a Bruxelles. La
Commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo ha infatti
criticato apertamente la Corte di giustizia, rimproverandole di aver
progressivamente ampliato i propri poteri fino a trasformarsi in un vero e
proprio attore politico.
Nel rapporto si afferma che la Corte si sarebbe
attribuita competenze che gli Stati membri non le hanno mai conferito
attraverso una modifica dei trattati. Il relatore, un eurodeputato svedese, è
stato altrettanto esplicito: la CGUE non deve diventare lo strumento con cui
l'Unione sottrae sovranità agli Stati.
Il documento, citato dai media, contiene vari
esempi. Dall'obbligo imposto ai tribunali nazionali di disapplicare decisioni
delle rispettive Corti costituzionali, all'estensione della giurisprudenza
europea a materie che i trattati riservano ai singoli Stati, fino
all'elaborazione di nuovi principi giuridici, come il cosiddetto "divieto
di regressione" dello Stato di diritto.
La domanda a questo punto “nasce spontanea”: se
perfino il Parlamento europeo deplora l'attivismo della Corte di Lussemburgo,
perché la Svizzera dovrebbe invece accettarne la giurisdizione?
Come se non bastasse, nelle scorse settimane
un'inchiesta giornalistica internazionale ha evidenziato che numerosi giudici e
avvocati generali della CGUE detengono partecipazioni in grandi aziende, anche
in settori sui quali la Corte è chiamata a pronunciarsi. Una circostanza che
alimenta ulteriori interrogativi sull'opportunità di attribuire a questo
tribunale un ruolo determinante anche per la Svizzera.
Non solo per chi, come il sottoscritto, si oppone
totalmente ai cosiddetti “Bilaterali III”; anche per chiunque abbia a cuore il
futuro della Svizzera, la conclusione è inevitabile: anziché cedere la propria
sovranità a giudici stranieri, Berna dovrebbe fare l'esatto contrario. Sottomettersi
ad un tribunale che perfino all'interno dell'Unione europea viene accusato di spingersi
oltre ai propri limiti, e di farlo sempre più spesso, non è più una scelta
politica. E’ un esercizio di autolesionismo.
Lorenzo Quadri – Consigliere nazionale – Lega dei Ticinesi

