Franco Cavalli
Cure dentarie: un aiuto per i pazienti, le famiglie e il ceto medio
Redazione
04.06.2026 08:54

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Il gruppo dei cento professionisti della salute che sostiene l’iniziativa
per il rimborso delle cure dentarie ha raccolto in queste settimane diverse
testimonianze di pazienti a conferma delle difficoltà causate dall’attuale
sistema. Un’inchiesta di Patti Chiari di qualche anno fa mostrava inoltre la
frequenza di fatture che appaiono eccessive o perlomeno discutibili. L’ACSI,
che da sempre difende i diritti dei pazienti e combatte a tutti i livelli le
derive nei prezzi, sostiene l’utilità dell’iniziativa in votazione. Probabilmente
la campagna martellante e lautamente finanziata dei contrari si spiega anche con
la volontà di evitare maggiore trasparenza sulle tariffe, come invece avverrebbe
in caso di sì alle urne.
In Ticino sempre più persone, anche del ceto medio, rinunciano o rinviano
cure dentarie necessarie perché non possono permettersele. Non sorprende,
purtroppo, visto i dati sui problemi finanziari e l’indebitamento delle
famiglie. Ho sempre sostenuto un sistema sanitario più accessibile e meno caro.
Scontrandomi con le lobby delle casse malati che in passato hanno speso milioni
per spaventare e sabotare le proposte di cassa malati unica, pubblica e
proporzionale al reddito. La campagna del no alle cure dentarie ricorda questa
propaganda. Con l’iniziativa si introduce un meccanismo molto diverso dalla
Lamal, molto più equo. Quello dell’AVS, dell’assicurazione maternità o
infortunio. Questo consentirebbe alla grande maggioranza dei ticinesi di
passare dal pagamento improvviso di centinaia o migliaia di franchi a un
concreto risparmio.
Il principio delle assicurazioni sociali non è il lucro ma la proporzionalità.
Una logica che è il contrario di quella attuale delle casse malati.
L’iniziativa chiede questo cambiamento: le cure non devono dipendere dal
reddito. I nostri pazienti e la popolazione ticinese ne beneficerebbero dal
punto di vista sanitario ma anche economico. Un finanziamento basato sulla
proporzionalità significa, per esempio, un contributo di circa 20 franchi per
un salario di 6'000 franchi, con accesso a tutte le cure utili e necessarie. I
figli in formazione sarebbero esentati dal contributo, così come i pensionati,
pur mantenendo il pieno accesso alle cure e avendo il diritto al rimborso. Risparmiando,
come singoli e come famiglie, rispetto a quanto si spende oggi per visite e
interventi. Proprio per questo le associazioni che aiutano le famiglie
sostengono l’iniziativa. Si tratta di un sostegno per il ceto medio che non ha
gli aiuti sociali perché si trova sopra la soglia ma fatica molto comunque. Un
aiuto concreto per questa fascia intermedia della popolazione.
Sarà tutto gratis? No, la proposta è sostenibile: qualche milionario
pagherà qualcosina in più rispetto agli altri, come già avviene per AVS,
maternità e infortunio. Anche medici e dentisti pagherebbero verosimilmente
qualcosina in più, avendo generalmente buoni stipendi. Un piccolo contributo solidale
sicuramente sopportabile. Alcuni di loro sono d’accordo per permettere così alle
famiglie in difficoltà e al ceto medio di risparmiare, altri sono contrari e
preferiscono finanziare la campagna del no.
Franco Cavalli, oncologo

