Partito comunista
Direttrice Seco vuole adottare sanzioni contro la Cina. A rischio centinaia di posti di lavoro
Redazione
12.08.2022 08:19

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Rispondendo
alle domande del quotidiano borghese "Neue Zuercher Zeitung" se la
Svizzera adotterebbe le sanzioni dell'UE contro la Cina nel caso quest'ultima
"invadesse" Taiwan, la direttrice uscente della SECO, Marie-Gabrielle
Ineichen-Fleisch, ha risposto con innocente noncuranza: "Sono fermamente
convinta che adotteremo tali sanzioni". Si tratta di un'affermazione
grave, che oltrepassa le competenze di una funzionaria poiché anticipa in modo
anti-democratico delle decisioni che spettano solo ed esclusivamente alla
politica, cioè a chi viene eletto dal popolo e non agli alti burocrati della
SECO! La signora Ineichen-Fleisch avrebbe dovuto imparare a stare al suo posto
e ricordarsi che è pagata dal popolo svizzero e non dall'Unione Europea!
La
Repubblica Popolare Cinese non può "invadere" Taiwan per il semplice
fatto che Taiwan è parte integrante del territorio cinese! Questo non è una
fantasia del Partito Comunista, ma è esattamente quanto sancito dal principio
diplomatico di "Una sola Cina" riconosciuto dall'ONU e anche dalla
Confederazione Svizzera. Su questa base esistono da mezzo secolo relazioni
diplomatiche ed economiche fra Berna e Pechino. Le affermazioni della direttrice
uscente della SECO sono quindi provocazioni che tentano di minare la fiducia
fra la Confederazione e la Cina. A chi giova tutto questo? Agli USA forse, ma
certo non agli interessi nazionali svizzeri (che la signora Ineichen-Fleisch
avrebbe dovuto invece rappresentare).
Se
il Consiglio federale avesse già deciso, bypassando ogni regola democratica, e
dopo aver mandato all'aria la neutralità nell'ambito della crisi in Ucraina, di
far saltare anche le privilegiate relazioni sino-svizzere adottando misure
sanzionatorie contro chiunque non obbedisca agli USA significa che non siamo
più un paese sovrano e che la Svizzera si è vincolata in modo
estremamente pericoloso a un governo straniero che sta portando il mondo
verso una guerra di ampie proporzioni: bisogna allora essere consapevoli che
tutti i partiti governativi, da destra a sinistra, che non si opporranno a
questa deriva, stanno letteralmente distruggendo la credibilità e
l'indipendenza del Paese mettendo a rischio non solo centinaia di posti di lavoro
ma anche enormi mercati di sbocco nell'area euroasiatica. Un vero e proprio
atto contrario agli interessi del nostro popolo che si troverà sempre più
povero a causa di una casta elitaria che ha deciso di rinunciare alla
neutralità in modo definitivo.
Come
Partito Comunista siamo convinti che occorra costruire un'ampia unità popolare
per salvare la neutralità svizzera, intesa come sovranità politica del nostro
Paese. Ci opponiamo già sin d'ora a chi a Berna, in termini del tutto
autolesionisti, sta pensando di creare, come se non bastasse, un conflitto
diplomatico ed economico anche con la Cina. Se Joe Biden e Nancy
Pelosi vogliono la guerra, il popolo svizzero, senza distinzioni fra
destra e sinistra, vuole invece la cooperazione e la pace.
Partito comunista

