Lorenzo Quadri
E’ ora di tornare a governare l’immigrazione
Red. Online
31.05.2026 08:08

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A corto di argomenti, il fronte favorevole
all’immigrazione incontrollata continua a screditare l’iniziativa popolare «No
a una Svizzera da 10 milioni di abitanti». Tra le critiche più bislacche vi è
quella secondo cui il limite dei 10 milioni sarebbe soltanto uno slogan. In
realtà, dieci milioni rappresentano una soglia concreta e misurabile. E, a ben
vedere, persino generosa. Solo nel 2012, infatti, gran parte della classe
politica riteneva che una Svizzera di 8 milioni di abitanti avesse già
raggiunto i propri limiti. Oggi, invece, sembra che qualsiasi aumento della
popolazione venga considerato inevitabile, se non addirittura auspicabile.
L’idea che il calo delle nascite debba essere
compensato attraverso un’immigrazione sempre crescente viene ormai presentata
come una necessità. Questo processo si chiama «sostituzione etnica», e dovrebbe
essere una teoria complottista di destra. Invece il centro-sinistra intende
farne una realtà. Una politica fondata sull’aumento della popolazione solleva
interrogativi evidenti: sulla capacità d’integrazione, sulla pressione
esercitata sulle infrastrutture, sul mercato dell’alloggio, su quello del
lavoro, sulla criminalità d’importazione, sui trasporti, sulla coesione sociale,
sul consumo di risorse naturali, sul fabbisogno energetico, eccetera eccetera.
Anche altri Paesi europei stanno iniziando a
interrogarsi su questi temi. In Francia, il ministro della Giustizia Gérald
Darmanin ha recentemente proposto una moratoria sull’immigrazione, sostenendo
che il Paese abbia raggiunto il limite delle proprie capacità di integrazione.
Si tratta di una presa di posizione significativa, soprattutto considerando che
la pressione migratoria subita dalla Svizzera, in proporzione alla popolazione,
è doppia di quella francese.
Un altro aspetto riguarda i ricongiungimenti
familiari. Che, nel caso l’accordo di sottomissione a Bruxelles dovesse venire
approvato dalle urne, verrebbero estesi ad oltranza a seguito della direttiva
europea sulla cittadinanza. Un solo cittadino UE naturalizzato potrebbe
trasferirsi in Svizzera e far arrivare qui interi clan familiari dall’Africa o
dal Medio Oriente. E in diversi Stati dell’Unione europea, le naturalizzazioni
di massa sono una realtà. La Germania, ad esempio, ogni anno batte un nuovo
record. Le nazionalità più rappresentate tra i neo-cittadini tedeschi sono
quella siriana e turca.
Non sorprende che l’iniziativa «No ad una Svizzera
da 10 milioni» incontri l’opposizione di numerose lobby. Tra queste spiccano i
sindacati, che vedono nell’immigrazione e nella libera circolazione una fonte
di nuovi affiliati e quindi di ulteriori entrate. Oltre che uno strumento per
mantenere in vita un complesso apparato di controlli e misure accompagnatorie
che frutta centinaia di milioni di franchi ogni anno.
La questione è sempre la stessa: chi deve decidere
quante e quali persone possono stabilirsi in Svizzera? Le autorità elvetiche,
sulla base degli interessi del Paese, oppure entità sovranazionali prive di
qualsiasi legittimità democratica?
L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» non
propone di azzerare l’immigrazione. Chiede semplicemente di riportarla entro
limiti sostenibili e compatibili con le capacità del Paese. In altre parole, di
tornare a governare un fenomeno che oggi è solo subìto. E se persino la Francia,
Stato membro UE, vuole limiti e contingenti, non si vede perché la Svizzera non
dovrebbe fare altrettanto.
Lorenzo Quadri, consigliere nazionale.

