Piero Marchesi
Evitiamo di replicare l’aumento dei premi di cassa malati anche sulle cure dentarie
Redazione
27.05.2026 16:39

Foto: ©Gabriele Putzu
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«L’iniziativa
sulle cure dentarie» parte da un principio apparentemente generoso, ma porta
nella direzione sbagliata: nuove trattenute sui salari, più costi per le
aziende, più burocrazia e meno libertà per i pazienti.
Oggi
il sistema delle cure dentarie funziona perché si basa su un rapporto diretto
tra paziente e dentista. Il cittadino può scegliere a chi affidarsi,
confrontare prezzi e prestazioni, chiedere un preventivo, cambiare
professionista se non è soddisfatto. È un mercato libero, nel quale la
concorrenza aiuta a mantenere qualità, responsabilità e attenzione ai costi.
L’iniziativa
vuole invece introdurre una nuova assicurazione obbligatoria. In pratica, una
cassa malati dentaria. Ma il modello della cassa malati lo conosciamo bene:
premi che aumentano ogni anno, costi sanitari crescenti, qualità che non
migliora in modo proporzionato e cittadini sempre più lontani dalle decisioni
che li riguardano. Perché dovremmo importare gli stessi problemi anche nelle
cure dentarie?
La
proposta in votazione prevede un contributo obbligatorio sui salari, a carico
sia dei lavoratori sia dei datori di lavoro. Tradotto: meno soldi in busta paga
a fine mese. E questo proprio mentre le famiglie ticinesi sono già confrontate
con premi di cassa malati, affitti, assicurazioni, energia e rincari
quotidiani. Anche per le imprese sarebbe un nuovo costo, con effetti negativi
sulla competitività e sull’occupazione. Alla fine, come spesso accade, a pagare
il conto sarebbe soprattutto il ceto medio.
Il
punto più grave è che questa nuova assicurazione non garantirebbe nemmeno una
copertura completa. Molte cure importanti e costose, come ortodonzia, impianti,
corone e trattamenti complessi, resterebbero in gran parte escluse o comunque a
carico del cittadino. Si pagherebbe quindi di più, senza ricevere una vera
controprestazione proporzionata.
Il
costo stimato dell’iniziativa è di circa 150 milioni di franchi all’anno. Una
cifra enorme per stravolgere un sistema che funziona e sostituirlo con un
apparato fatto di burocrazia, criteri di rimborso, formulari e procedure
amministrative. Oggi dentista e paziente decidono insieme. Domani rischierebbe
di decidere la burocrazia cosa è rimborsabile, quando e a quali condizioni.
La
strada corretta è un’altra: continuare a puntare sulla prevenzione, sul
servizio dentario scolastico e sugli aiuti mirati a chi si trova davvero in
difficoltà economica. Non serve creare un sistema universale costoso, rigido e
inefficiente per rispondere a problemi che possono essere affrontati meglio con
strumenti puntuali.
Per
questo bisogna dire no: no a una nuova tassa sul lavoro, no a meno potere
d’acquisto, no a più burocrazia, no alla sicura esplosione dei costi.
Piero
Marchesi, Consigliere nazionale UDC

