Laura Legrenzi
Ferma gli allevamenti intensivi
Redazione
30.08.2022 16:33

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Il 25 settembre siamo chiamati a votare su quattro temi. I Verdi
Liberali dicono un chiaro Sì ad ognuno di questi: sì alla riforma dell’imposta preventiva,
sì al finanziamento supplementare dell’AVS mediante aumento dell’Iva, sì alla
riforma dell’imposta preventiva e sì all’iniziativa sull’allevamento intensivo. È bene specificare e sottolineare chiaramente che quest’ultimo
argomento non vuol essere un dibattito sull’alimentazione vegetariana/vegana e
quella onnivora. Non vuol essere nemmeno una discussione animalista portata
all’estremo. Non si vuole questionare o convincere a cambiare le proprie
abitudini alimentari e a modificare il proprio carrello della spesa. Dire no agli allevamenti intensivi significa avere una coscienza
ed essere umani.
Purtroppo il corso della storia e della socialità ha drasticamente
modificato il nostro modo di acquistare e consumare determinati alimenti: i
nostri nonni, una volta, e, per alcuni, anche i nostri genitori, avevano la
consuetudine di mangiare carne o pesce una volta la settimana (al massimo). Al
mutare dei mezzi di produzione e di distribuzione di massa le cose sono
cambiate notevolmente e la nostra alimentazione è mutata insieme ad essi.
Grandi catene, grandi fast food, grandi supermercati, grande
velocità: le nostre tavole e le nostre abitudini si sono radicalmente
trasformate. Mangiare prodotti di origine animale è diventato sempre più
semplice e quotidiano. Curiosi a tal proposito alcuni spot pubblicitari di un tempo:
millantavano hamburger in grado di far diventare più forti. Passava così il
messaggio che mangiare carne fosse “una cosa da duri”. Poco importava la
provenienza o la qualità del prodotto. Questa spinta impetuosa ad
un’alimentazione di origine animale incentivava una produzione di carne sempre
più automatizzata, sempre più rapida, sempre più efficiente. Lungi dall’essere
paragonabile a quella che i nostri nonni creavano in valle.
Si è tanto incoraggiato il consumo di carne e pesce (e di altri
prodotti di origine animale) che la domanda è aumentata esponenzialmente e
risultava così insostenibile una produzione “casalinga”. Le aziende agricole
sono nel tempo diminuite (da 70000 a meno di 55000 dall’inizio del secolo). Il
numero di animali detenuti a scopo industriale è aumentato di circa la metà.
Nel 2021 più di 80 milioni di animali sono stati ingrassati ed uccisi. Piano piano gli allevamenti sono diventati fabbriche. Purtroppo
però, al loro interno, non si producono oggetti. Si allevano animali, esseri
senzienti che provano dolore e sofferenza. Che hanno degli occhi. Gli animali
non sono oggetti. Non sono stati creati per soddisfare le nostre “esigenze” ed
il nostro appetito sempre più insaziabile e vorace.
Questa iniziativa vuole sensibilizzarci per un ritorno alla
genuinità, ai prodotti di una volta, alla familiarità. Qualità che il nostro
paese difende con orgoglio. Il progresso è un principio da sostenere, ma non può essere
definito tale se ci rende insensibili al maltrattamento, se ci porta via
l’empatia.
Il benessere e la dignità degli animali sta a cuore a tutti, solo
che probabilmente troppo spesso non siamo davvero consapevoli di quello che
compriamo e mangiamo. Troviamo tutto pronto ed impacchettato sugli scaffali del
supermercato e non abbiamo tempo ed energie per soffermarci sulla provenienza
di quello che stiamo per acquistare. È comodo. Il mondo cresce, cambia, si
sviluppa così in fretta che non ce ne accorgiamo nemmeno. Diventiamo
inconsapevoli. Mettiamo il pilota automatico, anche nelle nostre scelte
quotidiane. Gli animali hanno il sacrosanto diritto di passare del tempo
all’aria aperta, di non soffocare ammassati uno sull’altro, di avere uno spazio
vitale adeguato. Oggi solo il 12% di loro ha la possibilità di uscire
regolarmente. Hanno diritto anche ad una morte dignitosa. Manca certo loro la
parola e sopportano senza poter dire nulla, ma non sono prodotti. Non sono
oggetti.
Il 93% dei polli vivono in pollai che non gli consentono nemmeno di
vedere il cielo. Dieci maiali convivono in una superficie pari ad un posteggio per
una vettura. I manzi sono detenuti in mandrie troppo grandi e si trasmettono
facilmente malattie. Tutto questo può e deve finire: le aziende toccate da
questa iniziativa andranno ristrutturate e avranno sufficiente tempo per farlo.
Negli ultimi anni sempre più libri, documentari e persone di
spicco e del mondo dello spettacolo hanno cercato di riportare a galla la
nostra coscienza e la nostra consapevolezza.
Gli allevamenti intensivi sono una realtà. Un realtà crudele
che ha seguito l’esigenza di una domanda sempre più elevata di carne e pesce.
Riportiamo il focus di attenzione all’umanità. Dovremmo chiederci: non è forse
meglio fare qualche passo indietro, verso la genuinità, verso la qualità
piuttosto che la quantità?
Questa risposta porta benessere a tutti, non solo agli animali. Un
consumo ed una produzione più sostenibile e rispettosa giova e gioverà anche alle
nostre famiglie, al nostro pianeta, alla nostra salute. La qualità della carne
ottenuta nel nome della dignità dell’animale sarà, senza dubbio, superiore
comparata con quella che deriva dal buio, dalla sofferenza e dal dolore. Gli allevamenti intensivi somigliano più a fabbriche che a
fattorie e, come ogni fabbrica, mirano al profitto piuttosto che alla cura del
singolo.
Domandiamoci come viene prodotto e da dove arriva quello che
portiamo a tavola: antibiotici, rischi sanitari e pandemici. Come può tutto
questo essere salutare?
È forse vero che ci sarà un piccolo aumento dei prezzi. È
forse vero che alcuni sceglieranno di acquistare altrove. Ma quanto vale la
civiltà? Quanto vale il rispetto per il nostro pianeta, per gli animali e per
la nostra salute? Quanto vale il futuro che lasceremo in mano ai nostri figli e
nipoti?
Finalmente la tendenza si sta invertendo e possiamo scegliere se
cavalcare l’onda del cambiamento verso un mondo migliore oppure no. Assistiamo a
menu sempre più attenti alle diverse esigenze ed intolleranze, a prodotti
alternativi nei supermercati, a marchi bio e a km zero: ci stiamo pian piano
rendendo conto di dover invertire la marcia.
È vero, la legislazione oggi vigente in Svizzera è fra le migliori
d’Europa, ma ancora non basta. Il nostro paese è motivo di orgoglio ed è
sicuramente all’avanguardia su molteplici argomenti. È un modello da imitare e
da prendere come esempio. Ma su questo tema possiamo fare di più, possiamo fare
meglio. Possiamo essere un’apripista. Possiamo stimolare una riflessione
sull’argomento ed incoraggiare anche altri paesi ad evolversi. Questo è
progresso. Questa è salute. Questa è dignità. Questo è il futuro.
Laura Legrenzi, Verdi liberali Ticino

