Giulia Petralli
Il caldo non è più un'emergenza
Redazione
08.07.2026 11:25

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
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Ogni estate diciamo la stessa
cosa: «che caldo insopportabile!». Ogni estate registriamo nuovi record,
contiamo i giorni di canicola e aspettiamo il temporale che riporti un po' di
sollievo. Poi arriva settembre e archiviamo il problema. Fino all'estate
successiva.
Continuiamo però a vivere il
caldo estremo come un episodio eccezionale, quando ormai è diventato una delle
caratteristiche del clima con cui dovremo convivere. E le nostre città, in
Ticino come altrove, non sono ancora progettate per affrontarlo.
Basta passeggiare in una piazza
completamente asfaltata nel primo pomeriggio, attraversare un grande parcheggio
o aspettare l'autobus sotto una pensilina senza ombra. Il cemento, l'asfalto e
le superfici scure assorbono calore per ore e lo rilasciano lentamente durante
la notte. La città diventa una gigantesca batteria termica. Anche quando il
sole è tramontato, il caldo rimane intrappolato tra edifici e strade, rendendo
difficile perfino dormire. È questo il fenomeno delle isole di calore urbane.
Le soluzioni, fortunatamente, ci
sono. Piantare alberi significa creare ombra e abbassare la temperatura.
Ridurre le superfici impermeabili permette al terreno di trattenere l'acqua
piovana e raffrescare l'ambiente. Ripensare piazze, cortili scolastici e
parcheggi con materiali meno assorbenti può fare un’enorme differenza. Anche
tetti verdi, facciate vegetali e una progettazione che favorisca la
circolazione dell'aria contribuiscono a trasformare gli spazi pubblici da
accumulatori di calore a luoghi più vivibili.
Non esiste una ricetta
universale. Ogni città ha caratteristiche proprie, una morfologia diversa e
densità edilizie specifiche. Per questo servono studi locali, misurazioni
puntuali e una pianificazione che integri il clima tra i criteri fondamentali
della progettazione urbana.
Anche il Ticino deve iniziare a
ragionare in questi termini. La nostra fortuna è avere ancora molte aree verdi
e una dimensione urbana più contenuta rispetto alle grandi metropoli europee. Proprio
per questo dobbiamo agire adesso, prima che il problema diventi ingestibile.
Ogni nuovo quartiere, ogni strada riqualificata, ogni piazza ridisegnata
dovrebbe essere valutata con una semplice domanda: tra vent'anni, questo luogo
sarà un rifugio dal caldo oppure una trappola di calore?
Le città si costruiscono
lentamente, ma restano con noi per generazioni. Gli alberi impiegano decenni
per offrire un'ombra generosa, mentre le strade e le piazze che realizziamo
oggi possono durare anche un secolo. Per questo dobbiamo smettere di trattare
il caldo estremo come un'emergenza e iniziare a considerarlo il criterio entro
cui progettare ogni città.
Giulia Petralli, deputata
Verdi del Ticino

