Claudia Crivelli Barella
Il nostro fabbisogno energetico
Redazione
24.08.2022 08:31

Foto: © Fotogonnella
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Per una persona, il fabbisogno energetico basico ammonta a
100 watt: praticamente, poco più di quello di una lampadina. Il problema è che
noi consumiamo molto di più: soltanto con il gasolio e il carbone, noi abitanti
degli stati più sviluppati trasformiamo circa 10'000 watt: cento volte più
dell’energia di cui avremmo bisogno. In aggiunta, l’umanità uccide 30 miliardi
di altri esseri viventi all’anno. Sotto forma di prodotti della terra, alberi
abbattuti, boschi bruciati e animali macellati per il nostro consumo ogni anno
distruggiamo il tre percento della biomassa terrestre. Ma solo un ventesimo lo
consumiamo sotto forma di generi alimentari: più della metà viene data in pasto
al bestiame, che ne trasformerà una parte in gas serra. Ora: nessuna legge
naturale obbliga l’umanità a mettere in pericolo se stessa a causa dei propri
consumi smodati. Dal momento che è minacciata la vita stessa sulla terra, sta
al nostro intelletto reagire. Agli inizi del XXI secolo l’Homo sapiens non si è
ancora liberato dal modo di pensare dei suoi antenati, cacciatori e
raccoglitori, che potevano semplicemente spostarsi dopo aver esaurito le
risorse naturali di un luogo. Come è possibile garantire una vita dignitosa a
quasi otto miliardi di persone con un consumo di risorse sostenibile?
Attualmente, stiamo cercando di migliorare il futuro nell’ambito delle vecchie
abitudini. Le auto possono diventare elettriche, possiamo ridurre il consumo di
prodotti animali, il cotone della moda pregiarsi di un marchio bio e noi tutti
consumare meno e fare la raccolta differenziata. Ma tutte queste lodevoli
abitudini, messe insieme, non bastano per assicurare la sopravvivenza delle
generazioni future: è indispensabile compiere passi più radicali. Il desiderio
inconscio in tutti noi di conservare lo stile di vita che conosciamo (viaggi,
consumi, eccetera) è dovuto all’incapacità dell’essere umano di sopportare
l’incertezza, con il conseguente arroccamento in ciò che ci è conosciuto. Lo
scopo della società è di costituire un baluardo contro il caos interiore ed
esterno per rendere la vita sopportabile e conservare la specie umana. Laddove
si sia sviluppata una tradizione di qualunque tipo, le persone daranno per
scontato che quella tradizione esista dall’inizio dei tempi, e si mostreranno
risentite e del tutto incapaci di immaginare un qualsiasi cambiamento, e
reagiscono con la negazione o con il panico all’evidenza della necessità di
cambiamento (ipotizzo che sia questa l’origine inconscia dell’aumento della
violenza di ogni genere che registriamo anche da noi). Le persone agiscono
contro il proprio interesse perpetrando modi di vita abituali non solo perché
le novità generano inquietudine, ma soprattutto perché decidersi per ciò che è
abituale richiede una prestazione mentale minore. Percorrere strade battute
risparmia al nostro cervello un grande sforzo di elaborazione. La
trasformazione inizia con le domande scomode che stimolano la creatività, e in
questo, artisti e intellettuali hanno il compito di sondare la parte oscura,
mentre le menti pigre si accontentano delle risposte rassicuranti che
conosciamo. La politica ha bisogno del nutrimento di tale parte oscura, e in
ciò confido nell’aiuto di menti aperte per elaborare soluzioni nuove in questi
tempi di crisi profonda nei quali ci troviamo.
Claudia Crivelli Barella, capagruppo dei Verdi in Gran
consiglio

