Marco Noi
Il pensiero liberale ritrova il senso della misura?
Redazione
26.10.2022 14:12

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Gianni Righinetti, nel
suo editoriale sul CdT del 10 ottobre dal titolo “Le luci accese del vicino
e lo Stato educatore”, propone una riflessione sul modo di affrontare la
prospettata penuria energetica. Eccone la lapidaria conclusione: “Diciamo no
allo Stato educatore, quello che si è spinto anche a suggerire la doccia in coppia,
mentre un forte sì alla libertà di agire secondo la nostra coscienza. Anche
così si otterrà il risultato sperato, senza generare tensione e attriti che ci
costerebbe tanta energia d’ordine psicofisico. Potremmo chiamarlo senso della
misura”.
La questione
dell’energia in fondo è emblematica di diverse altre questioni. Sostanzialmente
è un problema di offerta insufficiente (poco importa se di energia, forza
lavoro, soldi o risorse materiali) per far fronte all’ipertrofia della domanda.
Questo squilibrio porta il sistema ad andare in sofferenza, fino al rischio di
collassare. L’ingiunzione di Righinetti è in sé interessante, poiché
indirettamente ci interroga su come regolare un sistema che perde o non trova il
suo equilibrio dinamico sostenibile come è il caso ora per l’energia, ma come succede
anche per i premi cassa malati, la previdenza, la finanza, il cambiamento
climatico, la biodiversità, la scarsità d’acqua o tanti altri ancora.
Ebbene la proposta regolatoria
per evitare il punto di rottura o quantomeno di sofferenza “psicofisica”
è quella di fare affidamento al senso di coscienza e della misura di ogni
singola persona, ovvero a quella che in area liberale è genericamente chiamata “responsabilità
individuale”.
In gergo sistemico si
direbbe che Righinetti propugna una regolazione dal basso (bottom-up) e boccia
la regolazione dall’alto (top-down) tipica dell’intervento statale o dei
vertici di qualsiasi sistema. In sé una cosa più che desiderabile, tuttavia ad
una semplice lettura intuitiva, verrebbe da chiedersi come è mai possibile che
rispetto ad esempio ai premi di cassa malati, si sia giunti all’attuale punto
di sofferenza. Non abbiamo attivato il nostro senso di coscienza e della misura
perché non ce l’hanno detto? Oppure lo abbiamo attivato – perché non ce lo
facciamo certo dire dallo Stato educatore – ma è difettoso? Oppure ancora, non
c’è bisogno di attivarlo perché in realtà non è vero che siamo in sofferenza,
ma è solo l’immaginazione isterica e estremista delle solite sinistre malelingue?
C’è qualcosa che non
quadra. Se andiamo allora a vedere più da vicino com’è costituito il nostro
senso di coscienza e della misura, non possiamo non riconoscere come il
pensiero liberale e in particolare la sua evoluzione neoliberale abbia educato,
(in)formato e condizionato in maniera pavloviana (vedi pubblicità e retorica
politica) le nostre coscienze a concepire una crescita indeterminata dei
consumi, della produttività e dell’espansione competitiva di mercati e profitti,
rimuovendo ogni senso del limite.
Se vi è un pensiero invece
che è nato e cresciuto per realizzare la sostenibilità, la moderazione e la sobrietà
dei consumi nel rispetto dei limiti dell’offerta, quello è inconfutabilmente il
pensiero ecologista, che guarda caso viene poi etichettato come estremista,
ideologico o isterico proprio da chi non vuole e non riesce a concepire il
senso della misura.
Sorge allora
l’interrogativo a sapere se questo appello alla coscienza e alla responsabilità,
rappresenti un reale desiderio di moderare i consumi (e sarebbe una “notiziona”
per un editoriale del CdT!) oppure sia un semplice escamotage per eludere la
questione attraverso la ben conosciuta diffusione della responsabilità, dove
vale il detto “tutti responsabili, nessuno responsabile” con buona pace della nostra
coscienza.
Marco Noi
Gran Consigliere e Co-coordinatore
Verdi del Ticino
Gran Consigliere e Co-coordinatore
Verdi del Ticino

