Elio Del Biaggio
Il regalo avvelenato dei valori di stima
Redazione
01.09.2026 09:46

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Aumentano
da subito - i proprietari stanno ricevendo le conferme dal Cantone proprio in
queste settimane - i valori di stima degli immobili e, con essi, rischiano di
aumentare anche artificialmente i redditi imponibili e i relativi contributi,
cambiando le soglie per accedere a sussidi, agevolazioni e aiuti pubblici.
Sulla carta il cittadino non guadagna un franco in più. Nella realtà, però, può
ritrovarsi a pagare di più o a perdere diritti e prestazioni. Il valore di
stima, infatti, non serve soltanto per il calcolo delle imposte, influendo
anche sui contributi di legge, ma entra in gioco anche in numerose prestazioni
sociali: sono ben 32 le basi legali che lo utilizzano.
È
una delle contraddizioni della fiscalità ticinese: si rivaluta ciò che non
produce necessariamente maggiore reddito, ma che diventa comunque, sulla carta,
una maggiore capacità contributiva. E a farne le spese sono soprattutto i piccoli proprietari. Persone che hanno
lavorato una vita, risparmiato, rinunciato a molto e, con sacrifici spesso
enormi, sono riuscite a conquistarsi un tetto sopra la testa. Una casa non è
per loro una rendita, ma sicurezza, stabilità e il risultato concreto di una
vita di lavoro.
Ora
quella stessa proprietà rischia di trasformarsi, poco alla volta, in un peso
fiscale sempre maggiore. Cresce il valore della sostanza imponibile e possono
aumentare i contributi e le imposte legate alla proprietà. Il maggior
patrimonio fiscalmente calcolato può inoltre far superare le soglie previste
per sussidi, borse di studio, riduzioni dei premi di cassa malati e altre
prestazioni.
E gli effetti potrebbero arrivare anche agli inquilini. Se possedere un immobile
diventa più costoso, una parte di questi maggiori oneri potrebbe essere
trasferita sui canoni di locazione, contribuendo a rendere ancora più cari gli
affitti. Non è quindi soltanto una questione tra Stato e proprietari: il conto
rischia di essere presentato, direttamente o indirettamente, a una fetta molto
più ampia della popolazione. Ma
su questo punto il popolo ticinese si è già espresso con chiarezza. Il 14
giugno 2026, con circa il 74% dei voti, ha approvato la neutralizzazione
dell'aumento dei valori di stima, chiedendo in sostanza che un aumento delle
stime non si trasformi automaticamente in maggiori imposte o in una riduzione
delle prestazioni sociali.
Adesso,
dunque, la questione non è più capire quale fosse la volontà dei cittadini:
quella è stata espressa in modo inequivocabile. La vera domanda è quanto
rapidamente e concretamente la politica saprà rispettarla. Il Cantone dovrà
intervenire su 32 basi legali per neutralizzare gli effetti dell'aumento,
evitando che un semplice ricalcolo contabile si trasformi, alla fine, in una
stangata fiscale e sociale.
Non
si trattava forse proprio di questo? Di armonizzare imposte, soglie, deduzioni
e prestazioni affinché l'aggiornamento delle stime fosse fiscalmente e
socialmente neutro, senza penalizzare nessuno e senza trasformare una
rivalutazione sulla carta in un aumento reale del costo della vita?
E
il popolo? Questa volta non ha taciuto: ha parlato, forte e chiaro. Ora tocca
alle istituzioni ascoltarlo e rispettarne la volontà, adattando e modificando
celermente le disposizioni necessarie, con effetto retroattivo neutralizzante,
affinché quanto deciso dal popolo nella votazione popolare del 14 giugno 2026
trovi piena e concreta applicazione. Non si tratta più di interpretare il voto,
ma di darvi seguito con coerenza, tempestività e rispetto della volontà
popolare.
Perché
una cosa dovrebbe essere evidente: non si può chiedere a chi ha lavorato una
vita per conquistarsi una casa di pagare sempre di più semplicemente perché,
sulla carta, quella casa vale di più. Una proprietà costruita con sacrificio
non dovrebbe diventare il mezzo attraverso il quale lo Stato recupera risorse o
riduce prestazioni.
Altrimenti,
quello che dovrebbe essere un semplice adeguamento dei valori di stima
immobiliare rischia di trasformarsi nell’ennesimo regalo avvelenato della
nostra fiscalità, facendo pagare ancora una volta il conto ai proprietari e ai
contribuenti, già gravati da un costo della vita sempre più difficile da
sostenere.

