Elio Del Biaggio
Il Ticino non può vivere di cemento
Redazione
08.07.2026 18:18

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Da troppo
tempo – ormai da decenni – in Ticino si continua a confondere la crescita con
il numero di cantieri aperti. La salute dell'economia sembra essere misurata
dal numero di gru che dominano il paesaggio, quasi che il cemento rappresenti,
di per sé, un indicatore di prosperità e sviluppo: costruire non significa
necessariamente progredire. Al contrario, quando l'edilizia diventa il
principale motore dell'economia di un territorio, il rischio è quello di
alimentare una crescita fragile, squilibrata e, sotto molti aspetti,
irreversibile.
Il settore
della costruzione è certamente importante: genera occupazione, crea indotto,
contribuisce al prodotto interno lordo e risponde a bisogni reali. Questo, nessuno
lo mette in discussione: il problema nasce però quando diventa l'unica leva
sulla quale si continua a puntare, quasi fosse la sola strada possibile per
sostenere l'economia cantonale.
In Ticino
si è spesso avuta la sensazione che si costruisse perché era possibile farlo,
non perché fosse davvero necessario. Quartieri che crescono senza un'identità,
palazzi che sorgono uno accanto all'altro, superfici verdi che scompaiono,
terreni edificabili sfruttati fino all'ultimo metro quadrato disponibile. Una
logica che troppo spesso sembra privilegiare il rendimento immediato rispetto
all'interesse collettivo.
Il
risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio progressivamente
frammentato, un paesaggio che perde la propria unicità, traffico sempre più
intenso, infrastrutture insufficienti e servizi pubblici che rincorrono una
crescita già avvenuta invece di anticiparla.
Una
pianificazione seria dovrebbe seguire un principio semplice: prima si
progettano le infrastrutture, poi, se necessario, si costruisce. Prima le
strade, i trasporti pubblici, le scuole, gli asili, gli ospedali, le reti
idriche, energetiche e digitali. Solo successivamente si autorizza
un'espansione edilizia coerente con la capacità del territorio di sostenerla.
In molti
Paesi questo rappresenta il normale ordine delle cose, mentre in Ticino, troppo
spesso, sembra accadere l'esatto contrario. Si costruisce prima e ci si accorge
dopo che le strade sono congestionate, i parcheggi insufficienti, i servizi
sovraccarichi e la qualità di vita in progressivo peggioramento: si rincorrono
continuamente le emergenze invece di prevenirle.
A tutto
questo si aggiunge un altro elemento che merita una riflessione: una parte
significativa dell'espansione immobiliare viene giustificata dalla crescita
della popolazione. Ma una crescita demografica, da sola, non garantisce
sviluppo economico. Se non è accompagnata dalla creazione di occupazione
qualificata, da imprese innovative, da ricerca, da tecnologia e da investimenti
ad alto valore aggiunto, rischia semplicemente di aumentare la domanda di
abitazioni e di servizi senza generare una ricchezza proporzionata.
L'economia
di un territorio prospera grazie alla produttività, all'innovazione, alle
competenze e alla capacità di attrarre imprese competitive. Sono questi i
fattori che generano salari più elevati, entrate fiscali solide e opportunità
per le nuove generazioni, non il semplice numero di appartamenti costruiti ogni
anno.
L'edilizia
dovrebbe essere una conseguenza della crescita economica, non il suo motore
principale: si costruisce perché un territorio cresce in modo sano e
sostenibile, non si può pensare di far crescere un territorio semplicemente
continuando a costruire.
Nel
frattempo, il mercato immobiliare continua spesso ad alimentare una spirale
speculativa. Si edifica nella convinzione che ogni nuovo residente rappresenti
automaticamente un'opportunità economica, quando in realtà il valore di una
crescita demografica dipende soprattutto dalla qualità del capitale umano,
dalla partecipazione al mercato del lavoro e dal contributo fiscale e sociale
che essa è in grado di generare.
Naturalmente,
non ogni progetto edilizio è frutto di speculazione e non ogni intervento è
privo di utilità. Esistono investitori seri, imprese responsabili e opere
indispensabili: sarebbe ingiusto fare di tutta l'erba un fascio. Tuttavia,
quando il territorio viene progressivamente consumato senza una visione di
lungo periodo, il sospetto che prevalgano interessi di breve termine diventa
difficile da ignorare.
Il Ticino
possiede un patrimonio paesaggistico, ambientale e turistico straordinario. È
una delle poche regioni svizzere capaci di offrire un'identità mediterranea
all'interno di un sistema economico tra i più solidi al mondo. Questo
patrimonio dovrebbe essere valorizzato con lungimiranza, non sacrificato a
favore di una continua espansione edilizia.
Ogni metro
quadrato edificato è una scelta irreversibile e ogni autorizzazione concessa
modifica il volto del Cantone per decenni. Per questo motivo la pianificazione
del territorio dovrebbe essere uno degli esercizi più rigorosi e responsabili
della politica, non il terreno sul quale prevalgono interessi particolari o
logiche speculative.
Il vero
sviluppo non si misura dal numero di gru all'orizzonte: si misura dalla qualità
della vita, dall'efficienza delle infrastrutture, dalla competitività delle
imprese, dalla tutela del paesaggio, dalla capacità di trattenere i giovani, di
attrarre talenti e di creare valore duraturo.
Il Ticino
ha bisogno di un'economia più diversificata, più innovativa e meno dipendente
dal mattone. Perché, se il cemento può costruire edifici, non basta, da solo, a
costruire il futuro di un territorio.
Elio Del Biaggio, ingegnere e consulente

