Giorgio Chiappini
Imposta preventiva, diamo dinamismo al mercato dei capitali
Redazione
07.09.2022 15:31

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Il mercato dei capitali ricopre
da sempre una grande importanza per le società, come per gli enti di diritto
pubblico, in quanto permette loro di finanziarsi attraverso un canale diverso
da quello bancario. Tale mercato ha però una limitazione che rende i titoli di
debito meno appetibili per gli investitori esteri: l’imposta preventiva.
Quest’ultima prevede che il 35% degli
interessi percepiti dal prestatore finisca nelle tasche della Confederazione.
Se il contribuente è domiciliato in Svizzera, tale importo gli viene reso al
momento in cui esso dichiara correttamente gli interessi nella sua
dichiarazione d’imposta. Se invece l’investitore è estero, la procedura per
recuperare l’imposta preventiva è complicata e spesso prevede soltanto un
rimborso parziale se non addirittura nullo.
Va da sé che le società elvetiche
preferiscono emettere le loro obbligazioni in paesi terzi in cui l’imposta
preventiva non è riscossa. Si tratta dunque di uno svantaggio competitivo per
la nostra piazza finanziaria (che negli ultimi anni ha già sofferto abbastanza)
che da un lato vede i propri volumi inferiori a quelli che potenzialmente
potrebbero essere, mentre dall’altro evidenzia una difficoltà superiore per le
nostre società a finanziare la loro crescita tramite il riscorso a capitali
esteri.
Il comitato referendario, che si
oppone all’abolizione dell’imposta preventiva, sostiene che ciò comporterà un
incremento della criminalità fiscale e in una perdita di gettito fiscale di
poco inferiore al miliardo di franchi. Tuttavia non considerano come la
regolamentazione inerente lo scambio automatico di informazioni garantisca come
gli interessi siano tassati in modo corretto e dunque le perdite fiscali attese
saranno più contenute rispetto a quanto da loro preventivato.
La seconda tesi del comitato
contro l’abolizione dell’imposta preventiva sostiene invece che a beneficiare
di tale misura saranno prevalentemente gli investitori esteri, in quanto
l’imposta preventiva continuerà a essere riscossa sui conti bancari dei
cittadini svizzeri.
In questo caso occorre stare
attenti a non confondere benefici con incentivi. Chiaramente per un cittadino
svizzero non cambierà nulla direttamente, mentre per uno straniero sì, in
quanto non si vedrà più tassato con la prospettiva di recuperare poco o nulla
tale importo.
Ciò nonostante, per capire
appieno la portata di tale riforma, è necessario non essere miopi focalizzandosi
esclusivamente sul gettito fiscale, ma osservare il potenziale indotto per la
nostra piazza finanziaria. Non solo i nostri i nostri mercati vedranno crescere
i propri volumi e la propria centralità, ma, soprattutto, le nostre aziende
saranno più interessanti per gli investitori esteri con un conseguente impatto
positivo su crescita e sviluppo.
Giorgio Chiappini, Consigliere comunale PLR Massagno

